CATANIA RETE GAS, PELLEGRINO CHIEDE GLI ATTI. E DALLA CITTÀ UNA DOMANDA SEMPLICE: «SE È TUTTO REGOLARE, PERCHÉ NON VERIFICARE?»

CATANIA RETE GAS, PELLEGRINO CHIEDE GLI ATTI. E DALLA CITTÀ UNA DOMANDA SEMPLICE: «SE È TUTTO REGOLARE, PERCHÉ NON VERIFICARE?»

Il vicepresidente vicario del Consiglio comunale annuncia l’accesso agli atti dopo una segnalazione sulla gestione di risorse della partecipata. Una scelta che riporta al centro un principio elementare: controllare non significa accusare. E quando i soldi sono pubblici, la trasparenza dovrebbe interessare maggioranza, opposizione e cittadini

CATANIA – Finalmente saranno, o almeno dovrebbero essere, i documenti a parlare.

La vicenda che interessa Catania Rete Gas S.p.A., società interamente partecipata dal Comune di Catania, approda sul terreno che probabilmente avrebbe dovuto essere quello naturale sin dall’inizio: accesso agli atti, verifica dei documenti e controllo istituzionale.

Il vicepresidente vicario del Consiglio comunale di Catania Riccardo Pellegrino, esponente di Sud chiama Nord e componente della Seconda Commissione consiliare permanente, ha annunciato infatti la presentazione di un’istanza di accesso agli atti in relazione a una segnalazione riguardante presunti utilizzi non conformi di risorse aziendali.

E bisogna partire da una precisazione fondamentale.

Presunti.

Perché una segnalazione non è una sentenza, una denuncia non dimostra automaticamente un illecito e nessuno dovrebbe essere sottoposto a un processo mediatico prima che i fatti siano verificati.

Ma esiste anche il principio opposto:

una segnalazione circostanziata riguardante una società interamente pubblica non dovrebbe essere messa in un cassetto e dimenticata.

PELLEGRINO SCEGLIE LA STRADA PIÙ SEMPLICE: «VEDIAMO LE CARTE»

La posizione assunta da Pellegrino appare, sotto questo profilo, difficilmente contestabile.

Non sta pronunciando sentenze.

Non sta indicando colpevoli.

Non sta sostenendo che le circostanze segnalate siano vere.

Dice sostanzialmente una cosa molto più semplice:

acquisiamo i documenti e verifichiamo.

È questo, del resto, uno dei compiti fondamentali di chi siede in Consiglio comunale.

Pellegrino ha annunciato che utilizzerà le prerogative riconosciute ai consiglieri comunali dall’articolo 43, comma 2, del Testo unico degli enti locali per ottenere la documentazione necessaria.

Una scelta che merita attenzione non tanto per il colore politico di chi la compie, quanto per il principio che afferma.

Il controllo sulle società partecipate non dovrebbe essere né di destra né di sinistra, né di maggioranza né di opposizione.

Dovrebbe essere normale amministrazione.

CATANIA RETE GAS NON È UNA SOCIETÀ QUALSIASI

Ed è proprio qui che la vicenda assume interesse pubblico.

Quando parliamo di una società interamente partecipata dal Comune, non stiamo parlando semplicemente dei conti di un’impresa privata.

Parliamo di un patrimonio societario riconducibile all’ente pubblico.

Parliamo di risorse amministrate nell’interesse della collettività.

Parliamo di una società sulla quale il Comune, attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento, è chiamato a esercitare le proprie funzioni di indirizzo e controllo.

Per questo la domanda non dovrebbe essere:

“Perché Pellegrino vuole vedere i documenti?”

Semmai dovrebbe essere:

“Perché un consigliere comunale non dovrebbe volerli vedere?”

LA SEGNALAZIONE DEL 20 GIUGNO

All’origine della vicenda vi sarebbe una segnalazione datata 20 giugno 2026, avente ad oggetto possibili irregolarità nell’utilizzo di risorse aziendali presso una società a totale partecipazione pubblica.

La missiva, secondo quanto riportato, sarebbe stata indirizzata a diversi rappresentanti e organismi dell’Amministrazione comunale.

Nel documento sarebbero rappresentate circostanze relative a presunti utilizzi non conformi di risorse della società.

È necessario ribadirlo ancora una volta:

si tratta di circostanze segnalate e non, allo stato, di fatti che possiamo considerare accertati.

Proprio per questo l’accesso agli atti diventa importante.

Perché esistono soltanto due possibilità.

Le carte confermeranno che non esiste alcuna irregolarità.

Oppure emergeranno elementi meritevoli di ulteriori approfondimenti.

In entrambi i casi la città avrà guadagnato qualcosa: chiarezza.

CONTROLLARE NON SIGNIFICA CONDANNARE

C’è una strana abitudine nella politica italiana.

Quando qualcuno chiede documenti, spesso la richiesta viene interpretata come un attacco.

Quando si domanda conto dell’utilizzo di denaro pubblico, qualcuno parla immediatamente di polemica.

Quando si pretende trasparenza, sembra quasi che si stia insinuando automaticamente l’esistenza di un illecito.

È un meccanismo che andrebbe completamente capovolto.

La trasparenza tutela prima di tutto chi ha amministrato correttamente.

Se non esiste nulla di irregolare, infatti, quale strumento migliore dei documenti per dimostrarlo?

Fatture, autorizzazioni, regolamenti, rendicontazioni, procedure interne e atti amministrativi possono mettere fine alle polemiche molto più efficacemente di cento comunicati stampa.

