Benyamim Tsedaka, israelita samaritano, “trovatore” e uomo di Pace

«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. » Dal Vangelo secondo Luca.
La parabola del Buon Samaritano è probabilmente tra le più ricordate delle Sacre Scritture. Non è un caso che il suo significato, quello che Gesù, vissuto in un’epoca di disconoscimenti e presunzioni di supremazia tra i figli d’Israele, desiderò chiarire parlando di salvezza dell’anima.
E scelse un Samaritano che soccorreva un Giudeo.
Mercoledì 18 Ottobre, al Palazzo della Cultura a Catania, è stata ospitata la conferenza dello studioso samaritano Benyamim (Benny) Tsedaka dal titolo di Antichi costumi samaritani ed antico manoscritto samaritano del Pentateuco. La conferenza di questo illustre ospite è stata organizzata dall’Associazione Culturale “ShamarVision”, fondata nel 2012 a Catania, che si prefigge di riproporre e custodire antiche e fondanti tradizioni in un’epoca in cui – come il Sindaco Enzo Bianco ha tenuto a far sapere – è necessario riscrivere i codici culturali della città richiamando all’esigenza di cercare, conoscere e divulgare, tutta quella parte di cittadinanza offesa dalla diffusione di millantate verità. Presidente dell’Associazione è Claudio Samuele Schillaci, “samaritano” di Catania ed editore del giornale online MetroCT, amico personale di Benyamim Tsedaka, il portavoce dei samaritani israeliti nel mondo. Oltre che essere uomo di pace e depositario di un’antichissima cultura, tradizione e religione, con l’alfabeto paleoebraico, ancora in uso quotidiano dai samaritani, Benyamim Tsedaka è autore di 116 pubblicazioni e di oltre 20000 articoli sui samaritani, tra cui la sua opera capitale: la traduzione inglese della Torah samaritana, con testo originale a fronte, con prefazione di tre studiosi dell’esegesi biblica tra i più prestigiosi a livello mondiale.
La Conferenza è stata introdotta dalla Professoressa Suzana Glavaš, docente di lingua croata all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e dall’avvocato Francesco Silluzio, Presidente dell’Associazione culturale forense “Officinadidee Centro Studi giuridici e politici”. Il Presidente dell’Associazione Culturale “ShamarVision” di Catania, Claudio Samuele Schillaci, ha specificato che la “ShamarVision” (dal verbo ebraico “shamar”, che significa “custodire, vegliare sulle tradizioni, ma anche osservare) si prefigge di dare voce a quelle religioni non riconosciute ma esistenti sin dai tempi antichi, come quella dei Samaritani, che si adoperano da sempre per la pace, e che da sempre sono devoti ad una filosofia di vita che prevede, e specie oggi, il mantenimento di equilibri sociali indispensabili per poter conservare il proprio pensiero pubblico e culturale. Schillaci ha inoltre dichiarato che l’affermazione dei culti religiosi, che contengono un messaggio di pace e di fratellanza, debba comunque essere considerata una cultura da salvare e divulgare.
L’avvocato Silluzio ha spiegato le sue motivazioni per iniziare la domanda ufficiale per la legalizzazione della religione samaritana in Italia, nascendo essa dall’esigenza di creare un dialogo fra le religioni esistenti, ancora non riconosciute, e lo Stato italiano. “Mi sono proposto – dichiara l’Avvocato – di formalizzare un protocollo d’intesa affinché anche questo culto religioso, come tutti gli altri, possa essere riconosciuto lege artis. L’art. 8 della Costituzione afferma la libertà di tutte le confessioni religiose davanti alla Legge, ma condiziona a norme particolari l’organizzazione delle stesse. Infatti, non tutte le religioni rispettate in Italia possono regolare momenti d’incontro senza darne comunicazione alla Polizia, ad esempio. Alcune religioni sono oggetto di intese con lo Stato Italiano che le ha riconosciute e destinato loro anche regimi di agevolazioni fiscali. Ve ne sono altre che sono riconosciute ed altre ancora che non hanno ricevuto questa attenzione.” L’avvocato Silluzio, propone, dunque, di avviare un dialogo fra Prefetture e Governo Italiano per permettere ai culti non riconosciuti di potersi esprimere. La Corte Costituzionale è intervenuta più volte per legittimare l’accessione ai finanziamenti per nobili scopi, ma l’ufficialità è priva di applicazione . Silluzio si augura che la sottoscrizione di un protocollo nascente da questa negoziazione riesca a comprendere a pieno titolo anche i Samaritani.
Suzana Glavaš, ebrea croata residente a Napoli, è da meno di un anno socio e membro attivo dell’Associazione Culturale “ShamarVision” nonché collaboratrice alla nostra testata giornalistica con svariati articoli su ebraismo, letteratura e cultura, e corrispondente da Napoli. Lei ha presentato in breve il progetto internazionale dell’attività editoriale della “ShamarVision” che si propone di dar voce anche alle cosiddette “piccole letterature”, solo perché delle cosiddette “piccole nazioni”, spesso inascoltate. Ha fatto presente che la “ShamarVision” ha finora pubblicato in lingua originale croata una raccolta di versi di un poeta croato e che prossimamente farà uscire altri bellissimi libri di letterature grandi e piccole che hanno la pretesa di non essere solo letti ma soprattutto vissuti.
