Porto di Catania, 6,5 milioni per il nuovo varco sud e il Parco del Faro: opera strategica o priorità da ripensare?

Porto di Catania, 6,5 milioni per il nuovo varco sud e il Parco del Faro: opera strategica o priorità da ripensare?

Il progetto promette un nuovo ingresso monumentale, 10mila metri quadrati di verde e una viabilità più efficiente. Ma dall’opinione pubblica arriva una domanda: in un porto commerciale, quali sono oggi le vere priorità?

CATANIA – Sei milioni e mezzo di euro, circa un anno di lavori e una trasformazione radicale dell’ingresso sud del porto di Catania.

A settembre è prevista la partenza dell’intervento per la realizzazione del nuovo varco sud e del Parco del Faro, un progetto destinato a ridisegnare una delle principali porte di accesso allo scalo etneo e, in particolare, quella utilizzata dal traffico commerciale e dai mezzi pesanti.

L’opera presenta caratteristiche certamente ambiziose: un parco pubblico multifunzionale di circa 10mila metri quadrati, due grandi archi d’acciaio alti 40 metri che richiameranno nella loro forma la lettera “A” di Sant’Agata, nuovi uffici, pensiline, impianti fotovoltaici, raccolta delle acque piovane, rifacimento della viabilità e nuove aree destinate ai controlli.

Secondo il commissario dell’Autorità di Sistema Portuale, Francesco Di Sarcina, l’intervento consentirà la trasformazione di un’area periferica in un polo attrattivo, moderno e funzionale.

Un progetto importante, dunque.

Ma proprio l’entità dell’investimento e la funzione strategica del porto impongono anche di guardare oltre la rappresentazione architettonica dell’opera.

Non soltanto un arco: il vero banco di prova sarà la funzionalità

L’aspetto destinato inevitabilmente a catturare l’attenzione sarà il grande ingresso monumentale.

Due archi rastremati in acciaio, alti 40 metri e convergenti verso l’alto, formeranno una struttura che nelle intenzioni dei progettisti dovrebbe richiamare la “A” della patrona Sant’Agata e diventare un nuovo elemento riconoscibile del paesaggio urbano catanese.

Ma un porto commerciale non può essere valutato dalla bellezza del suo ingresso.

Il vero risultato dell’investimento dovrà essere misurato sulla capacità di migliorare concretamente la circolazione dei mezzi, ridurre attese e congestioni, rendere più efficienti i controlli e aumentare sicurezza e competitività dello scalo.

Il progetto prevede due carreggiate con tre corsie ciascuna e una nuova organizzazione degli spazi destinati ai controlli in entrata e in uscita.

Ed è proprio su questo terreno che, una volta terminati i lavori, dovranno essere verificati i risultati.

Diecimila metri quadrati di verde accanto al porto commerciale

Altro elemento centrale è il Parco del Faro, un’area verde di circa 10mila metri quadrati lungo via Tempio destinata alla fruizione pubblica, alle passeggiate, alle biciclette e all’attività sportiva.

L’idea di recuperare un’area marginale della città e restituirla alla collettività rappresenta certamente un elemento positivo.

Ma anche in questo caso emerge una questione che merita una riflessione pubblica.

Come convivranno un grande spazio destinato alla fruizione dei cittadini e uno dei principali accessi utilizzati dai mezzi pesanti diretti al porto commerciale?

Sicurezza, emissioni, rumore, separazione dei flussi e accessibilità dovranno essere affrontati concretamente.

Perché un parco pubblico può rappresentare un valore aggiunto soltanto se sarà realmente utilizzabile dai cittadini e non rimarrà un elemento verde collocato accanto a un’infrastruttura prevalentemente attraversata dal traffico pesante.

Sostenibilità e autosufficienza energetica

Particolarmente interessante è il capitolo ambientale.

