Ildegarda di Bingen a Teatro, quando la scena diventa luogo di rivelazione.

Ildegarda di Bingen a Teatro, quando la scena diventa luogo di rivelazione.

Stasera e domani nella sala di Piazza Scammacca a Catania, due spettacoli incentrati sulla figura della Santa, visionaria monaca benedettina che fu anche profetessa, pioniera della medicina olistica nonché compositrice, linguista, artista, filosofa mistica, tanto da esser proclamata Dottore della Chiesa da Benedetto XVI. Testi di straordinaria profondità nacquero dalle sue visioni mistiche, trascritte dal monaco Volmar. Lo spettacolo, prodotto da Lumina, scritto e diretto da Sebastiano Mancuso, è interpretato da Alice Ferlito nel ruolo di Ildegarda e Cosimo Coltraro in quello di Volmar. Vi si esplora, con grande intensità, il rapporto tra essere umano e creazione, tra ascolto e visione, tra morte e rinascita, mettendo in tensione la materia e ciò che la attraversa.

“Un atto di necessità”.

Così Sebastiano Mancuso, autore del testo e regista dell’Ildegarda che andrà in scena stasera e domani all’interno di un’antica sacrestia sita negli spazi di Piazza Scammacca a Catania, ha definito lo spettacolo, prodotto da Lumina, interpretato da Alice Ferlito nel ruolo della protagonista e da Cosimo Coltraro nei panni di Volmar, e con l’architettura visiva di Gabriella Trovato.

Al centro di tutto, la figura di Santa Ildegarda di Bingen, visionaria monaca benedettina che fu anche profetessa, pioniera della medicina olistica nonché compositrice, linguista, artista, filosofa mistica, tanto da esser proclamata Dottore della Chiesa da Benedetto XVI. Dalle sue visioni mistiche, trascritte dal monaco Volmar, nacquero testi di straordinaria profondità, in cui si si esplora il rapporto tra essere umano e creazione, tra ascolto e visione, tra morte e rinascita.

L’autore ha spiegato che non si tratta di una semplice biografia, ma un viaggio interiore composto da parola, corpo e immagini, in cui “la scena diventa luogo di rivelazione”.

Mancuso afferma di aver incontrato Ildegarda “non nei libri ma nella ferita dentro di me: e non è venuta a parlarmi di fede, ma a chiedermi verità, quella che ti smonta, ti pone davanti a te stesso, ti costringe a scegliere: o vivi intero, o continui a sopravvivere a metà”.

“Una donna, Ildegarda – ha aggiunto – che ha bruciato il compromesso, che non ha addomesticato lo Spirito con il linguaggio, che ha osato dire ciò che vedeva, anche quando faceva paura. Quando era proibito. Ecco perché questa nostra rappresentazione non chiede consenso, ma presenza. Non vuole applausi: vuole varchi. Non cerca pubblico: cerca testimoni”.

Ildegarda – ha detto Alice Ferlito – è stato una vera scoperta: un incontro di anime, una sorta di cammino. Per noi che lo rappresentiamo e per chi lo verrà a vedere. Sarà un momento di grande introspezione: più che a uno spettacolo, assisterete a un rituale”.

“Considero questa – ha sottolineato Cosimo Coltraro – un’esperienza molto importante per me, sia come interprete, sia come uomo. Per la prima volta, come attore, sono fuori dalla mia comfort-zone. E come uomo sto affrontando un testo mistico che consideravo lontano dal mio modo di essere. Eppure, mi sento di consigliare a tutti questo spettacolo”.

Va aggiunto che la drammaturgia delle luci è firmata da Simone Raimondo e che assistente alla regia è Dania Lentini.

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