PESCA, 100 MILIONI PER AMMODERNARE VECCHI PESCHERECCI. LA FEDERAZIONE ARMATORI SICILIANI ATTACCA: «BASTA FINANZIARE IL PASSATO, SERVONO NAVI NUOVE E UNA VERA RIFORMA DEL SETTORE»

PESCA, 100 MILIONI PER AMMODERNARE VECCHI PESCHERECCI. LA FEDERAZIONE ARMATORI SICILIANI ATTACCA: «BASTA FINANZIARE IL PASSATO, SERVONO NAVI NUOVE E UNA VERA RIFORMA DEL SETTORE»

La FAS critica le misure previste dalla Manovra 2027: «Da vent’anni si annunciano finanziamenti, contributi e interventi straordinari, ma la flotta continua a invecchiare e le imprese rischiano di scomparire. Dove sono finiti i benefici dei miliardi destinati al comparto? Le associazioni nazionali ascoltino finalmente pescatori e armatori anziché limitarsi ad accompagnare le scelte del Governo».

CATANIA, 3 novembre 2026 – Cento milioni di euro per ammodernare la flotta peschereccia nazionale e una nuova forma di cassa integrazione per i lavoratori della pesca a partire dal 2027. Sono le misure annunciate nel disegno di legge di Bilancio, ma per la Federazione Armatori Siciliani (FAS) rappresentano l’ennesima occasione per interrogarsi sulle reali strategie adottate per il futuro della pesca italiana.

La Federazione non contesta la necessità di investire risorse pubbliche nel settore, né l’importanza di garantire adeguate tutele ai lavoratori. Contesta, invece, un’impostazione che rischia di continuare a finanziare interventi parziali senza affrontare le cause strutturali della crisi.

«Continuare a spendere denaro pubblico per ammodernare pescherecci ormai vecchi, senza prevedere un vero programma nazionale di costruzione di nuove unità da pesca, significa rischiare di prolungare artificialmente la vita di una flotta che avrebbe bisogno di essere profondamente rinnovata».

È questa la posizione della Federazione Armatori Siciliani, che da anni chiede investimenti mirati alla sostituzione delle imbarcazioni obsolete, all’introduzione di motorizzazioni ecologiche e allo sviluppo di sistemi di pesca alternativi, economicamente sostenibili e meno impattanti sull’ambiente marino.

Una flotta sempre più vecchia: perché si finanziano le riparazioni e non la costruzione di nuovi pescherecci?

Secondo le informazioni diffuse sulla Manovra, il fondo da 100 milioni sarà distribuito tra il 2027 e il 2028, con 60 milioni nel primo anno e 40 nel secondo.

Le risorse dovrebbero finanziare efficientamento energetico, ammodernamento sostenibile, sicurezza a bordo e competitività delle imprese.

Obiettivi condivisibili, ma che secondo la FAS non rispondono pienamente alla situazione reale del comparto.

Molte imbarcazioni italiane sono state costruite diversi decenni fa, utilizzano tecnologie superate e richiedono interventi di manutenzione sempre più onerosi.

«Quale futuro possiamo immaginare per la pesca italiana se continuiamo a investire prevalentemente su imbarcazioni progettate quando le esigenze energetiche, ambientali e tecnologiche erano completamente diverse da quelle attuali?»

La Federazione ritiene necessario un programma pluriennale per la sostituzione delle unità più obsolete con nuovi pescherecci progettati per ridurre i consumi, migliorare la sicurezza degli equipaggi, contenere l’impatto ambientale e garantire condizioni di lavoro dignitose.

Un programma che dovrebbe essere realizzato nel rispetto delle norme europee sulla capacità della flotta, evitando aumenti indiscriminati dello sforzo di pesca e prevedendo, ove necessario, la dismissione delle unità sostituite.

Vent’anni di finanziamenti e una categoria sempre più in difficoltà: cosa non ha funzionato?

La FAS solleva una questione che ritiene centrale e sulla quale chiede un confronto pubblico.

Negli ultimi vent’anni il settore della pesca ha beneficiato di numerosi programmi di sostegno, fondi europei, nazionali e regionali, contributi per l’ammodernamento, misure per l’arresto temporaneo e interventi destinati alla competitività.

Eppure, nonostante questa successione di strumenti finanziari, molte imprese continuano a denunciare margini economici insufficienti, costi di gestione crescenti, difficoltà nel ricambio generazionale e incertezza sul futuro.

La domanda della Federazione è inevitabile: se sono stati destinati tanti finanziamenti al comparto, perché oggi la pesca professionale continua a vivere una crisi così profonda?

Per la FAS non è sufficiente annunciare nuovi stanziamenti senza conoscere i risultati ottenuti con quelli precedenti.

Occorre verificare quante imprese abbiano realmente beneficiato dei contributi, quanti posti di lavoro siano stati salvaguardati, quante imbarcazioni siano state rinnovate e quali miglioramenti concreti siano stati raggiunti nella redditività delle attività di pesca.

La Federazione chiede pertanto un bilancio pubblico e verificabile degli investimenti effettuati negli ultimi vent’anni.

«Non basta sapere quanto denaro è stato stanziato. Vogliamo sapere quanto è stato effettivamente speso, a favore di chi e soprattutto con quali risultati. Il successo di una politica pubblica non si misura dai comunicati stampa, ma dalle imprese che riescono a sopravvivere e dai lavoratori che possono continuare a vivere dignitosamente del proprio mestiere».

Motori ecologici e sistemi di pesca alternativi: le proposte rimaste senza risposte adeguate

La Federazione Armatori Siciliani ribadisce di avere da tempo indicato alcune priorità che considera indispensabili per il rilancio del settore.

