ESECUZIONI IMMOBILIARI, QUANDO LE DOMANDE RESTANO SENZA RISPOSTA: «UN GIORNO NESSUNO POSSA DIRE: NON SAPEVAMO»

ESECUZIONI IMMOBILIARI, QUANDO LE DOMANDE RESTANO SENZA RISPOSTA: «UN GIORNO NESSUNO POSSA DIRE: NON SAPEVAMO»

Da anni un cittadino segnala presunte anomalie relative a una lunga vicenda giudiziaria. Sui fatti risulterebbero tuttora pendenti accertamenti presso l’Autorità giudiziaria competente. Ma nel frattempo una domanda riguarda anche Catania: chi vigila sul corretto funzionamento del sistema?

CATANIA – Non faremo nomi.

Non indicheremo il numero della procedura, i professionisti coinvolti, il bene interessato né altri elementi che possano trasformare questo articolo in un processo mediatico.

Non spetta a un giornale stabilire responsabilità penali, civili o disciplinari.

Quelle competono esclusivamente agli organi previsti dall’ordinamento.

Ma esiste un’altra funzione che l’informazione può e deve esercitare: fare domande.

Soprattutto quando un cittadino sostiene di denunciare da anni una lunga successione di circostanze che ritiene anomale e quando, secondo quanto riferito dall’interessato, su alcuni aspetti della vicenda risulterebbero tuttora aperti fascicoli presso la Procura della Repubblica competente.

Ed è proprio per questo che oggi la domanda non è soltanto:

“Chi ha eventualmente sbagliato?”

La domanda, forse ancora più importante, è:

“Chi sta controllando?”

UNA PROCEDURA DURATA ANNI E UNA LUNGA SERIE DI INTERROGATIVI

La vicenda riguarda una procedura esecutiva immobiliare iniziata molti anni fa e sviluppatasi attraverso un arco temporale eccezionalmente lungo.

Nel corso del tempo si sarebbero succeduti giudici, custodi e professionisti incaricati.

Vi sarebbero stati numerosi esperimenti di vendita rimasti senza esito e, successivamente, un lungo periodo prima della ripresa delle operazioni culminate nell’aggiudicazione del bene.

L’interessato sostiene inoltre di avere individuato ulteriori questioni che ritiene meritevoli di verifica: la documentazione estimativa utilizzata, la sua risalenza temporale, l’eventuale aggiornamento del valore dell’immobile, la provenienza di alcune valutazioni e la posizione dei professionisti incaricati rispetto agli elenchi e ai requisiti previsti dalla disciplina applicabile nei differenti periodi.

Attenzione, però.

Una domanda non è una prova.

Un’anomalia denunciata non equivale automaticamente a un illecito accertato.

E proprio per questo l’unica strada seria è quella della verifica documentale.

NON CERCHIAMO COLPEVOLI: CERCHIAMO DOCUMENTI E RISPOSTE

La questione potrebbe essere molto più semplice di quanto appare.

Forse ogni atto è perfettamente spiegabile.

Forse ogni incarico è stato conferito nel pieno rispetto delle norme applicabili.

Forse esistono provvedimenti che giustificano ciascuno dei passaggi contestati.

Forse la documentazione presente nel fascicolo è in grado di fornire una risposta a ogni interrogativo.

Benissimo.

Allora la si verifichi e si risponda.

È proprio questo il punto.

Quando vengono formulate contestazioni circostanziate su una procedura giudiziaria durata molti anni, la risposta migliore delle istituzioni non è il silenzio.

È la trasparenza consentita dalla legge.

È il controllo.

È la ricostruzione degli atti.

Perché una verifica può anche dimostrare che una contestazione è completamente infondata.

E questa sarebbe comunque una risposta.

LA PROCURA INDAGA. MA LA VIGILANZA NON È SOLTANTO PENALE

Secondo quanto rappresentato dall’interessato, alcune delle vicende denunciate sarebbero state portate all’attenzione dell’Autorità giudiziaria e risulterebbero tuttora oggetto di fascicoli presso la Procura della Repubblica competente.

Naturalmente sarà quella Autorità, nelle forme e nei tempi previsti dalla legge, a stabilire se le segnalazioni abbiano o meno rilevanza penale.

Ma sarebbe un errore pensare che ogni problema debba necessariamente trasformarsi in un’indagine penale prima che qualcuno possa occuparsene.

La vigilanza sul corretto funzionamento degli uffici giudiziari è altra cosa rispetto all’accertamento di un reato.

Ed è proprio su questo terreno che si pone oggi una questione istituzionale.

CATANIA PUÒ LIMITARSI AD ASPETTARE?

Se una procedura si è svolta presso un Tribunale, se gli atti sono custoditi nei suoi fascicoli, se gli incarichi sono stati conferiti nell’ambito di quella procedura e se un cittadino continua a presentare richieste documentali e segnalazioni, è ragionevole chiedere che anche gli uffici competenti del territorio facciano, ciascuno nei limiti delle proprie attribuzioni, la propria parte.

Non chiediamo interferenze nell’attività dei magistrati.

Non chiediamo anticipazioni di giudizio.

Non chiediamo processi sommari.

Chiediamo qualcosa di molto più semplice:

vigilanza, verifica e risposte.

Se tutto è regolare, lo si potrà documentare.

Se emergono errori amministrativi o procedurali, potranno essere valutati nelle sedi appropriate.

Se dovessero emergere circostanze di diversa rilevanza, saranno gli organi competenti a stabilire cosa fare.

Ma ciò che difficilmente potrebbe essere accettato, domani, sarebbe una frase:

“Non lo sapevamo.”

