La Locanda del Samaritano ha aperto le porte a una nuova speranza: benvenuta Casa di accoglienza “Abbà Padre”!

La Locanda del Samaritano ha aperto le porte a una nuova speranza: benvenuta Casa di accoglienza “Abbà Padre”!
Sabato 16 Maggio, è stata inaugurata Abbà Padre, ennesima lodevole iniziativa di Padre Mario Sirica, missionario vincenziano dell’ordine di San Vincenzo dei Paoli, al servizio del sociale, dell’ascolto che si fa cura. Alla Locanda del Samaritano, innumerevoli i partecipanti, oltre ai volontari della struttura, i genitori dello stesso Padre, anche rappresentanti politici e delle Forze dell’ Ordine.
Padre Mario, emozionato e contento, comunque attento a ciò che accade in giro per gli ambienti della Locanda, ha introdotto la conferenza organizzata a preludio dell’inaugurazione, presentando la giornalista Valeria Maglia come moderatrice degli interventi.
<<Quando mi è stato dato in comodato d’uso questo edificio dalle Suore>> – ha esordito il missionario -<< io sono stato colto dall’ansia, dal timore di non riuscire ad assumere l’importanza di quello che mi era stato consegnato gratuitamente; ma il Signore mi ha accompagnato passo dopo passo, mi ha fatto incontrare persone che mi hanno permesso di realizzare negli anni tutti i progetti che oggi sono servizi, realtà concrete e durevoli, quali la Casa di accoglienza per giovani e persone in difficoltà, Casa Lumiere per le donne vittime di abusi, la Caffetteria “Pane Quotidiano” gestita dai ragazzi che abitano nella struttura e luogo di colloqui e lezioni offerte dai volontari. Il prossimo progetto sarà dare un appoggio ai malati oncologi fuori sede non gravi e ai familiari per poter permettere loro, di soggiornare nei pressi degli ospedali durante le cure. >>
 
Continua, aggiungendo amaramente: <<Nel corso dei colloqui che vengono fatti per conoscere i disagi delle persone segnalate, a me personalmente è capitato di incontrare due insegnanti, padri separati, di cui uno viveva addirittura in un garage messogli a disposizione da una amico. Una povertà nascosta laddove sembra impensabile: abbiamo conosciuto la profondità del disagio vissuto ai limiti della perdita della dignità personale, quello dei padri separati che non soltanto hanno perduto la stabilità coniugale e familiare, ma che si sono ritrovati col mutuo da pagare, prestiti ed alimenti da corrispondere. Parliamo di uomini che hanno dovuto rinunciare alla casa, che sono finiti a dormire in macchina e che si sono trovati costretti ad incontrare i propri figli che per strada, alla Villa Bellini. E allora, all’evidenza di tanto sconforto causato dalla perdita di tutto, soprattutto della speranza, ci siamo impegnati  ad offrire un luogo che fosse casa, un posto dove dormire, incontare i propri figli, mangiare e dormire insieme a loro. Al primo piano dell’ala est dell’Agorà, sono stati ristrutturati gli ambienti per ricavarne quattro stanze con bagno, ciascuna con un doppio letto e una stanza ne ha addirittura tre; una cucina-soggiorno dove ritrovare il piacere di cucinare e consumare un pasto caldo. E’ fondamentale dare un messaggio di bellezza, di ordine oltre che di speranza, come una delle quattro ragazze di Gaza accolte nella Casa Lumiere mi ha detto:  “sentirmi ospitata in un luogo così bello mi ha restituito la voglia di sperare”. Ho scelto Abbà Padre perchè vorrei che tutti, a prescindere dalla propria appartenenza religiosa, possiamo sperimentare la paternità di Dio, che anche un padre che ha sbagliato, se ha sbagliato, ha diritto ad avere una seconda possibilità, di rinascere essenzialmente come genitore perché come tali, non ci si deve separare per il bene dei figli.>>
L’arcivescono della Diocesi Catanese, Monsignor Luigi Renna ha ricordato: << L’approccio alla Carità sin dai tempi dei vincenziani, i figli di San Vincenzo dei Paoli che è considerato il Patrono Universale della Carità che va oltre l’aspetto contemplativo, unendo questo all’attività presso i luoghi dei bisognosi, e creando infine luoghi di riposo e ristoro affinché la vita non sia soltanto un passaggio di dolore e sofferenza e non perdendo mai di vista l’uguaglianza fra gli uomini e il diritto di vivere dignitosamente. Dopo esattamente quattrocentouno anni, si continua a perseverare col soccorso e l’aiuto, oggi soprattutto che ci sono nuove povertà riscontrate nel ceto medio, quello borghese che un tempo era il nervo vibrante, teso all’espressione culturale, alla promozione dell’economia indotta; oggi non può permettersi di risparmiare, mettere da parte per tempi magri, essendo pesantemente indebitato. Fa enorme differenza la presenza dei religiosi in una struttura di questo tipo: Padre Mario vive nella struttura come tutti gli altri ospiti e occupanti. Per quanto ci avvilisca sentire parlare di scioglimento di unioni coniugali e familiari, la Chiesa non può discriminare:  ricordo l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco a proposito dei divorziati, non più innominabili ed esclusi dai sacramenti, esortando che qualunque cosa ci accada, tutti abbiamo sempre bisogno di fare famiglia e che la Chiesa non giudica ma accoglie>>.
