Dal 2026 entra in vigore una nuova misura che amplia i poteri dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per imprese e professionisti rischio di pignoramenti mirati, ma anche nuove possibilità di rateizzazione.
L’Agenzia delle Entrate potrà presto mettere a disposizione dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER) i dati relativi alle fatture elettroniche emesse dai titolari di partita IVA che abbiano debiti iscritti a ruolo nei sei mesi precedenti.
L’obiettivo dichiarato è quello di consentire pignoramenti presso terzi più rapidi e mirati, riducendo i tempi di recupero dei crediti fiscali.
🔍 La base normativa
Il riferimento è l’articolo 27 del disegno di Legge di Bilancio 2026, che interviene sull’articolo 1, comma 5-bis del D.Lgs. n. 127/2015.
La norma estende l’utilizzo dei dati delle fatture elettroniche non solo ai fini fiscali e di controllo, ma anche per finalità di riscossione coattiva da parte dell’AdER.
I file delle fatture saranno conservati fino all’ottavo anno successivo alla dichiarazione di riferimento e potranno essere messi a disposizione anche della Guardia di Finanza.
Tuttavia, la misura non sarà immediatamente operativa: sarà necessario un provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate, da emanare entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge.
💼 Come funzionerà
In sostanza, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà accedere ai dati che transitano nel Sistema di Interscambio (SdI), per individuare i flussi economici di chi ha debiti fiscali pendenti.
Ciò permetterà di attivare pignoramenti mirati presso terzi, analoghi a quelli già previsti per stipendi e pensioni, anche nei confronti di imprese e liberi professionisti.
Non è invece ancora prevista la possibilità di accesso diretto ai conti correnti bancari, che restano tutelati da specifiche norme di riservatezza e limiti di tracciabilità.
⚠️ Impatti per cittadini, imprese e professionisti
L’estensione dei poteri informativi dell’AdER segna un salto di qualità nei controlli e nella capacità di recupero dei crediti fiscali.
Tuttavia, può avere ripercussioni significative per le piccole imprese e i lavoratori autonomi in difficoltà economica.
Rischi principali:
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Possibilità di pignoramenti “automatici” e tempestivi sui pagamenti ricevuti da clienti, riducendo la liquidità aziendale;
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Maggiori difficoltà nella gestione dei flussi di cassa per chi ha posizioni debitorie anche di modesta entità;
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Aumento della pressione fiscale percepita e del rischio reputazionale per i soggetti monitorati.
Aspetti positivi e tutele:
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Il sistema può rendere più equa la riscossione, colpendo solo chi realmente dispone di flussi economici attivi;
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Restano valide le procedure di rateizzazione dei debiti: chi presenta istanza di dilazione può evitare o sospendere pignoramenti e fermi amministrativi;
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Il pagamento della prima rata sospende il fermo dei beni mobili registrati e può determinare la revoca delle procedure esecutive in corso, se non ancora concluse;
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Possibilità di chiedere riduzione o restrizione delle ipoteche dopo il parziale pagamento del debito.
🧩 Un sistema sempre più integrato
Con questa misura, l’Agenzia delle Entrate e l’AdER si avviano verso un modello di integrazione informatica totale, dove ogni fattura elettronica potrà rappresentare un potenziale strumento di monitoraggio dei debiti fiscali.
La finalità dichiarata è quella di favorire la compliance e il recupero tempestivo delle somme dovute, ma resta aperta la questione della tutela dei dati sensibili e del rischio di “ipercontrollo” sulle attività economiche, soprattutto per le microimprese e i professionisti.
🗣️ Conclusione
La riforma apre la strada a una riscossione più efficiente e mirata, ma il confine tra efficienza e invasività sarà sottile.
Mentre da Roma arrivano le prime valutazioni tecniche, anche a Catania e in Sicilia si prevedono iniziative significative da parte di associazioni di categoria e ordini professionali, pronte a chiedere garanzie sul rispetto dei diritti dei contribuenti e sulla proporzionalità delle nuove misure.
