Dopo l’audizione in Seconda Commissione, l’associazione dei consumatori chiede un approfondimento sulle spese della partecipata: «Nessuna accusa preventiva, ma il denaro di una società pubblica richiede un livello di trasparenza superiore»
CATANIA – Pranzi di rappresentanza da circa 500 euro, rimborsi da 300, 242 e 140 euro, una colazione professionale da 218 euro, incontri con consulenti, imprese affidatarie e rappresentanti di organizzazioni economiche.
Sono alcuni degli elementi emersi dal verbale n. 242 della Seconda Commissione Consiliare Permanente del Comune di Catania, riunitasi il 5 agosto 2026 per ascoltare il presidente di Catania Rete Gas in merito al rendiconto delle spese della società partecipata.
Una seduta che, secondo Consitalia – Associazione dei Consumatori d’Italia, invece di chiudere definitivamente la questione dovrebbe rappresentare soltanto l’inizio di un approfondimento documentale.
«Non intendiamo formulare accuse né sostituirci agli organi di controllo – sottolinea l’associazione – ma quando si amministrano risorse riconducibili a una società interamente pubblica, il parametro non può essere soltanto quello della presenza di una fattura o della tracciabilità del pagamento. Occorre verificare anche necessità, congruità, finalità istituzionale e corretta motivazione della spesa».
«Tutto tracciato e pubblicato»: ma è sufficiente?
Durante l’audizione è stato affermato che tutte le spese sarebbero tracciabili, fatturate, rendicontate e pubblicate nella sezione Amministrazione Trasparente e che i rimborsi sarebbero avvenuti solo dopo il controllo dell’ufficio contabilità.
È certamente un elemento importante.
Ma per Consitalia non può essere considerato, da solo, conclusivo.
Una spesa può infatti essere documentalmente tracciata e contabilmente registrata senza che ciò risolva automaticamente ogni questione sulla sua opportunità, proporzionalità e riconducibilità all’interesse della società pubblica.
Il vero interrogativo, pertanto, non dovrebbe essere soltanto:
«Esiste la ricevuta?»
ma anche:
«Chi ha partecipato? Per quale ragione? Quale interesse concreto della società è stato perseguito? Chi ha autorizzato la spesa? Quale risultato ne è derivato?»
Ed è precisamente su questi aspetti che, leggendo il verbale della Commissione, secondo Consitalia restano margini di approfondimento.
Pranzi e incontri: chi erano gli ospiti?
Una consigliera presente in Commissione ha sollevato espressamente la questione, osservando che per alcune spese – in particolare quelle del 2025 – non sarebbe indicato il numero dei partecipanti.
La risposta ha chiarito che ai pranzi avrebbero preso parte, in diverse occasioni, anche ospiti esterni, consulenti, rappresentanti di imprese affidatarie, esponenti di Confindustria e altri interlocutori istituzionali o professionali.
Ma nel verbale non risulta una ricostruzione analitica di ciascuna spesa.
Consitalia ritiene quindi legittimo domandare che siano messi a disposizione, nel rispetto della normativa applicabile, almeno gli elementi necessari per comprendere:
chi fossero i partecipanti, in quale veste fossero presenti, quale fosse l’oggetto dell’incontro e quale fosse il concreto interesse aziendale giustificativo della spesa.
Non per curiosità.
Ma perché la trasparenza delle partecipate pubbliche deve consentire al cittadino di comprendere non soltanto quanto è stato speso, ma perché è stato speso.
Il pranzo da circa 500 euro e il lavoro da 60 mila euro svolto gratuitamente
Particolare attenzione merita un altro passaggio dell’audizione.
Il presidente della partecipata ha spiegato che una spesa di circa 500 euro sarebbe stata sostenuta per un pranzo con i vertici di un’altra società del settore del gas che, dopo un grave incidente nel quale erano rimasti feriti quattro operai, avrebbe fornito supporto per la riattivazione di oltre 2.500 utenze e per la gestione delle fughe.
Secondo quanto riferito in Commissione, tale intervento avrebbe avuto un valore stimato di circa 60.000 euro, ma la società intervenuta avrebbe rinunciato a qualsiasi compenso.
Se così fosse, si tratterebbe certamente di una circostanza significativa.
Proprio per questo, secondo Consitalia, dovrebbe essere documentata con particolare precisione.
Esiste una richiesta ufficiale di intervento?
Esiste una quantificazione tecnica dei 60.000 euro?
Esiste una dichiarazione della società che attesti la rinuncia al compenso?
Quali prestazioni furono concretamente effettuate?
Sono questioni che non implicano alcun sospetto, ma rappresentano normali verifiche quando viene utilizzato denaro di una società pubblica.
