Le parole pronunciate in Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario non sono passate inosservate.
L’ammissione dell’amministratore delegato di AMCO – la società pubblica che ha gestito enormi pacchetti di crediti deteriorati provenienti dalle banche – segna un punto di svolta:
“Dobbiamo chiedere scusa ai debitori.”
Una frase che pesa. Perché dietro quelle scuse non c’è un disguido amministrativo qualunque, ma anni di difficoltà, mancate risposte, interessi che maturavano, famiglie e imprese lasciate senza interlocutore.
Secondo quanto emerso, in una fase iniziale la struttura non era in grado di gestire i volumi di pratiche ricevute. Tradotto: lettere inviate ai debitori, ma poi nessuno rispondeva al telefono, nessuna gestione concreta, mentre il debito cresceva.
Una situazione che – come riportato in sede istituzionale – avrebbe prodotto aumenti anche dell’8-10% in un solo anno, non per scelta dei debitori, ma per assenza di interlocuzione.
CONSITALIA: “NON SONO CASI ISOLATI”
L’Associazione dei Consumatori d’Italia Consitalia interviene con fermezza:
“Da anni riceviamo segnalazioni simili. Quello che oggi emerge su AMCO potrebbe rappresentare solo una parte di un quadro più ampio, che riguarda la gestione dei crediti ceduti, le società veicolo e i meccanismi che incidono pesantemente sulla vita economica dei cittadini.”
L’associazione annuncia che sta predisponendo un esposto dettagliato e sta valutando azioni risarcitorie collettive per utenti che ritengono di aver subito danni da gestione inefficiente o mancata comunicazione.
Consitalia sottolinea inoltre che nel settore della gestione dei crediti deteriorati operano numerosi soggetti collegati a gruppi bancari e finanziari, spesso tramite strutture complesse, su cui – secondo l’associazione – sarebbe opportuno fare piena chiarezza sotto il profilo della trasparenza e del rispetto delle regole.
APPELLO ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA
Alla luce delle dichiarazioni ufficiali rese in sede parlamentare e dell’ampia eco mediatica della vicenda, Consitalia rivolge un appello pubblico:
Si chiede alla Polizia Giudiziaria, anche attraverso i funzionari che seguono l’informazione e la stampa, di acquisire e analizzare tutte le notizie giornalistiche, audizioni parlamentari e documentazione pubblica relative alla gestione dei crediti e alle criticità emerse, affinché l’Autorità Giudiziaria possa avere un quadro aggiornato e completo.
L’obiettivo dichiarato non è mediatico, ma di sistema:
velocizzare eventuali verifiche, evitare che situazioni irregolari si protraggano nel tempo e impedire che procedure civili si concludano a danno dei cittadini mentre emergono elementi nuovi.
LA QUESTIONE NON È SOLO ECONOMICA
Qui non si parla soltanto di numeri o bilanci.
Si parla di:
-
famiglie che non riuscivano a parlare con nessuno
-
imprese che vedevano il debito crescere senza spiegazioni
-
cittadini che si sono sentiti soli davanti a un sistema percepito come inaccessibile
Le scuse istituzionali sono un primo passo.
Ma ora, secondo le associazioni dei consumatori, servono accertamenti, trasparenza e tutela effettiva dei diritti.
Perché quando a sbagliare è un cittadino, il conto arriva subito.
Quando sbaglia il sistema, invece, il conto non può ricadere sempre sugli stessi.
