L’immensa forza della Poesia

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L’immensa forza della Poesia

Per capire l’immensa forza della poesia occorre necessariamente avere chiaro cos’è la poesia.

La poesia è una forma d’arte che crea, con la scelta e l’accostamento di parole secondo particolari leggi metriche, un componimento fatto di frasi dette versi, in cui il significato semantico si lega al suono musicale dei fonemi. La poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere concetti e stati d’animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa, in cui le parole non sottostanno alla metrica.

Quello che avete appena letto è quello che si trova al lemma poesia nella più vasta enciclopedia che trovate sul web: Wikipedia.

Credo che il concetto sia abbastanza chiaro e non abbisogni di ulteriori specificazioni.

“L’immensa forza” della poesia tuttavia non traspare da questa definizione e nemmeno dalle altre decine di definizioni che troverete nei dizionari che avete in casa e nelle varie biblioteche della città.

Per arrivare a constatarne la forza occorre scavare più in profondità, andare oltre l’aspetto tecnico letterario e penetrare nel vasto oceano che è l’animo umano e poi ancora più lontano, oltre l’umano fino all’essenza di ciò che chiamiamo Vita.

Se la vile materia della Vita è fatta di tempo, la vile materia della poesia è la parola: la poesia si fa con le parole.

Senza parole non c’è poesia; quand’anche esistano le cose e i concetti che le parole esprimono, essi – se non sono disegnati dalle parole – non assumeranno mai la veste regale di Poesia.

Se la Poesia è parola coordinata e musicale, il passo successivo ci porta a chiedere cosa sia la Parola.

Per non smarrirci in un avvincente quanto lungo percorso ermeneutico e antropologico, arriviamo subito al dunque: la Parola è l’espediente evoluto della comunicazione della specie umana “Sapiens”, scaturita più o meno 70/60 mila anni fa quando, in seguito a una mutazione angolare della laringe, la nostra specie poté meglio articolare le vocali coordinandole con le consonanti.

Si tratta di un unicum nella milionaria storia animale del pianeta terra e che ci distingue da tutte le altre specie umane che hanno abitato la terra.

L’uso delle vocali diede il via all’affinamento e alla maggiore efficacia del linguaggio preesistente e diede il via alla comunicazione simbolica attraverso il suono della parola.

L’esplosione della comunicazione simbolica ci consentì di trasmettere efficacemente il sapere, di progredire culturalmente e di uscire dalla Rift Valley africana per colonizzare l’intero pianeta fino ad arrivare all’Antropocene attuale.

La Poesia dunque è una Species del Genus Parola.

E’ una parola speciale che dà consistenza alla parte meno visibile dell’esperienza umana: il sentimento; tanto nella sua parte conscia quanto in quella inconscia.

Esattamente come la Parola, la Poesia è creatrice.

L’antichissima lingua aramaica lo prevedeva esplicitamente: Abracadabra, cioè Io creo mentre parlo, ciò che dico accade ovvero creo la realtà.

Non erano da meno i latini: Uti lingua nuncupassit ita ius esto stabiliva la Legge delle XII tavole: Nel momento in cui parlo, ho costituito un dato di fatto.

Non fu da meno Giovanni l’Evangelista che scriveva per conto di Dio: In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio, il Verbo era Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di lui …

Il Verbo, in greco il Logos, è la Parola.

Se la Parola crea ancor di più crea la Poesia.

Il lettore benevolo ci chiederà: perché ancora di più?

Non basta che essa crei come crea la Parola?

Evidentemente no, e per un motivo molto semplice: la Poesia è parola specializzata, agisce come un bisturi laser, per dissezionare la psiche umana, l’anima dell’uomo fino ad arrivare al suo nucleo centrale di atomo non più divisibile: la Follia.

La poesia rappresenta il desiderio di specchiarsi come Narciso per conoscersi, il desiderio dell’Uomo di divenire ciò che è, di rendere palese a sé stesso (e agli altri) l’essenza ultima del proprio essere.

Quest’essenza scardina il sistema ordinato di relazioni sociali, la razionalità di cui è intrisa la sovrastruttura sociale che ci ospita e soffoca l’aspirazione a conoscersi, per questo la poesia smargina il linguaggio e il senso delle parole.

La poesia è pura follia.

Che fai tu luna in ciel dimmi che fai? …  sono le parole di un pazzo.

La Luna non parla, non ha lingua, non ha anima, è un globo roccioso, tuttavia il poeta parla con lei e si aspetta una risposta.

Quanti milioni di noi hanno parlato alla Luna, più volte, nella loro vita come il nostro Giacomo nazionale!

Tutti matti; com’è matto il Sentimento che scardina la Ragione.

Dunque la Poesia si inscrive pienamente nell’ambito della Follia che secondo gli insegnamenti del Maestro Platone è materia Divina.

Gli dei maneggiano la Follia e agli uomini lasciano la volgare Ragione e, ogni tanto, concedono loro di abitare le case della Follia, di modo che essi trasformino la Parola in Poesia così da assumere veste divina, sia pure per poco: immensa forza della Poesia.

Ille mi par esse deo videtur … cantava Catullo all’amor suo.

Amore … la più folle fra tutte le follie.

 

 

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