«NON SAPEVAMO» NON PUÒ DIVENTARE LA RISPOSTA DI DOMANI

Perché oggi le segnalazioni esistono.

Le istanze vengono presentate.

Le richieste di accesso vengono formulate.

Le domande sono state messe nero su bianco.

E quando una questione viene formalmente portata all’attenzione di un’istituzione, quella questione entra inevitabilmente nel perimetro della conoscenza amministrativa dell’ufficio destinatario.

Questo non significa che la denuncia sia fondata.

Significa semplicemente che esiste e deve essere valutata per ciò che è.

Ed è proprio per questo che documentare oggi significa tutelare tutti domani.

Tutela il cittadino che denuncia.

Tutela i professionisti coinvolti, qualora abbiano operato correttamente.

Tutela i magistrati.

Tutela il Tribunale.

Tutela la credibilità dell’intero sistema giudiziario.

LE DOMANDE CHE POSSONO AVERE UNA RISPOSTA

Non tutte le questioni richiedono anni di indagini.

Esistono domande alle quali, almeno sul piano documentale, dovrebbe essere possibile rispondere consultando gli atti.

Quali professionisti furono incaricati?

In quali periodi?

Con quali provvedimenti?

Quale disciplina era applicabile al momento delle rispettive nomine?

Quali valutazioni immobiliari erano presenti nel fascicolo?

Quando furono redatte?

Quale stima venne concretamente utilizzata per determinare il valore del bene?

Dopo numerosi tentativi di vendita rimasti senza esito e dopo un lungo intervallo temporale, venne effettuato un aggiornamento?

Quali provvedimenti determinarono la progressiva variazione del prezzo?

Non stiamo indicando quale debba essere la risposta.

Stiamo chiedendo che la risposta venga cercata negli atti.

LA TRASPARENZA TUTELA ANCHE CHI VIENE MESSO IN DISCUSSIONE

C’è poi un aspetto troppo spesso dimenticato.

Una verifica amministrativa o documentale non deve essere percepita automaticamente come un’accusa.

È vero esattamente il contrario.

Se un professionista viene pubblicamente o formalmente contestato, avere documenti che dimostrino la correttezza del suo incarico e della sua attività rappresenta la migliore tutela possibile.

Se una procedura viene contestata, ricostruire cronologicamente gli atti consente di separare i fatti dalle interpretazioni.

Se un cittadino sbaglia, gli si può rispondere attraverso i documenti.

Se invece una sua domanda individua realmente una criticità, quella stessa verifica permette di scoprirla.

Il controllo non delegittima la Giustizia. Una buona capacità di controllo la rafforza.

IL PROBLEMA È PIÙ GRANDE DEL SINGOLO CASO

Ed è per questo che abbiamo scelto di non pubblicare nomi.

La questione non deve diventare la storia di Tizio contro Caio.

Il tema riguarda qualcosa di più importante: la fiducia dei cittadini nelle procedure esecutive e nella capacità dell’amministrazione giudiziaria di controllare se stessa.

Quando un immobile viene venduto attraverso una procedura giudiziaria, dietro quel fascicolo non esistono soltanto numeri.

Esistono patrimoni.

Famiglie.

Creditori.

Debitori.

Aggiudicatari.

Professionisti.

Diritti contrapposti che lo Stato deve garantire attraverso regole certe.

Proprio per questo una procedura esecutiva deve essere non soltanto corretta, ma anche documentalmente ricostruibile.

NESSUN PROCESSO MEDIATICO. MA NEPPURE SILENZIO

La posizione di questo giornale è semplice.

Nessuno deve essere considerato responsabile sulla base delle dichiarazioni di una parte.

Nessuna denuncia equivale a una condanna.

Nessuna circostanza segnalata può essere trasformata automaticamente in una certezza giornalistica.

Ma prudenza non significa silenzio.

Garantismo non significa rinunciare alle domande.

Rispetto per la magistratura non significa sostenere che gli uffici giudiziari non possano essere sottoposti alle verifiche previste dall’ordinamento.

Anzi.

Più è delicata la funzione esercitata, maggiore deve essere la capacità dell’istituzione di rispondere con gli atti.

UN APPELLO ALLA PROCURA E AL TRIBUNALE DI CATANIA: FATE LA VOSTRA PARTE

Per questo, senza interferire con eventuali procedimenti pendenti presso altre Autorità giudiziarie, rivolgiamo un invito istituzionale anche alla Procura della Repubblica di Catania e al Tribunale di Catania:

ciascuno per le proprie competenze, faccia la propria parte.

Si verifichi ciò che può essere verificato.

Si risponda alle istanze nelle forme previste.

Si conservino e acquisiscano correttamente gli atti.

Si esercitino, laddove ne ricorrano i presupposti, le funzioni di vigilanza previste dall’ordinamento.

E qualora emergessero circostanze che appartengono alla competenza di altri organi, siano trasmesse e valutate nelle sedi appropriate.

Non chiediamo di credere al cittadino.

Non chiediamo di credere ai professionisti.

Chiediamo di credere ai documenti.

Perché saranno gli atti, alla fine, a raccontare ciò che è realmente accaduto.

E soprattutto perché, se un domani da questa vicenda dovessero emergere criticità oggi ancora tutte da accertare, nessuno possa voltarsi indietro e pronunciare le tre parole che troppo spesso accompagnano gli scandali soltanto dopo che sono esplosi:

«NON SAPEVAMO. NON IMMAGINAVAMO.»

Oggi, invece, qualcuno sta segnalando.

Qualcuno sta chiedendo verifiche.

Qualcuno sta lasciando una traccia documentale.

Da questo momento il problema non è soltanto sapere. È decidere se verificare.

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