Catania, campanello d’allarme: l’Inter U23 passa 2-1 e riaccende i dubbi dei tifosi

Catania, campanello d’allarme: l’Inter U23 passa 2-1 e riaccende i dubbi dei tifosi

Rossazzurri sconfitti dopo un buon avvio. Due gol concessi nel finale del primo tempo, poi la reazione firmata Flavio Russo non basta. Dagli spalti emergono delusione e rabbia: «Non può essere già un film visto». Longo ha bisogno di rinforzi, soprattutto in difesa e a centrocampo.

CATANIA – Doveva essere una partita utile per misurare condizione, organizzazione e ambizioni del nuovo Catania. Si è trasformata, invece, in un primo serio campanello d’allarme.

Il 2-1 subito contro l’Inter U23 non può certamente trasformarsi, da solo, in una sentenza sulla stagione che verrà. Sarebbe prematuro e ingeneroso. Ma il modo in cui è maturata la sconfitta lascia qualche interrogativo di troppo e, soprattutto, riporta alla mente problemi che il popolo rossazzurro sperava di essersi lasciato definitivamente alle spalle.

Ed è proprio questo l’aspetto che maggiormente preoccupa.

Trenta minuti alla pari, poi il Catania si spegne

Per circa mezz’ora il Catania gioca alla pari con gli avversari, tiene il campo e dà l’impressione di poter controllare la gara.

Poi, improvvisamente, qualcosa cambia.

La squadra si disunisce, perde lucidità e concede spazio all’Inter U23, formazione giovane ma evidentemente tutt’altro che disposta a recitare il ruolo di semplice comparsa.

Arrivano così due reti che cambiano completamente l’inerzia dell’incontro. Una nasce da un calcio di rigore apparso quantomeno discutibile, ma fermarsi all’episodio arbitrale sarebbe troppo semplice: ciò che deve preoccupare maggiormente Longo è la facilità con cui, in pochi minuti, il Catania è passato da una situazione di sostanziale equilibrio a trovarsi sotto di due gol.

Un blackout che, inevitabilmente, fa riaffiorare vecchi fantasmi.

Longo prova a cambiarla, Russo riaccende la speranza

Nella ripresa il tecnico rossazzurro tenta il tutto per tutto.

Il Catania aumenta la pressione, cerca di alzare il proprio baricentro e prova a riaprire una partita che sembrava ormai compromessa.

Il gol di Flavio Russo restituisce per qualche minuto speranza e rende più acceso il finale, ma non basta.

Il risultato non cambia più: Catania-Inter U23 1-2.

Una sconfitta che pesa soprattutto per il momento nel quale arriva e per l’avversario affrontato: un gruppo composto prevalentemente da giovani calciatori, certamente di qualità e appartenenti a uno dei settori tecnici più importanti del calcio italiano, ma contro il quale un Catania costruito per coltivare ambizioni importanti avrebbe dovuto mostrare maggiore solidità ed esperienza.

I tifosi hanno dato fiducia. Adesso chiedono risposte

Ed è qui che il risultato del campo incontra inevitabilmente l’umore della piazza.

Catania ha continuato a credere.

Lo ha fatto dopo le delusioni, dopo una stagione terminata senza raggiungere gli obiettivi sperati e ancora una volta durante l’estate, concedendo credito alla società e al nuovo progetto tecnico.

Per questo la delusione di queste ore rischia di trasformarsi rapidamente in rabbia.

Non tanto per una singola sconfitta – nel calcio d’agosto i risultati devono sempre essere valutati con prudenza – quanto per alcuni segnali che una parte della tifoseria aveva cominciato a registrare già prima dell’inizio ufficiale del campionato.

La sensazione, almeno osservando questa partita, è che la squadra non sia ancora completa e che esistano lacune troppo evidenti per poter essere ignorate.

I tifosi non pretendono miracoli ad agosto. Pretendono però che gli errori del passato siano serviti a qualcosa.

E soprattutto non vogliono ritrovarsi, tra qualche mese, a pronunciare la frase più temuta: «Lo avevamo capito già dall’estate».

Il mercato deve ancora dare risposte

Il campo sembra indicare con una certa chiarezza dove intervenire.

Al Catania servono almeno due difensori di qualità, giocatori capaci di garantire esperienza, personalità e affidabilità nei momenti di maggiore pressione.

Ma probabilmente il problema ancora più importante riguarda il centrocampo.

Servono due centrocampisti veri, capaci non soltanto di correre, ma di interpretare entrambe le fasi: uomini in grado di interdire quando gli avversari hanno il pallone e costruire quando bisogna prendere in mano la partita.

Perché una squadra che vuole puntare in alto non può permettersi di perdere equilibrio alla prima difficoltà.

La società ha ancora tempo per intervenire. Ma il tempo, nel calcio, corre velocemente e Catania conosce fin troppo bene il prezzo delle stagioni iniziate aspettando ciò che sarebbe dovuto arrivare prima.

Nessun processo, ma nemmeno alibi

Sarebbe sbagliato celebrare oggi un processo alla squadra, all’allenatore o alla società.

È agosto. Il campionato deve ancora raccontare la propria storia e una partita non può cancellare un’intera programmazione.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato nascondere la polvere sotto il tappeto.

Il 2-1 contro l’Inter U23 deve essere preso per quello che è: non una condanna, ma un avvertimento.

Longo avrà certamente raccolto indicazioni importanti. Adesso tocca alla società trasformarle in decisioni.

Perché se l’obiettivo dichiarato è quello di costruire un Catania capace di stare stabilmente nelle zone alte della classifica, questa rosa sembra avere ancora bisogno di interventi significativi.

Catania vuole credere che sia soltanto un falso allarme

La speranza della tifoseria è semplice: che quella vista contro l’Inter U23 sia stata soltanto una serata storta, un incidente di percorso, un falso allarme estivo.

Le prossime partite diranno molto di più.

Saranno quelle a stabilire se il blackout di questa gara sia stato soltanto un episodio oppure il sintomo di problemi strutturali.

Per adesso rimangono un risultato che brucia, qualche interrogativo e una certezza: questa città ha già dato moltissimo in termini di passione, fiducia e pazienza.

Adesso si aspetta che sia il Catania a rispondere.

Sul campo.

E possibilmente anche sul mercato.

Perché i sogni di gloria sono ancora possibili, ma senza una difesa più solida e un centrocampo capace di recuperare e costruire gioco rischiano di rimanere, ancora una volta, soltanto sogni.

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