Negli ultimi anni il settore della pesca ha attraversato una delle crisi più difficili della sua storia. L’aumento vertiginoso dei costi del carburante, il rincaro dei materiali, le restrizioni operative e la crescente difficoltà nel reperire manodopera hanno messo in seria difficoltà imprese ed equipaggi.
In questo contesto, importanti risultati sono stati raggiunti grazie all’impegno della Federazione Armatori Siciliani e di diverse realtà associative del comparto, tra cui l’APMP, che hanno sostenuto con forza le istanze del settore presso le istituzioni regionali e nazionali. Tra le misure ottenute spicca il credito d’imposta sul carburante e altri strumenti di sostegno destinati alle imprese della pesca.
Si tratta di interventi certamente necessari e apprezzabili, che hanno consentito a molte aziende di continuare a operare in una fase particolarmente complessa. Tuttavia, secondo il vicepresidente dell’APMP, Pasquale Giorgio Giunta, esiste una questione che continua a rimanere ai margini del dibattito politico e sindacale: la condizione economica degli equipaggi.
“La maggior parte dei lavoratori della pesca viene retribuita alla parte”, sottolinea Giunta. “Questo significa che dal ricavato della battuta di pesca vengono detratti tutti i costi di gestione, primo fra tutti il carburante, calcolato ai prezzi correnti. Se i costi aumentano, diminuisce automaticamente la quota spettante ai marittimi.”
Una situazione che, secondo l’esponente associativo, crea una profonda disparità. Mentre le imprese possono beneficiare di strumenti compensativi come crediti d’imposta, agevolazioni e ristori, i lavoratori imbarcati non ricevono alcuna misura diretta di sostegno e continuano a subire integralmente gli effetti dell’aumento del costo della vita.
“È una realtà di cui si parla troppo poco”, osserva Giunta. “Molti si chiedono perché sia sempre più difficile trovare personale disposto a lavorare nel settore. La risposta è semplice: nessuno può affrontare sacrifici enormi, lunghi periodi in mare e condizioni di lavoro impegnative senza una prospettiva economica dignitosa.”
Secondo l’APMP, la crisi occupazionale della pesca non può essere affrontata esclusivamente sostenendo le imprese. Occorre aprire una riflessione seria sulle condizioni economiche dei lavoratori marittimi, prevedendo forme di sostegno che tengano conto delle peculiarità del sistema retributivo alla parte.
L’associazione lancia quindi un appello alle organizzazioni di categoria, alle rappresentanze sindacali e alle istituzioni affinché venga finalmente affrontata una questione che interessa migliaia di famiglie legate al comparto ittico.
“Le imprese sono in sofferenza e meritano attenzione”, conclude Giunta, “ma non bisogna dimenticare che dietro ogni impresa esistono uomini e donne che lavorano quotidianamente in mare. Senza gli equipaggi non esiste pesca, e senza adeguate tutele il settore rischia di perdere una componente essenziale della propria forza produttiva.”
Una riflessione che merita di essere ascoltata e che pone al centro del dibattito non soltanto la sopravvivenza delle imprese, ma anche la dignità e il futuro dei lavoratori del mare.
