L’Associazione dei Consumatori d’Italia entra duramente nella polemica sulla gestione dell’emergenza cenere: «Gestire Fontanarossa quando tutto funziona è relativamente semplice. È nelle crisi prevedibili che si misura una governance». Chiesto l’intervento di Regione, ENAC e Ministero dei Trasporti e massima trasparenza sul futuro di SAC e sulla Camera di Commercio del Sud Est
CATANIA – Sulla nuova bufera che investe l’aeroporto di Catania-Fontanarossa interviene anche Consitalia – Associazione dei Consumatori d’Italia, che usa parole durissime nei confronti della governance di SAC e chiama direttamente in causa la Regione Siciliana, a partire dal presidente Renato Schifani.
Il punto di partenza dell’associazione è semplice: l’Etna non è comparso ieri mattina alle porte di Catania.
E neppure la cenere vulcanica costituisce una novità per Fontanarossa.
«Dopo anni di eruzioni, chiusure, limitazioni dello spazio aereo e crisi già vissute sulla pelle dei passeggeri – sostiene Consitalia – gli amministratori dell’aeroporto avrebbero dovuto acquisire una vera e propria specializzazione nella gestione delle emergenze prevedibili. Invece siamo nel 2026, Fontanarossa ha raggiunto dimensioni enormi in termini di traffico passeggeri e, quando arriva la cenere, sembra di tornare all’anno zero».
Il problema, precisa l’associazione, non è pretendere che SAC governi il vulcano.
Nessun amministratore può spegnere l’Etna. Ma qualcuno dovrebbe sapere cosa fare quando l’Etna si accende.
Ed è proprio qui che Consitalia concentra il proprio attacco.
«Quando tutto funziona, amministrare un aeroporto è quasi un gioco da ragazzi»
L’associazione utilizza volutamente un’espressione provocatoria:
«Amministrare l’aeroporto di Catania quando gli aerei partono, il cielo è pulito e non esistono emergenze è relativamente facile. Gli attributi di una classe dirigente si vedono quando arrivano i problemi. E soprattutto quando arrivano problemi che la storia ha già annunciato decine di volte».
Secondo Consitalia, dopo anni di esperienza sarebbe dovuto esistere un protocollo pressoché automatico.
Scatta l’emergenza cenere?
Dovrebbero scattare contemporaneamente assistenza ai passeggeri, riprotezione sui voli, potenziamento di Comiso, collegamenti straordinari con Palermo, autobus, treni, informazione centralizzata e accordi preventivi con vettori e operatori del trasporto.
Non riunioni per capire cosa fare quando migliaia di persone hanno già il volo cancellato.
Il piano dovrebbe essere dentro un cassetto prima dell’eruzione, non cominciare a essere scritto mentre cade la cenere.
Dopo l’incendio, la cenere. E ogni volta sembra la prima volta
Consitalia richiama inevitabilmente anche la gravissima crisi provocata dall’incendio che interessò Fontanarossa nel 2023.
Anche allora vi furono proteste, disagi, richieste di chiarimenti e annunci di iniziative risarcitorie.
Poi, sostiene l’associazione, «passata l’emergenza, cala puntualmente il sipario».
Ed è proprio questo meccanismo che Consitalia vuole impedire che si ripeta.
«Prima arrivano i passeggeri disperati, poi le dichiarazioni indignate, quindi gli annunci di risarcimenti e di verifiche. Passano alcune settimane e improvvisamente sembra che non sia successo nulla. Non vorremmo che anche questa volta l’emergenza venisse metabolizzata, addomesticata e infine consegnata al dimenticatoio».
Questa volta, annuncia l’associazione, verrà chiesto alle organizzazioni dei consumatori e ai comitati interessati di valutare con i propri legali l’esistenza dei presupposti per iniziative collettive e individuali a tutela dei passeggeri che abbiano subito danni economicamente documentabili.
E intanto c’è la vendita di SAC: Consitalia chiede di accendere tutti i riflettori
Ma la polemica assume una dimensione ancora più delicata perché arriva mentre sul futuro societario di SAC si discute da tempo della possibile cessione della partecipazione di maggioranza.
Ed è qui che, secondo Consitalia, la trasparenza deve diventare assoluta.
L’associazione riferisce che nel dibattito pubblico circolano letture e sospetti di segno persino opposto: c’è chi ironizza sostenendo che una crisi del genere potrebbe un giorno essere utilizzata per affermare che la vendita abbia trasferito ai privati un sistema pieno di problemi; altri, al contrario, si domandano se una rappresentazione particolarmente negativa delle condizioni dello scalo possa incidere sulla percezione del valore dell’asset.
Consitalia non presenta queste ipotesi come fatti e non formula accuse in tal senso.
Formula però una domanda:
chi ha interesse a lasciare spazio a simili sospetti?
La risposta, secondo l’associazione, può essere soltanto una: pubblicare atti, numeri, investimenti, valutazioni, perizie, programmi e criteri adottati per l’eventuale privatizzazione.