Il limite del 5% del capitale sociale non chiude il problema
Nel corso della Commissione è stato inoltre richiamato l’articolo 14 dello statuto societario, secondo il quale il CdA avrebbe poteri di gestione finanziaria entro determinati limiti, indicati nel verbale nel 5% del capitale sociale.
Da ciò un consigliere ha concluso che le spese rientrerebbero nell’ordinaria amministrazione e non configurerebbero violazioni.
Consitalia invita però a distinguere due questioni.
Una cosa è stabilire se il CdA abbia astrattamente il potere di sostenere una determinata categoria di spesa.
Altra cosa è verificare se ogni singola spesa sia stata concretamente sostenuta nel rispetto dei criteri, delle finalità e delle procedure previste.
Avere il potere di spesa non significa automaticamente che qualunque spesa effettuata entro una determinata soglia sia, per ciò solo, immune da verifica.
Ed è proprio questa distinzione che l’associazione ritiene debba essere approfondita.
Una Commissione di controllo deve controllare anche i documenti
Il verbale registra l’apertura della seduta alle 10:04 e la chiusura alle 10:38.
Nel corso di quei 34 minuti sono stati affrontati anche gli altri punti all’ordine del giorno.
Dal documento non emerge che la Commissione abbia disposto l’acquisizione analitica delle fatture, dei giustificativi, del regolamento interno, della delibera del CdA richiamata durante l’audizione o dell’elenco dettagliato dei beneficiari e partecipanti alle spese contestate.
Non emerge neppure, almeno dal verbale, una deliberazione conclusiva con la quale sia stata richiesta una relazione analitica agli organi di controllo.
Per Consitalia questo è il punto politico-amministrativo più importante.
Una Commissione consiliare chiamata a esercitare funzioni di vigilanza su una partecipata non dovrebbe limitarsi a raccogliere dichiarazioni.
Dovrebbe, ove necessario, acquisire gli atti e confrontare le dichiarazioni con i documenti.
Consitalia: «Non chiediamo processi sommari, chiediamo controlli seri»
Consitalia precisa di non sostenere che le spese indicate nel verbale siano illegittime.
L’associazione chiede qualcosa di molto più semplice:
che venga verificato e dimostrato documentalmente che siano legittime, congrue, motivate e funzionali all’interesse della società.
«La migliore tutela per gli amministratori corretti – afferma Consitalia – è proprio la massima trasparenza. Se ogni spesa ha una giustificazione precisa, non dovrebbe esserci alcuna difficoltà a rendere conoscibili, nei limiti di legge, regolamenti, autorizzazioni, finalità, importi e documentazione giustificativa».
L’associazione ritiene pertanto opportuno che il Comune acquisisca e verifichi almeno:
- il regolamento interno sulle spese di rappresentanza e sui rimborsi;
- la delibera del CdA richiamata nell’audizione;
- l’elenco analitico delle spese 2025 e 2026;
- per ciascuna spesa, finalità, numero dei partecipanti e categorie dei soggetti presenti;
- i giustificativi contabili;
- la documentazione relativa all’intervento che avrebbe avuto un valore stimato di circa 60.000 euro;
- gli esiti delle verifiche già annunciate presso Controllo Analogo, Direzione competente e Responsabile anticorruzione.
Il punto non sono 200 o 500 euro. Il punto è il principio
Per Consitalia il caso va oltre l’importo delle singole ricevute.
Il tema riguarda il modo in cui vengono amministrate le società partecipate e il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Una società pubblica non deve soltanto rispettare formalmente le regole.
Deve essere anche in grado di dimostrare con immediatezza perché una spesa sia stata necessaria, utile e proporzionata all’interesse pubblico perseguito.
La pubblicazione di una fattura è trasparenza contabile.
La spiegazione completa della ragione per cui quella fattura è stata pagata è invece trasparenza sostanziale.
Ed è quest’ultima che oggi Consitalia chiede al Comune di Catania e alla sua partecipata.
«Nessuna sentenza anticipata e nessuna caccia alle streghe. Ma neppure controlli ridotti a una presa d’atto. Se tutto è regolare, siano gli atti a dimostrarlo».
Per l’associazione, quindi, il caso non dovrebbe essere considerato chiuso con l’audizione del 5 agosto.
Dovrebbe concludersi soltanto dopo l’acquisizione della documentazione, la verifica delle singole voci di spesa e la pubblicazione degli esiti degli organismi di controllo già interessati.
Perché quando i soldi sono pubblici, la trasparenza non deve essere semplicemente dichiarata. Deve poter essere verificata.
