“Cuore di Cane” di Michail Bulgakov al centro Zō, culture contemporanee: straordinaria Licia Lanera

Classe 1982, di origine barese, Licia Lanera è regista e attrice teatrale; nel 2006 fonda la compagnia Fibre Parallele che dal 2018 prenderà il suo nome. Nel 2011 vince il Premio Landieri come miglior attrice italiana giovane, e nel 2014 vince i Premi Eleonora DuseVirginia Reiter, e il Premio UBU come migliore attrice italiana under 35. Alla settantasettesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia è al suo debutto cinematografico con il film Spaccapietre, diretto dai fratelli De Serio.

Nato in radio, il lavoro su “Cuore di cane” è caratterizzato da una struttura musicale decisa, affidata al compositore di musica elettronica Tommaso Qzerty Danisi. Dichiara Licia Lanera: “Insieme al compositore, ci siamo incentrati su una molteplicità di suoni e di voci per far catapultare lo spettatore nell’atmosfera moscovita e per restituire una forza pirotecnica alla scrittura.”

Luci dello spettacolo sono a cura di Vincent Longuemare, i costumi di Sara Cantarone, la maschera di Sarah Vecchietti, assistente alla regia è Annalisa Calice. Lo spettacolo è co-prodotto dalla Compagnia Licia Lanera e da Teatro Piemonte Europa.

Sebbene ad un certo momento, Bulgakov avesse deciso di abbandonare la carriera medica, la sua dedizione alla scrittura ed al teatro fu per tutta la vita mortificata dal regime sovietico che gli procurò non pochi dispiaceri censurando le sue opere, anche quando Stalin gli affidò un impiego al Teatro Accademico dell’Arte di Mosca: aveva cercato di tenerlo buono per non aver risposto con favore alla sua richiesta di espatrio. Ebbe tre mogli ed una vita inquieta, breve (muore nel 1940 a soli quarantanove anni), ma ricca di attività, sia in campo medico (che abbandona nel 1920) che letterario. Consegnato all’immortalità, anche grazie al suo ultimo romanzo, “Il maestro e Margherita”.

La sua è una scrittura fantastica: ipotesi dentro i paradossi, ironia per non palesare dissenso verso tutto ciò che del suo momento storico non riusciva a mandare giù. Iperboli scientifiche a cui era avvezzo, per raccontare il buio delle personalità umane, il sopravvento della prepotenza e dell’ignoranza; spiegazioni folli di atmosfere banali nelle quali venivano messi in luce aspetti umani beceri e mediocri. Bulgakov sfogava nella scrittura il proprio dissenso, ma aveva imparato a trovare un linguaggio appropriato per parlare di cose senza dire realmente quanto ne fosse infastidito.

“Cuore di cane”, scritto nel 1925, è la storia di uno scienziato che accoglie a casa propria un povero cane – chiamato poi Pallino – che si dibatte in una tormenta di neve, lo fa dormire sul proprio tappeto accanto al camino, lo rimette in salute solo per trapiantare nel suo corpo l’ipofisi e i testicoli di un essere umano, nella speranza di trovare un modo per fermare l’invecchiamento cellulare. Il cane sopravviverà all’intervento contro ogni aspettativa, e si trasformerà nel più grande incubo di Filip Filipovič, il medico ricercatore, comprendendo infine che il cuore più buio è giusto quello dell’uomo e che al cane non conviene affatto somigliargli.

Le atmosfere stupefacenti tanto care a Bulgakov, nella magnifica scenografia scelta per il palcoscenico del Centro Zo vengono ricostruite con efficacia: pochi dettagli, luci che tratteggiano i volumi dei pochi mobili adoperati; la musica elettronica riprodotta con vari strumenti. E subito è definita la freddezza dell’istante, intuita la sorte del povero Pallino, percepita l’aria di congiura programmata in cui si muovono gli abitanti della casa.

E poi, c’è Licia Lanera che per gli amanti del buon teatro, quello di livello, è davvero un’esperienza esaltante vedere recitare. Come da lei stessa affermato, le sue corde vocali vengono audacemente adoperate per la quantità di voci con impronte, volumi disparati, impostate per passare da timbri giovanili e con inflessioni dialettali, a quelli maschili, a quelli del cane. Licia Lanera non ha solo un complesso controllo della voce, anche un preciso studio dei gesti, anche questi in relazione all’età dei personaggi. Cuore di cane è un racconto che pone lo spettatore, amante degli animali, in una condizione d’ansia crescente, prevenuto ed incline a detestare Filip Filipovič per la crudeltà espressa: creare speranze in un essere innocente. Ma proprio la morbosità scientifica del medico ricercatore armerà la mano della sorte, sempre giusta ed obiettiva, a rendergli la pariglia quando l’evoluzione delle conseguenze dell’intervento trasformeranno Pallino in un essere umano dal cuore buio e le pretese fastidiose.

L’attrice adatta il testo da un punto di osservazione diverso da quello del libro: ovvero, interrompe prima della fine la conclusione del racconto rendendo più marcata la verità che l’uomo è scomodo anche in pieno paradosso fantascientifico, glissando sulla valenza politica che Bulgakov aveva interesse a rappresentare, per il noto disappunto per tutti coloro che pur non avendo le competenze parlavano di argomenti filosofici e sociologici affatto compresi.

Suggestiva la tormenta di neve riprodotta in apertura e la maschera, dietro la quale si cela per tutto l’atto l’attrice, è l’espressione inevitabile per la sconfitta di ogni tentativo di vincere sulle leggi della natura.

“Ho provato di tutto, accetto la mia sorte, e se ora piango è soltanto per il dolore fisico e per il freddo, perché il mio spirito non si è ancora spento… è tenace, lo spirito di un cane.”  

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