Pesca, armatori siciliani guardano all’estero: Somalia, Tunisia, Marocco e Turchia tra le opzioni allo studio

Pesca, armatori siciliani guardano all’estero: Somalia, Tunisia, Marocco e Turchia tra le opzioni allo studio

Federazione Armatori Siciliani: «Cresce l’interesse per il cambio di bandiera. La Somalia è una prospettiva nuova, ma gli operatori stanno valutando anche altri Paesi del Mediterraneo»

CATANIA – L’apertura della Somalia agli investimenti stranieri nel settore della pesca e della Blue Economy viene seguita con interesse anche dalla Federazione Armatori Siciliani, che conferma come diversi operatori del comparto stiano valutando, in questa fase, nuove opportunità industriali fuori dall’Italia e, in alcuni casi, anche l’ipotesi del cambio di bandiera delle proprie unità.

La Somalia rappresenta una delle prospettive emergenti, soprattutto alla luce del percorso avviato a Bosaso, nel Puntland, dove la cooperazione italiana ha sostenuto un progetto destinato al rafforzamento della filiera ittica, intervenendo non soltanto sull’attività di pesca ma anche sulle infrastrutture, sulle attrezzature, sulla conservazione e lavorazione del pescato e sulla formazione degli operatori.

Per la Federazione Armatori Siciliani, tuttavia, il fenomeno deve essere letto all’interno di uno scenario molto più ampio.

Gli armatori siciliani valutano nuovi mercati

Secondo quanto raccolto dalla Federazione, sono diversi gli armatori siciliani che stanno effettuando valutazioni concrete sulle condizioni offerte da Paesi esteri, sia per l’esercizio dell’attività di pesca sia per eventuali investimenti, partnership locali e trasferimenti delle unità sotto altra bandiera.

Oltre alla Somalia, l’attenzione riguarda in particolare Tunisia, Marocco e Turchia, Paesi che, pur presentando sistemi normativi, condizioni operative e caratteristiche profondamente differenti tra loro, possono rappresentare interlocutori da approfondire per una parte dell’armamento siciliano.

La Federazione precisa che non si tratta di annunciare un trasferimento generalizzato della flotta siciliana, né di sostenere che siano già state assunte decisioni definitive.

Si tratta, piuttosto, di prendere atto di un fenomeno che sta maturando: una parte degli operatori non considera più l’Italia come l’unico possibile orizzonte nel quale programmare il futuro della propria impresa.

Somalia, un’opportunità da approfondire

La disponibilità manifestata dal governo somalo verso la partecipazione di imprese straniere merita, secondo la Federazione, un approfondimento specifico.

Il possibile interesse degli armatori italiani non dovrebbe infatti limitarsi all’accesso alle risorse ittiche.

Una presenza italiana potrebbe coinvolgere un sistema molto più ampio di imprese: cantieristica, manutenzione navale, refrigerazione, produzione del ghiaccio, impianti di conservazione, lavorazione del pescato, logistica, packaging, tecnologie di bordo, formazione professionale, tracciabilità e commercializzazione.

La Sicilia, per posizione geografica, tradizione marinara e competenze accumulate nel settore, potrebbe avere le caratteristiche per partecipare a questo processo.

Ma occorrono condizioni certe.

Prima di qualsiasi investimento sarà necessario conoscere nel dettaglio regime delle licenze, condizioni di accesso alle acque, durata delle concessioni, fiscalità, possibilità di costituzione di società locali o joint venture, tutela degli investimenti, sicurezza degli equipaggi, infrastrutture portuali, norme sanitarie e commerciali e condizioni per l’eventuale iscrizione delle unità nei registri navali locali.

Tunisia, Marocco e Turchia restano sotto osservazione

La Somalia, quindi, non è l’unica possibilità presa in considerazione.

La Federazione Armatori Siciliani conferma l’interesse manifestato da diversi operatori anche nei confronti di Tunisia, Marocco e Turchia, realtà geograficamente e commercialmente più vicine al sistema mediterraneo e con le quali potrebbero essere approfondite differenti forme di collaborazione.

Ogni Paese presenta vantaggi, criticità e regole proprie. Proprio per questo la Federazione ritiene necessario evitare valutazioni superficiali e procedere attraverso un’analisi comparativa delle condizioni offerte agli armatori.

Il cambio di bandiera, in particolare, costituisce una scelta complessa che non può essere ridotta alla sola convenienza economica.

Devono essere esaminati gli aspetti fiscali, previdenziali, occupazionali e assicurativi, la normativa sulla sicurezza, le condizioni degli equipaggi, l’accesso alle risorse ittiche, gli obblighi internazionali e le conseguenze derivanti dall’eventuale uscita dal sistema comunitario.

