Riscossione Sicilia, notificatori da 7 mesi senza stipendio

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Riscossione Sicilia, notificatori da 7 mesi senza stipendio

CATANIA – Continua il dramma dei notificatori per conto di Riscossione Sicilia che da 7 mesi non ricevono lo stipendio. Circa cinquecento lavoratori ormai ridotti al lastrico, a causa di un contenzioso tra l’ente ed il consorzio “Olimpo” con le sue società consorziate, continunano il loro silenzioso stato di agitazione che, adesso rischia di sfociare in una vera e propria azione di protesta.
“Diciamo basta a questa situazione che si protrae ormai da tantissimo tempo e sta danneggiando intere famiglie – dichiarano il segretario regionale della federazione Ugl terziario, Letizia Fiorino, ed il segretario provinciale Carmelo Catalano -. Ancora oggi non riusciamo a comprendere quale siano i motivi per cui l’ente riscossore non ha alcuna intenzione di pagare le fatture, poiché non esiste alcun procedimento in atto. Ci risulta soltanto che sono state pagate solo piccole quote del fatturato che la nostra azienda ha emesso da ottobre a luglio e non si capisce il perché”.
Intanto, come informano i lavoratori, il consorzio dal canto suo ha avviato le procedure relative al decreto ingiuntivo, ma la situazione rimane molto grave.
“Noi ogni giorno continuiamo ad espletare servizio – aggiungono alcuni dipendenti – e, nonostante i grandi sacrifici e le difficoltà, facciamo in modo di portare a termine i compiti assegnati mentre Riscossione ci ignora”.
Neppure l’incontro dello scorso 22 giugno, avvenuto in Prefettura a Palermo, ha contribuito a risolvere la questione, considerato che il tavolo tecnico di confronto tra i contendenti per la verifica dei documenti, voluto dallo stesso prefetto, non si è mai riunito fino ad ora. Eppure, in quell’occasione, anche l’assessore regionale dell’Economia Alessandro Baccei e l’attuale ragioniere generale della Regione siciliana, Giovanni Bologna, avevano più di una volta intimato il pagamento dei lavoratori.
“Chiederemo una nuova convocazione alla Prefettura di Palermo, perché il clima sta diventando sempre più incandescente ed i dipendenti sono stanchi di lavorare e continuare ad essere presi in giro mese dopo mese – concludono gli esponenti della Ugl terziario -. Se dovesse continuare questo silenzio non escludiamo, infine, di attivare azioni anche eclatanti per rivendicare il diritto di queste centinaia di famiglie a portare a casa un pezzo di pane”.

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