Tra queste figurano la realizzazione di nuove imbarcazioni, il finanziamento di motori a ridotto consumo e a minore impatto ambientale, la ricerca su carburanti alternativi e lo sviluppo di attrezzature e tecniche di pesca più selettive.

Secondo la FAS, occorre finanziare sperimentazioni reali, coinvolgendo direttamente gli armatori, gli equipaggi, gli istituti di ricerca e i costruttori navali.

Non bastano progetti teorici o iniziative che non trovano applicazione concreta sulle imbarcazioni.

«Se vogliamo davvero una pesca sostenibile, dobbiamo mettere i pescatori nelle condizioni di praticarla. Non possiamo pretendere una transizione ecologica continuando a far lavorare le imprese con mezzi superati e costi energetici insostenibili».

La Federazione chiede inoltre che il Governo promuova, nelle sedi europee competenti, una revisione degli strumenti di finanziamento per consentire la sostituzione delle unità obsolete con pescherecci di nuova generazione, senza compromettere gli obiettivi di conservazione delle risorse ittiche.

Associazioni nazionali nel mirino della FAS: «Troppo vicine alle decisioni del Governo, troppo lontane dalle esigenze della base»

La Federazione esprime una forte critica anche nei confronti del sistema della rappresentanza nazionale della pesca.

Secondo la FAS, le principali organizzazioni di categoria dovrebbero esercitare un ruolo maggiormente autonomo e critico nei confronti delle politiche governative, dando più spazio alle esigenze quotidiane delle imprese e degli equipaggi.

«Non è sufficiente accogliere positivamente ogni nuovo stanziamento annunciato dal Governo. Le associazioni di categoria dovrebbero innanzitutto chiedersi se quelle risorse rispondano realmente alle necessità degli armatori e dei pescatori che dichiarano di rappresentare».

La Federazione contesta un metodo di confronto che, a suo giudizio, rischia di privilegiare gli interlocutori istituzionali abituali rispetto al coinvolgimento diretto delle marinerie.

Non si tratta di negare il ruolo delle organizzazioni nazionali, ma di chiedere maggiore pluralismo, trasparenza e partecipazione.

«La rappresentanza non può ridursi alla condivisione delle decisioni già assunte. Deve avere il coraggio di contestare le scelte che non funzionano, anche quando provengono dal Governo».

Cassa integrazione dal 2027: una tutela necessaria, ma non basta a salvare le imprese

La Federazione riconosce l’importanza dell’introduzione di una tutela strutturale del reddito per i lavoratori della pesca.

Il disegno di legge prevede, dal 2027, un trattamento pari all’80% della retribuzione per un massimo di 90 giornate annue, in presenza delle condizioni previste dalla norma.

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La FAS evidenzia tuttavia che il sostegno ai lavoratori nei periodi di inattività non può sostituire una politica industriale capace di garantire la continuità economica delle imprese.

«La cassa integrazione è una conquista importante per i lavoratori, ma non possiamo costruire il futuro della pesca finanziando soltanto i periodi nei quali i pescherecci rimangono fermi. Dobbiamo creare le condizioni affinché possano tornare a lavorare in modo sostenibile e redditizio».

Resta inoltre centrale il problema del carburante, che incide pesantemente sui costi di esercizio delle imbarcazioni.

La Federazione ribadisce la necessità di interventi immediati sul prezzo del gasolio da pesca, accompagnati da una strategia di lungo periodo per ridurne strutturalmente il consumo.

La richiesta al Governo: un piano nazionale per ricostruire il futuro della pesca

La FAS propone l’apertura di un confronto istituzionale finalizzato a elaborare un programma pluriennale di rilancio, fondato su sei obiettivi prioritari:

  1. Nuovi pescherecci: incentivi alla sostituzione delle unità obsolete con imbarcazioni moderne, sicure e a basso impatto ambientale, nel rispetto della normativa europea.

  2. Motorizzazioni ecologiche: contributi specifici per motori efficienti, tecnologie innovative e riduzione dei consumi.

  3. Ricerca applicata: sperimentazione di sistemi di pesca alternativi e selettivi, con il coinvolgimento diretto delle marinerie.

  4. Emergenza carburante: misure per contenere i costi energetici che compromettono la redditività delle imprese.

  5. Trasparenza sui finanziamenti: rendicontazione pubblica delle risorse destinate al comparto negli ultimi vent’anni e valutazione dei risultati.

  6. Rappresentanza effettiva: consultazioni dirette con pescatori, armatori e organizzazioni territoriali prima dell’adozione delle principali misure.

«Non vogliamo altri vent’anni di promesse: vogliamo sapere se il Governo intende salvare davvero la pesca italiana»

La Federazione Armatori Siciliani conclude con un appello al Governo, al Parlamento e alle istituzioni europee.

Il fondo da 100 milioni, attualmente previsto dal disegno di legge e ancora soggetto all’iter parlamentare e ai successivi provvedimenti attuativi, può rappresentare un’opportunità. Ma, secondo la FAS, deve essere inserito in una strategia molto più ambiziosa.

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«Da vent’anni sentiamo parlare di rilancio, sostenibilità, innovazione e competitività. Nel frattempo i pescherecci invecchiano, i giovani si allontanano dal mestiere, le imprese si indebitano e intere marinerie temono per il proprio futuro. È arrivato il momento di chiedersi perché tanti interventi non abbiano prodotto il cambiamento atteso».

La Federazione ritiene che la politica debba passare dalla gestione dell’emergenza alla ricostruzione delle prospettive economiche del settore.

«Non chiediamo finanziamenti a pioggia. Chiediamo investimenti intelligenti, controllabili e capaci di produrre risultati. Non vogliamo continuare a riparare il passato: vogliamo costruire il futuro della pesca italiana».

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