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Il sindaco Bianco e l’opposizione in Consiglio comunale

CATANIA – In politica fare l’opposizione è una cosa seria. Un’azione importante perché da un lato serve da sprone a chi governa dall’altro perché mette in atto un’azione di controllo e, dunque alla fine, un proposta di sostituzione. L’opposizione, sia chiaro, deve essere ben distinta dalla minoranza politica occasionale, che può scaturire da una singola votazione. Gli inglesi, che di democrazia parlamentare possono dare lezioni a tutti ed a noi italiano degli ultimi tempi più che mai, hanno codificato tantissimi aspetti dell’opposizione a partire dal 1826 con il Majesty’s Loyal Oppositio: dal filibustering al “governo ombra”. Insomma, una “official opposition” il cui capo è una sorta di primo ministro alternativo.
Scriveva Pietro Calamandrei nel 1948: «Ma anche l’opposizione, se si vuol che il parlamento funzioni, non deve mai perdere la fede nella utilità delle discussioni e nella possibilità che hanno gli uomini, anche uno contro cento, di persuadersi tra loro col ragionamento (che è qualcosa di diverso dalle vociferazioni e dalle invettive). Anche se ridotta a un esiguo drappello di pochi isolati, l’opposizione deve esser convinta di poter prima o poi, colla ostinata fede nella bontà delle proprie ragioni, disgregar la maggioranza e trascinarla con sé; e deve guardarsi dal complesso di inferiorità consistente nel credere che restar fuori dal governo voglia dire esser fuori dal parlamento o ai margini di esso, quasi in esilio o in penitenza. In realtà, se la opposizione intende l’importanza istituzionale della sua funzione, essa deve sentirsi sempre il centro vivo del parlamento, la sua forza propulsiva e rinnovatrice, lo stimolo che dà senso di responsabilità e dignità politica alla maggioranza che governa: un governo parlamentare non ha infatti altro titolo di legittimità fuor di quello che gli deriva dal superare giorno per giorno pazientemente i contrasti dell’opposizione, come avviene del volo aereo, che ha bisogno per reggersi della resistenza dell’aria».
Dalle nostre parti, purtroppo, le cose non stanno così sia perché non c’è nessuna idea di “sostituzione”, vige cioè l’assenza di qualsiasi proposta alternativa di governo della città, sia per il livello degli oppositori.
La dimostrazione più ampia e lampante è avvenuta in Consiglio comunale nelcorso della relazione del sindaco Bianco. Bisogna dire che il consigliere Sebastiano Arcidiacono, attuale vicepresidente del Consiglio Comunale, trasuda nostaglia per l’epoca del governo del centrodestra. Ere politiche dominate da personaggi politici a cui evidentemente Arcidiacono è rimasto legato almeno idealmente. Al di là dell’intervento di Arcidiacono, anche altri hanno dimostrato come la lingua italiana, con sintassi e grammatica, purtroppo non abita più in quell’aula. Come non vi abitano più il buon senso, la ricerca della verità e della cognizione politica. Purtroppo sono i tempi odierni ma il livello espresso suscita pur sempre sorpresa e sconforto. In tempi ormai antichi magari qualcuno sgrammaticava un po’ ma aveva il senso della politica. Adesso no, è a tutto campo.
Illuminante esempio e la frase “ho sentito attentamente” che o è un capolavoro linguistico oppure è un lapsus freudiano poiché della relazione del sindaco, il consigliere Bosco non ha “ascoltato” nulla, ha solo “sentito”. Sulla differenza tra i due termini si può consultare qualsiasi buon vocabolario. Continuare l’elenco di un andazzo sciagurato è inutile. Quello che è fuori da ogni dubbio è che Bianco ha ereditato un disastro di portata epocale. Un catastrofe provocata dal 13 anni di pessimo governo da parte del centrodestra. Pesante dunque l’eredità lasciata a Bianco. E adesso, nel dibattito in aula, i consiglieri del centrodestra, o dell’opposizione in generale, accusano l’attuale primo cittadino di tutti i problemi della città.
Finora molti consiglieri comunali materializzato la loro azione storpiando la frase di Giuseppe Ungaretti in «M’illumino d’impaccio». Altro non c’è stato. «Ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola escursione, altri che la considerano come un accessorio di secondaria importanza», disse Alcide De Gasperi, e non aveva mai visto la generazione odierna. Sembrano essere passati millenni da allora e altrettanto tempo da quando uomini come lui, quelli della Prima Repubblica, calcavano da protagonisti le scene della politica Italiana. Come dire da Shakespeare e Moliere siamo passati alle recite scolastiche di fine anno e, per giunta, fatte anche male.

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