Il ciclone Herry ha lasciato pesanti segni sul porticciolo di Ognina, dove i danni provocati dalla mareggiata sembrano essere ancora ignorati dalle autorità competenti. I componenti del comitato cittadino “Ognina non si vende” denunciano la mancanza di verifiche ufficiali sui fondali e sulle strutture portuali: nessun sopralluogo da parte di enti, periti o Guardia Costiera, nonostante i fondali dell’insenatura siano oggi pieni di corpi morti di ormeggio e barche affondate, alcune addirittura visibili fuori dall’acqua.
I cittadini segnalano anche il pericolo di crollo del molo, un rischio mai accertato ufficialmente, e lamentano il protrarsi di uno stato di abbandono che mette a rischio sicurezza e attività locali. “È sconcertante – affermano i membri del comitato – vedere come i porti pubblici siano lasciati al degrado, mentre alcuni porti privati ricevono finanziamenti e manutenzione immediata”.
A poche centinaia di metri, al Porto Rossi, risultano già stanziati oltre 800 mila euro, spendibili per lavori di riqualificazione. La differenza di attenzione tra i porti privati e quelli pubblici, secondo il comitato, evidenzia una gestione a senso unico delle risorse, con un impatto negativo sulla comunità e sul tessuto economico locale.
I cittadini di Ognina chiedono interventi urgenti: verifiche tecniche sui fondali, perizie sui moli e interventi di bonifica delle barche affondate, insieme a una maggiore trasparenza sulle assegnazioni dei fondi pubblici destinati ai porti. “Vogliamo vedere i controlli e le manutenzioni – concludono dal comitato – prima di assistere a ulteriori danni o incidenti”.
La situazione del porticciolo di Ognina continua a far discutere e mette in luce una disparità che, secondo gli attivisti, non può più essere ignorata dalle istituzioni locali.