La ricerca, la conservazione e la divulgazione sono i propositi che spingono da 35 anni Benjamim Tsedaka, discendente di Manasse (figlio di Giuseppe) in terra di Canaan per la 125° generazione, ad andare in giro per il mondo, ogni anno per ben due mesi, a parlare della sua gente, i Samaritani. Figlio dei figli d’ Israele, di una delle nove tribù del Regno settentrionale d’Israele, con la scrittura più antica al mondo ancora in uso. Laureato a Gerusalemme in storia del popolo di Israele e studi biblici alla Hebrew University, una delle cento università più prestigiose al mondo. Padre di 4 figli e nonno di 8 nipoti che, spera, diventino 20 nei prossimi 10 anni.
Non è un rabbino e neppure un sacerdote; si considera a pieno titolo un educatore. Autore di numerose pubblicazioni sulla storia, sulle tradizioni, sulle pratiche religiose samaritane e sulla lingua e la scrittura samaritana, la più antica dopo il fenicio; 16 secoli di differenza fra l’alfabeto ebraico, che nel X secolo ha adottato l’aramaico, e quello samaritano, che risale al VI secolo era vetere. Grande esperto della Thorà (la Legge) Samaritana, ovvero di quei cinque libri del Pentateuco che Mosè. Fondatore e capo redattore della rivista bimensile “The Samaritan News”, giunta al 1215° numero, scritta in ebraico antico ed ebraico moderno, arabo ed inglese, un riferimento di base per tutti i samaritani sparsi nel mondo.
Lo scopo della sua vita è presto detto: “Quello che ho cercato di fare è stato di essere un “trovatore” che è andato in giro per il mondo a parlare dei samaritani, una delle comunità più antiche della storia dei popoli. Dopo la morte di Salomone, verso il 920 a.c., iniziò la decadenza del regno di Giuda e Israele; la comunità si divise in due parti, 9 tribù costituirono un regno che conservò il nome di “regno d’Israele” (o regno Settentrionale o del Nord), mentre le altre due (Giuda e Beniamino) costituirono il regno di Giuda (o regno Meridionale o del Sud). Il regno d’Israele conobbe un certo periodo d’indipendenza con capitale Samaria (o Sebastia), e con il centro religioso sul monte Gerizim. In seguito dovettero fronteggiare gli assiri che nel 722 a.c. distrussero il loro regno. In Samaria rimasero comunque degli ebrei, che convissero con i coloni assiri, mantenendo intatta la loro lingua e i loro usi e costumi religiosi. I Samaritani sono guidati da quattro principi di fede: un unico Dio, il Dio d’Israele; un unico profeta, Mosè figlio di Amram; un unico libro sacro, il Pentateuco nella loro scrittura ovvero la Thorà tramandata da Mosè; un unico luogo sacro, il Monte Gerizim; credono nella fine dei giorni e nella resurrezione.
Decisamente commoventi e per noi catanesi encomiabili le parole di Benny Tsedaka: “Ogni anno dedico alle conferenze due mesi e parto sempre da Catania, dove il mio amico Samuele mi ospita con grande affetto. Nei tempi antichi di Roma e Bisanzio, c’erano comunità samaritane a Catania e a Siracusa, stanziate lungo le coste, essendo stati essi esperti costruttori di imbarcazioni. Come luogo di culto e riunione avevano una Sinagoga, ma vennero perseguitati e costretti a convertirsi alla religione cattolica. Nell’ambito della politica di riordino e sostegno delle popolazioni uscite dal conflitto della prima guerra mondiale con gravi perdite, soprattutto istituzionali, la Gran Bretagna arrivò in Terra Santa e conoscendo loro la parabola del Buon Samaritano, perché cattolici, riconobbero che i fratelli andavano aiutati. La comunità dei Samaritani si era ridotta a 141 membri, ma grazie a questa politica del sostegno e della tolleranza da parte dei britannici, oggi sono quasi un migliaio di cui la maggior parte, tutti giovani indirizzati sin da piccoli alla conoscenza dell’antico alfabeto e delle tradizioni sociali e religiose. Duecento di essi sono iscritti all’Università di Tel Aviv; un quarto della popolazione è laureata; molti lavorano in banca e nel settore tecnologico. Pur tuttavia, i problemi politici non mancano poiché la popolazione è divisa fra lo stato di Israele e la Palestina e le relazioni fra Ebrei, Arabi e Palestinesi corrono sempre sopra il filo di un equilibrio impreciso.” Tsedaka ha precisato anche che nel 1998 i Samaritani si sono trasferiti, per gravi disordini, dalla città di Nablus (Cisgiordania) al monte Gerizim, dove, in base ai racconti biblici, avvenne il sacrificio di Abramo. Hanno costruito le loro case usufruendo di prestiti agevolati; il Governo israeliano ha donato l’80% ed il governo palestinese il 20% per costruire la rete fognaria… E fu così che tutto quello che i Samaritani dovevano fare allora – sorride Tsedaka – era di andare in bagno! In questi anni, mia moglie ed io (sono sposati da 50 anni! e su una parete del Museo d’Israele, Benjamin Netanyahu ha fatto affiggere una menzione speciale per loro come riconoscimento a cotanta impresa, dal momento che il numero dei divorzi è elevatissimo, ma non nella comunità dei Samaritani n.d.r.) riteniamo di aver fatto molto per la nostra gente, ma continuiamo a coltivare la speranza di crescere numericamente. Internet mi ha dato una grossa mano d’aiuto: grazie ai “social” sono riuscito a trovare i Samaritani sparsi per il Mondo: uno di essi, il mio amico Samuele! Il mio proposito è stato e rimane sempre lo stesso: portare il messaggio di Pace e di Fratellanza, far sapere a tutti che, malgrado si viva in una terra difficile, i Samaritani non vogliono essere parte del conflitto, ma la soluzione dello stesso.”

di Claudia Lo Presti

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