«Quando si parla di una infrastruttura costruita, sviluppata e valorizzata anche attraverso enormi risorse pubbliche – afferma Consitalia – non deve esistere neppure l’ombra del dubbio. Altrimenti i malpensanti proliferano. E qualche volta, purtroppo, i malpensanti fanno perfino domande interessanti».
«Il bancomat aeroporto»
Ancora più pesante è il passaggio politico.
Per Consitalia Fontanarossa non può continuare a essere considerato una sorta di «bancomat aeroporto», attorno al quale ruotano incarichi, nomine, società, investimenti e interessi mentre al passeggero viene chiesto semplicemente di pagare il conto quando qualcosa non funziona.
«Il popolo paga sempre pegno», sostiene l’associazione.
Paga il biglietto.
Paga i trasferimenti alternativi.
Paga l’albergo quando il volo salta.
Paga taxi e autobus.
Paga attraverso le tasse gli investimenti pubblici.
E, alla fine, quando arriva una crisi, rischia persino di dover pagare centinaia di euro per raggiungere un altro aeroporto.
Un sistema perfetto. Almeno per chi non è il passeggero.
Consitalia: «Commissariare SAC e verificare ogni responsabilità»
Da qui una richiesta politica radicale.
Consitalia ritiene che l’attuale modello di governance abbia bisogno di una immediata e profonda discontinuità e chiede alla Regione Siciliana, agli enti soci e all’ENAC di valutare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento per intervenire sulla governance di SAC, compresa, ove ne ricorrano i presupposti giuridici, una gestione commissariale o comunque straordinaria.
L’associazione chiede inoltre che la magistratura e gli organi di controllo competenti, ciascuno nell’ambito delle proprie attribuzioni e senza indebite invasioni di campo, verifichino gli atti sui quali possano emergere profili meritevoli di approfondimento.
Per Consitalia non servono processi mediatici.
Servono documenti.
E, soprattutto, servono controlli indipendenti.
Riflettori anche sulla Camera di Commercio del Sud Est
L’associazione chiede inoltre che vengano «accesi i riflettori» sulla gestione commissariale della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, anche in considerazione del ruolo istituzionale e societario che il sistema camerale ha avuto nelle vicende riguardanti SAC.
Secondo Consitalia occorre ricostruire con chiarezza le decisioni adottate, le responsabilità degli organi, le indicazioni impartite alle società partecipate e tutti i passaggi riguardanti il futuro assetto proprietario dell’aeroporto.
Non basta, sostiene l’associazione, cambiare amministratori o distribuire responsabilità quando esplode una crisi.
Occorre comprendere chi controllava chi, chi avrebbe dovuto intervenire, quali atti siano stati adottati e quali invece siano rimasti nei cassetti.
Schifani non può essere spettatore
La critica investe direttamente anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.
Per Consitalia il governo regionale non può comportarsi come un osservatore esterno quando si parla dell’infrastruttura aeroportuale strategicamente più importante della Sicilia orientale.
«La Regione – sostiene l’associazione – non può comparire quando bisogna annunciare investimenti, inaugurazioni e grandi programmi e diventare improvvisamente semplice spettatrice quando migliaia di cittadini rimangono a terra».
Consitalia chiede quindi a Schifani di assumere una iniziativa politica immediata, convocando tutti i soggetti coinvolti e pretendendo un piano operativo con responsabilità, tempi e procedure precise.
Meno conferenze stampa dopo le emergenze e più protocolli prima delle emergenze.
Appello al Ministro dei Trasporti: «Fontanarossa è una questione nazionale»
L’associazione rivolge infine un appello al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, chiedendo un intervento diretto sulla vicenda.
Per Consitalia, infatti, Fontanarossa non rappresenta soltanto una questione locale.
Milioni di passeggeri, turismo internazionale, mobilità dei siciliani, continuità territoriale e collegamenti con il resto d’Italia e d’Europa fanno dell’efficienza dell’aeroporto di Catania un problema di rilevanza nazionale.
L’associazione chiede quindi che Ministero, ENAC e Regione istituiscano un tavolo straordinario per verificare piano emergenze, capacità di Comiso di assorbire traffico, collegamenti alternativi, assistenza ai passeggeri, rapporti con le compagnie aeree e procedure di comunicazione durante le crisi vulcaniche.
Ma soprattutto chiede una cosa che, dopo tanti anni di convivenza tra Fontanarossa e l’Etna, dovrebbe apparire persino banale:
un piano già pronto.
Perché l’Etna continuerà a fare l’Etna.
La cenere continuerà, prima o poi, a cadere.
Gli aerei, quando necessario per ragioni di sicurezza, continueranno a rimanere a terra.
La domanda è un’altra:
dopo decenni di esperienza, è possibile che a rimanere a terra debba essere ogni volta anche l’organizzazione?
Consitalia conclude con una battuta che sintetizza il senso della propria denuncia:
«Non chiediamo agli amministratori di SAC di mettere il tappo all’Etna. Chiediamo soltanto che, dopo tanti anni, quando il vulcano erutta non erutti contemporaneamente anche il caos».