«Non vogliamo abbandonare la Sicilia, vogliamo capire dove esiste ancora la possibilità di fare impresa»

La posizione della Federazione è netta: l’interesse verso bandiere straniere non deve essere interpretato come una rinuncia alla tradizione marittima siciliana, ma come un segnale che le istituzioni italiane ed europee non possono sottovalutare.

«Quando un armatore che per generazioni ha operato dalla Sicilia comincia a chiedere quali siano le condizioni per lavorare sotto la bandiera di un altro Paese, la politica dovrebbe interrogarsi sulle ragioni che lo stanno spingendo a farlo.»

Per la Federazione, infatti, il problema non riguarda esclusivamente il costo del carburante o le giornate di pesca, ma la sostenibilità complessiva dell’impresa armatoriale: burocrazia, accesso al credito, costi di gestione, vincoli, rinnovo della flotta, disponibilità delle risorse, ricambio generazionale e capacità di programmare investimenti nel medio e lungo periodo.

«Gli armatori siciliani non chiedono privilegi. Chiedono di poter lavorare, investire e programmare il futuro delle proprie imprese. Se queste condizioni diventano progressivamente più difficili da trovare in Italia e altri Paesi iniziano invece ad offrire prospettive industriali interessanti, è inevitabile che un imprenditore valuti le alternative.»

La Federazione pronta ad aprire interlocuzioni

Alla luce delle nuove prospettive internazionali, la Federazione Armatori Siciliani si dichiara disponibile ad avviare interlocuzioni istituzionali e tecniche con le rappresentanze diplomatiche e con le amministrazioni competenti dei Paesi interessati, a partire dalla Somalia, per acquisire informazioni ufficiali sulle condizioni previste per gli operatori stranieri.

L’obiettivo potrebbe essere quello di mettere a disposizione degli armatori interessati una ricognizione comparativa delle opportunità offerte da Somalia, Tunisia, Marocco e Turchia, verificando in maniera preventiva la normativa applicabile, le condizioni per l’accesso alle risorse, gli eventuali programmi di investimento e le procedure necessarie per operare legalmente nei rispettivi sistemi.

La Federazione ritiene inoltre auspicabile un confronto con le autorità italiane competenti, affinché l’eventuale internazionalizzazione delle imprese della pesca possa avvenire attraverso percorsi trasparenti e nel pieno rispetto della normativa italiana, europea e internazionale.

Il messaggio alle istituzioni italiane

La questione, però, pone anche un interrogativo che riguarda direttamente l’Italia.

Se un numero crescente di armatori comincia a valutare Tunisia, Marocco, Turchia e oggi persino la Somalia, il fenomeno non dovrebbe essere liquidato come una semplice ricerca di condizioni economicamente più favorevoli.

Può essere anche il sintomo di una difficoltà strutturale del settore nazionale.

La Federazione Armatori Siciliani ritiene pertanto che sia arrivato il momento di aprire un confronto serio sul futuro della flotta peschereccia siciliana, prima che valutazioni oggi ancora preliminari si trasformino in decisioni definitive.

La Sicilia possiede una storia, una professionalità e una cultura marittima che non possono essere disperse.

Ma difendere questa storia significa anche creare le condizioni perché un’impresa abbia ancora convenienza a rimanere.

Le conclusioni della Federazione Armatori Siciliani

La Federazione conferma quindi che diversi armatori siciliani stanno valutando concretamente nuove prospettive internazionali e, tra queste, anche la possibilità di operare attraverso bandiere differenti da quella italiana.

Somalia, Tunisia, Marocco e Turchia sono oggi tra i Paesi sui quali si concentra l’attenzione, pur trattandosi di realtà profondamente differenti e per le quali saranno necessari specifici approfondimenti giuridici, economici e operativi.

Nessuna fuga annunciata e nessuna scelta collettiva già compiuta. Ma un segnale che sarebbe sbagliato ignorare.

La Federazione è pronta a raccogliere le manifestazioni di interesse degli armatori e, qualora emergano le condizioni, a promuovere incontri con ambasciate, autorità marittime e della pesca e rappresentanti istituzionali dei Paesi interessati, per trasformare semplici valutazioni in informazioni ufficiali sulle quali ciascun imprenditore possa assumere liberamente le proprie decisioni.

Perché la vera domanda, a questo punto, non è soltanto quale bandiera sceglieranno domani gli armatori siciliani.

La domanda che dovrebbe porsi l’Italia è un’altra:

quali condizioni siamo disposti a creare affinché abbiano ancora interesse a mantenere quella italiana?

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