Il progetto prevede materiali conformi ai Criteri Ambientali Minimi, una pensilina fotovoltaica di circa 500 metri quadrati destinata a rendere energeticamente autosufficiente la struttura sottostante e un sistema di raccolta delle acque meteoriche con un serbatoio dalla capacità dichiarata di 300mila litri, che servirà all’irrigazione delle aree verdi.

Previsto inoltre il rifacimento di circa 15mila metri quadrati di pavimentazione stradale, attraverso una miscela studiata per aumentare resistenza e durata del manto e ridurre, conseguentemente, gli interventi manutentivi.

Sono caratteristiche che potranno rappresentare un valore importante, purché alle dichiarazioni progettuali seguano risultati verificabili nel tempo.

Il nodo dei 6,5 milioni

Ed è inevitabilmente sulla cifra complessiva dell’intervento che si concentrerà una parte del dibattito.

Sei milioni e mezzo di euro sono un investimento significativo.

La domanda non dovrebbe essere semplicisticamente se siano “troppi” o “pochi”.

La domanda corretta è un’altra: quale beneficio concreto produrranno per il porto di Catania?

Quanto diminuiranno i tempi di ingresso e uscita dei mezzi?

Quanto migliorerà la sicurezza?

Quale incremento della capacità operativa consentirà il nuovo sistema?

Quanto costeranno annualmente manutenzione, pulizia, sicurezza e gestione del Parco del Faro e delle nuove strutture?

Quali saranno i costi di manutenzione della grande struttura in acciaio esposta permanentemente all’ambiente marino?

Sono interrogativi normali quando si utilizzano risorse pubbliche per un’opera di questa dimensione.

Il futuro sottopasso resta la vera partita infrastrutturale

C’è poi un passaggio del progetto che potrebbe risultare persino più importante dell’arco monumentale.

Il nuovo varco è stato concepito per integrarsi con il futuro sottopasso di collegamento con l’autostrada, previsto dal Piano Regolatore Portuale e già condiviso con l’Amministrazione comunale.

È probabilmente questo uno dei punti sui quali imprese e operatori guarderanno con maggiore attenzione.

Per uno scalo commerciale, infatti, la capacità di collegare rapidamente porto, rete stradale e autostrada rappresenta un elemento determinante di competitività.

Il rischio da evitare è quello di avere, tra un anno, un ingresso nuovo e monumentale senza che altrettanto rapidamente venga realizzato il sistema infrastrutturale necessario per portare i mezzi dentro e fuori dal porto.

Le conclusioni: l’opinione pubblica chiede risultati, non soltanto immagini

L’opera può certamente rappresentare un’occasione per riqualificare una zona per troppo tempo marginale e per offrire finalmente al porto di Catania un accesso più moderno, ordinato e funzionale.

Sarebbe sbagliato bocciare preventivamente un progetto soltanto perché contiene anche elementi architettonici o paesaggistici.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerare automaticamente riuscito un investimento pubblico perché accompagnato da rendering suggestivi, sostenibilità ambientale e un grande arco dedicato idealmente a Sant’Agata.

Il giudizio dovrà arrivare sui risultati.

L’opinione pubblica ha diritto di sapere non soltanto cosa verrà costruito con 6,5 milioni di euro, ma quale miglioramento misurabile quell’investimento produrrà per il porto e per la città.

Tra un anno, alla consegna prevista dell’opera, sarà quindi utile confrontare quanto annunciato oggi con quanto effettivamente realizzato: costi finali, rispetto dei tempi, funzionalità del varco, fluidità del traffico pesante, fruibilità del parco, sicurezza e costi di gestione.

Perché il porto di Catania non ha bisogno soltanto di una porta più bella.

Ha bisogno soprattutto di essere più efficiente, competitivo, accessibile e realmente integrato con la città e con le grandi infrastrutture di collegamento della Sicilia orientale.

Ed è su questo, molto più che sull’altezza dei due archi d’acciaio, che cittadini, imprese, autotrasportatori e operatori portuali potranno stabilire se quei 6,5 milioni di euro siano stati davvero un buon investimento per Catania.

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