Se è tutto regolare, saranno le carte a dirlo.

E chi ha amministrato correttamente avrà tutto l’interesse a renderlo evidente nelle forme consentite dalla legge.

L’OPINIONE PUBBLICA NON CHIEDE GOGNE: CHIEDE RISPOSTE

È qui che la posizione di Pellegrino può incontrare il sentimento di quella parte dell’opinione pubblica che da tempo chiede maggiore trasparenza nella gestione delle società partecipate.

Non servono tifoserie.

E non serve neppure trasformare la vicenda in una battaglia personale.

Un cittadino potrebbe ragionevolmente domandarsi:

“Se quella società appartiene al Comune e quindi alla collettività, perché non controllare?”

È una domanda persino banale.

Ed è proprio la sua semplicità a renderla difficile da contestare.

Il cittadino paga imposte e tributi, finanzia direttamente o indirettamente la macchina pubblica e pretende – legittimamente – che ogni euro amministrato attraverso enti e società pubbliche venga utilizzato nel rispetto delle regole.

Non significa sospettare di tutti.

Significa pretendere che tutti siano controllabili.

UN SEGNALE CHE DOVREBBE ESSERE CONDIVISO ANCHE DALLA MAGGIORANZA

E sarebbe sbagliato trasformare l’iniziativa in un semplice scontro tra schieramenti.

Se l’obiettivo è verificare la corretta gestione di una società comunale, anche la maggioranza dovrebbe avere interesse alla massima chiarezza.

Anzi, soprattutto chi amministra dovrebbe poter dire:

“Controllate pure.”

Perché se i documenti confermeranno la piena regolarità della gestione, ne usciranno rafforzati la società, i suoi amministratori e lo stesso Comune.

Se invece dovessero emergere criticità, individuarle consentirebbe all’Amministrazione di intervenire.

In entrambi i casi il controllo è utile.

Il silenzio, molto meno.

E ADESSO GLI ATTI DEVONO ARRIVARE

L’annuncio dell’accesso agli atti rappresenta però soltanto il primo passaggio.

Adesso sarà importante vedere quali documenti verranno richiesti, quali saranno messi a disposizione e soprattutto cosa emergerà dalla loro lettura.

È questa la fase nella quale la politica può dimostrare di voler andare oltre il comunicato stampa.

Perché annunciare trasparenza è facile.

Praticarla significa aprire i fascicoli, leggere i numeri, confrontare gli atti e successivamente rendere conto alla città delle conclusioni raggiunte.

Ed è auspicabile che, una volta acquisita la documentazione, Pellegrino renda pubblici – naturalmente nel rispetto della riservatezza e delle norme applicabili – gli esiti politici e amministrativi della propria verifica.

AI CITTADINI INTERESSA UNA COSA SOLTANTO: SAPERE

Alla fine, fuori da Palazzo degli Elefanti, probabilmente interessa molto poco chi possa conquistare qualche punto politico da questa vicenda.

Interessa sapere se le risorse di una società interamente pubblica siano state utilizzate correttamente.

Punto.

Se la risposta sarà sì, sarà giusto dirlo con altrettanta evidenza.

Se emergeranno criticità, sarà necessario capire di quale natura siano e quali organismi siano competenti a valutarle.

Senza processi anticipati.

Senza condanne mediatiche.

Ma anche senza tappeti sotto i quali nascondere le domande scomode.

PELLEGRINO VADA FINO IN FONDO. E POI RACCONTI ALLA CITTÀ COSA HA TROVATO

Per questo l’iniziativa annunciata dal vicepresidente vicario del Consiglio comunale merita sostegno nel metodo.

Non perché qualcuno abbia già stabilito che le contestazioni siano fondate.

Esattamente per la ragione opposta.

Perché ancora non lo sappiamo.

E quando non si sa, si controlla.

Quando esistono dubbi, si acquisiscono i documenti.

Quando vengono amministrate risorse pubbliche, si rende conto ai cittadini.

La città non ha bisogno di un colpevole costruito in anticipo.

Ha bisogno della verità documentale.

Per questo l’auspicio è che Pellegrino eserciti sino in fondo la propria funzione di controllo e che, concluso l’accesso agli atti, torni davanti all’opinione pubblica per dire chiaramente cosa è emerso.

Anche qualora la risposta fosse:

“Abbiamo controllato. Era tutto regolare.”

Sarebbe comunque una buona notizia.

Anzi, sarebbe la dimostrazione che il controllo istituzionale funziona.

E se invece dovessero emergere anomalie?

A quel punto non spetterebbe alla politica pronunciare sentenze, ma agli organismi competenti compiere le valutazioni conseguenti.

UNA SOCIETÀ PUBBLICA NON DEVE TEMERE LA TRASPARENZA

La vicenda Catania Rete Gas può quindi diventare qualcosa di più di una polemica estiva.

Può rappresentare un piccolo banco di prova sul funzionamento dei controlli sulle società partecipate del Comune di Catania.

Perché la trasparenza non appartiene a Pellegrino.

Non appartiene a Sud chiama Nord.

Non appartiene alla maggioranza o all’opposizione.

Appartiene ai cittadini.

E quando vengono amministrati soldi e beni della collettività dovrebbe valere una regola semplicissima:

NESSUNA CONDANNA PRIMA DEGLI ATTI. MA NESSUNA ZONA D’OMBRA DOPO AVERLI LETTI.

Adesso si acquisiscano i documenti.

Poi Pellegrino torni a parlare alla città.

E, questa volta, lasciamo che siano le carte a raccontare la storia.

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