Infine, Padre Valerio Di Trapani,  Visitatore della Provincia d’Italia dei Missionari Vincenziani ha concluso esprimendo il valore concreto ed irrinunciabile che definisce la casa come fondamenta della dignità: << Sono fin troppe le povertà di nuova edizione e giusto per la loro appartenenza a fasce sociali impensabili rischiano di restare senza voce, spesso anche per vergogna. La povertà diventa visibile soltanto quando c’è un cuore capace di ascoltare: già nel ‘600, San Vincenzo ricordava che le persone hanno bisogno di una casa che dia loro rifugio, misura, appartenenza: si può essere privi di tutto, ma se manca un luogo dove poggiare la testa su un guanciale la notte, manca la dignità. >>
Quello che vibra all’interno dell’Agorà della Carità, – enorme macchina di altruismo ed abnegazione avviata dalla determinazione di Padre Mario Sirica -, ciò di cui è impregnata tutta l’atmosfera all’interno di essa, è composta dalle frequenze di tutti i volontari che ci lavorano: di Sabina, Renato, Gabriele, Salvo e Lina (solo per fare alcuni nomi) che fanno la spesa e cucinano a turno durante la settimana; di Anna Gloria che organizza lezioni di Yoga i cui proventi vanno esclusivamente alla Locanda; Alessandra che organizza il proprio compleanno al Pane Quotidiano; a Renato ancora che per la lista del suo compleanno a cifra tonda promuove una raccolta fondi per acquistare la cucina nuova. Erika Zappalà e Claudio Torrisi dello Studio di Architettura Modus Lab che da oltre sette anni collaborano con Padre Mario progettando i vari ambienti con idee di impatto sostenibile sull’ambiente e sulla vita degli occupanti, creando con amore ed attenzione spazi confortevoli dove i meno fortunati possano conoscere e ricordare il senso dell’unità. I volontari che orbitano attorno alla struttura sono persone che nella vita di tutti i giorni svolgono un’attività professionale, oppure sono già in pensione, che non si sottraggono all’ascolto di chi ha bisogno di una mano per rialzarsi. Persone che lì dentro perdono il cognome, si chiamano tutti per nome e si danno del tu, si mescolano a chi soffre nell’anima, si abbracciano e sorridono davvero senza finzione perché La locanda del Samaritano, l’Agorà della Carità scaturiti dal progetto di fratellanza dei Missionari Vincenziani e delle Figlie della Carità, ci ricordano che un mondo diverso, quello in cui veicolano i valori che ci fanno vivere sopra e non al di sotto dei livelli di umanità, in cui si vive senza ammalarsi o guarendo più rapidamente, può esistere. Un luogo in cui si fa pace col mondo e si può anche scoprire la propria vocazione.
Padre Mario, da buon figlio dei Vincenziani che lo hanno preceduto, non ha soltanto promosso una struttura dormitorio e di ristorazione, ma ha restituito, in parecchi casi fatto scoprire, l’importanza di sentirsi utili, occupare un posto nel mondo: facendo studiare i giovani, cercando lavoro per chi lo aveva perduto, insegnando un mestiere e soprattutto assegnando a ciascuno nell’ambito della struttura un compito di collaborazione, “perchè non si può solo dare un pesce a chi ha fame, ma bisogna insegnargli a pescare”.
Grazie a chi ha camminato al fianco della Locanda del Samaritano: Fondazione Vincenziana ETS, Banca d’Italia, Fondazione Intesa Sanpaolo Ente Filantropico e Poste Italiane, a chi è stato presente, alle istituzioni civili e militari, alle forze dell’ordine, al Questore, al comandante dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, insieme a tanti rappresentanti del territorio e degli ETS che hanno voluto testimoniare vicinanza concreta a un progetto che parla di ascolto, accoglienza e futuro.
“Una giornata indimenticabile, fatta di sogni che diventano mattoni, benedizioni e comunità. Nessuno merita l’invisibilità”. La storia continua!
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