Come tutelare le risorse idriche

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Come tutelare le risorse idriche

CATANIA – «Le alluvioni rappresentano il disastro naturale più frequente al mondo, pari al 43% di tutte le tipologie dei disastri e ben superiore ai terremoti che si assestano intorno all’8%. Essi coinvolgono una percentuale della popolazione mondiale del 56%, con danni economici quantificabili intorno al 25%». Con queste parole la prof.ssa Rosaria Musumeci del dipartimento di Ingegneria civile e Architettura (Dicar) dell’Università di Catania ha illustrato l’incidenza dei diversi tipi di alluvioni che “purtroppo, nel corso dei secoli, hanno colpito duramente anche la Sicilia, basti pensare a quello del 2009 che ha colpito Giampilieri e altri comuni del messinese provocando 30 vittime e danni incalcolabili o il «flash flood», meglio noto come bomba d’acqua, di poche settimane fa che si è abbattuto sulla Piana di Catania con ingenti ricadute negative sulla produzione agricola”.
Il tema è stato al centro dell’incontro dal titolo “#facciamo_acqua – Water talks per una cultura sostenibile della risorsa idrica” che si è tenuto stamattina nell’aula magna dell’Edificio per la didattica di Ingegneria (Cittadella universitaria) registrando una larga partecipazione degli studenti degli istituti “Marconi”, “Galilei” e “Archimede” di Catania. L’iniziativa è stata realizzata in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2017 per sensibilizzare le giovani generazioni sulle problematiche legate a questa preziosa risorsa con particolare riferimento alla difesa del territorio dagli eventi alluvionali, alla lotta alla scarsità idrica e al cambiamento climatico e alla difesa dall’inquinamento. Su questi fronti il dipartimento catanese è da sempre impegnato in attività didattiche e di ricerca anche attraverso I’erogazione di percorsi di studio specifici e partecipazioni a progetti di ricerca nazionali e internazionali.
Hanno aperto i lavori il vicedirettore del Dicar Vincenzo Sapienza, il presidente del corso di laurea in Ingegneria Civile e Ambientale Annalisa Greco, e i docenti Bartolomeo Reitano e Federico Vagliasindi. A seguire la docente Cinzia Santoro è intervenuta sull’ingegneria dell’acqua per usi civili e industriali sottolineando le grandi opere ingegneristiche delle civiltà mesopotamiche e dei romani per la raccolta e uso dell’acqua.
Il prof. Antonino Cancelliere, invece, si è soffermato sulle stime dell’Unesco relative alla disponibilità dell’acqua. «A livello globale si è ridotta da 17mila metri cubi per abitante nel 1955 a 7.500 nel 1995: in altre parole, il 20% della popolazione globale non ha accesso ad acqua potabile ed il 37% non è servita da sistemi igienici adeguati – ha spiegato -. Molte aree del pianeta, tra cui molti dei paesi della costa sud del mediterraneo, presentano valori di disponibilità pro capite inferiore a mille metri cubi per abitante per anno, che convenzionalmente definisce la soglia limite della scarsità idrica». Per contro, ha rilevato il docente, il consumo idrico a livello globale ha subito una fortissima crescita nel XX secolo per l’aumento della popolazione, per l’incremento delle superfici irrigate e per le crescenti richieste da parte delle industrie che ha comportato un aumento della cosiddetta impronta idrica (water footprint) che considera per ogni paese non solo il consumo diretto delle proprie risorse idriche interne, ma anche i volumi di acqua “virtuale”, utilizzata per la produzione dei prodotti importati. «L’impronta idrica e l’acqua virtuale – ha proseguito – rappresentano, quindi, una misura più ampia e comprensiva del consumo idrico di una nazione. In Italia è stata stimata in circa 6.300 litri/giorno di cui quasi il 90% è dovuta al consumo di cibo. Un valore che si colloca al di sopra della media europea, anche a causa delle condizioni climatiche di parte del Paese».
E come il cambiamento climatico in atto a livello globale potrebbe incidere sulla disponibilità di tale preziosa risorsa? «Da un lato – ha spiegato il prof. Cancelliere – ciò potrebbe portare a una riduzione delle risorse idriche naturali e dall’altro a una crescita della domanda, per via dell’aumento delle temperature – ha continuato -. Tra le strategie proposte a livello nazionale e transnazionale ci sarebbero l’ottimizzazione degli scambi di acqua virtuale tra i paesi, il miglioramento della gestione dei sistemi di approvvigionamento, un maggiore ricorso a fonti marginali e un aumento dell’efficienza dei sistemi irrigui. In ambito urbano, la riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione e il riutilizzo delle acque meteoriche per usi non potabili (water harvesting). Infine a livello di singola abitazione, l’adozione da menzionare è il ricorso a tecnologie finalizzate al risparmio idrico domestico, come ad esempio scarichi wc a doppio flusso, erogatori nei rubinetti a bassa portata».
Nel corso dell’incontro sono stati illustrati dal prof. Alberto Campisano il progetto Mose, finalizzato alla difesa di Venezia e della sua laguna dalle acque alte, e dal prof. Paolo Roccaro «i piccoli e grandi gesti che ciascuno potrebbe fare per risparmiare questa risorsa vitale come installare nei condomini delle attrezzature per il recupero e il riutilizzo dell’acqua piovana per usi non potabili, migliorare l’efficienza energetica delle nostre abitazioni, installare i cosiddetti “rompigetto” nei rubinetti domestici per evitare gli sprechi». In chiusura il prof. Salvatore Leonardi ha illustrato l’offerta formativa del Dicar sull’Ingegneria delle acque agli studenti che hanno avuto anche la possibilità di visitare il Laboratorio di Idraulica del dipartimento.

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