Le preoccupazioni espresse in un comunicato sulla vendita della società che gestisce lo scalo etneo
CATANIA – Continua il dibattito sulla prospettata privatizzazione della SAC, la società che gestisce l’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania e che rappresenta una delle principali infrastrutture strategiche della Sicilia orientale.
In un comunicato stampa diffuso in queste ore da SINISTRA ITALIANA vengono evidenziate una serie di criticità e interrogativi riguardanti l’operazione di cessione della maggioranza delle quote societarie.
Secondo quanto riportato nel documento, negli ultimi mesi cittadini e imprese delle province di Catania, Siracusa e Ragusa si sarebbero interrogati sulle ragioni della privatizzazione della SAC, società che gestisce uno degli aeroporti più produttivi del Paese.
Il comunicato richiama uno studio dell’associazione Volerelaluna, secondo cui l’aeroporto Vincenzo Bellini starebbe attraversando una delle fasi di maggiore espansione della propria storia recente, mentre lo scalo di Comiso registrerebbe una significativa contrazione del traffico passeggeri e dei collegamenti aerei.
Nel documento si evidenzia come SAC sia una società patrimonialmente solida, con un fatturato che nel 2025 avrebbe raggiunto 112,2 milioni di euro, in crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente. Vengono inoltre ricordati gli importanti investimenti realizzati negli ultimi anni, tra cui la nuova aerostazione, la riqualificazione del Terminal B, la realizzazione di nuovi parcheggi e i progetti di ampliamento delle infrastrutture aeroportuali.
Sempre secondo il comunicato, il numero dei passeggeri sarebbe passato da 6,3 milioni nel 2010 a oltre 12 milioni nel 2025, mentre l’utile netto annuale si attesterebbe a 8,3 milioni di euro, pur registrando una diminuzione rispetto all’esercizio precedente, attribuita al peso economico della gestione dell’aeroporto di Comiso.
Tra gli interrogativi sollevati vi è quello relativo all’opportunità di procedere alla vendita di una società che continua a produrre utili e che rappresenta un asset strategico per l’economia del territorio.
Il documento sottolinea inoltre che le assemblee elettive del Comune di Catania, della Città Metropolitana di Catania, del Libero Consorzio Comunale di Siracusa e del Comune di Comiso non avrebbero deliberato formalmente la vendita delle rispettive partecipazioni, che complessivamente rappresentano il 39,36% del capitale sociale.
Secondo gli estensori del comunicato, la scelta di procedere alla cessione del 51% delle azioni sarebbe stata sostenuta principalmente dalla Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, socio di maggioranza della SAC con una quota pari al 60,64%.
Nel comunicato vengono inoltre richiamate alcune osservazioni contenute nelle relazioni del Collegio dei Revisori dei Conti della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, che evidenzierebbero problematiche strutturali legate alla carenza di personale, agli equilibri economico-finanziari dell’ente e alla rilevanza della partecipazione detenuta in SAC ai fini della consistenza patrimoniale complessiva.
Gli autori del documento sostengono che una delle ragioni alla base della vendita potrebbe essere rappresentata dall’esigenza di rafforzare la situazione finanziaria della Camera di Commercio attraverso la valorizzazione della propria partecipazione societaria.
Da qui la domanda posta nel comunicato: se sia opportuno cedere il controllo di una delle principali aziende del territorio per affrontare le criticità economiche dell’ente camerale.
L’appello di Consitalia
A conclusione del dibattito, l’associazione dei consumatori Consitalia rende noto di rivolgere un appello al neo Procuratore della Repubblica di Catania, dott. Francesco Curcio, affinché valuti l’eventuale apertura di un fascicolo conoscitivo sui fatti relativi al processo di privatizzazione della SAC e al prolungato commissariamento della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia.
Secondo Consitalia, tale iniziativa potrebbe contribuire a fare piena chiarezza sui profili amministrativi e gestionali della vicenda, consentendo di fugare ogni dubbio e verificare l’eventuale sussistenza di irregolarità o responsabilità che dovessero emergere dagli accertamenti delle autorità competenti.
