CARO GASOLIO, LA PESCA CHIEDE LO STATO DI EMERGENZA: «IL GOVERNO CONVOCHI SUBITO GLI STATI GENERALI DELLA PESCA»

CARO GASOLIO, LA PESCA CHIEDE LO STATO DI EMERGENZA: «IL GOVERNO CONVOCHI SUBITO GLI STATI GENERALI DELLA PESCA»

Federazione Armatori Siciliani: «Servono misure straordinarie e un tetto al costo del carburante. Il 22 ottobre circa 100 pescherecci pronti alla mobilitazione nello Stretto di Messina»

CATANIA – La pesca siciliana chiede al Governo nazionale di riconoscere la gravità della crisi che sta colpendo il comparto e di attivare misure straordinarie di emergenza, convocando a Roma gli “Stati Generali della Pesca” prima della mobilitazione annunciata per il 22 ottobre 2026.

La richiesta arriva dalla Federazione Armatori Siciliani, che punta a riunire attorno allo stesso tavolo Presidenza del Consiglio, Ministeri competenti, Regioni, rappresentanze degli armatori e del mondo della pesca per affrontare quella che viene descritta come una situazione non più sostenibile a causa dell’impennata del costo del carburante.

La Federazione propone che gli Stati Generali comprendano l’istituzione di un “Tavolo Blu – Emergenza Pesca e Caro Carburante”, chiamato a individuare immediatamente risorse e provvedimenti capaci di consentire alle imprese di continuare a prendere il mare.

Secondo quanto segnalato dagli operatori alla Federazione, il gasolio per la pesca viene attualmente pagato intorno a 1,40 euro al litro, con un’incidenza sempre più pesante sui costi delle imprese.

Per molti armatori il carburante rappresenta una delle principali voci di spesa e, quando il suo prezzo supera determinate soglie, l’intera attività rischia di perdere sostenibilità economica.

Non si tratta soltanto degli armatori.

Dietro ogni peschereccio ci sono equipaggi, famiglie, mercati ittici, imprese di trasformazione, officine, fornitori, servizi portuali e un indotto che coinvolge migliaia di lavoratori.

Per questo la Federazione sostiene che l’emergenza carburante debba essere affrontata come una questione economica nazionale e non attraverso interventi occasionali.

«CARBURANTE A 60-70 CENTESIMI DURANTE LE GRANDI CRISI»

La Federazione Armatori Siciliani propone al Governo un obiettivo preciso: individuare strumenti fiscali, compensativi e finanziari capaci di portare il costo effettivamente sostenuto dalle imprese di pesca a non oltre 60-70 centesimi al litro nei periodi di grave crisi energetica e internazionale.

In condizioni economiche ordinarie, secondo la proposta della Federazione, il costo dovrebbe invece essere ricondotto nell’ordine di 40-50 centesimi al litro.

Non viene indicato un unico strumento obbligatorio.

Il Governo, secondo gli armatori, potrebbe intervenire attraverso agevolazioni fiscali, compensazioni dirette, fondi emergenziali, risorse europee o una combinazione di queste misure.

Il punto, per la Federazione, è il risultato finale: il peschereccio deve poter tornare in mare senza consumare nel serbatoio gran parte del proprio margine economico.

«NON BASTANO RIMBORSI PARZIALI E AGEVOLAZIONI»

La Federazione giudica insufficienti, rispetto alla dimensione dell’emergenza denunciata, misure limitate a rimborsi percentuali, crediti d’imposta o altre forme di fiscalizzazione.

«Non chiediamo interventi simbolici – è la posizione della Federazione – ma condizioni economiche che consentano concretamente alle imprese di continuare a lavorare».

La richiesta è quindi quella di intervenire direttamente sul costo finale sostenuto dall’impresa.

FONDI EUROPEI: «PRIMA SALVIAMO LE IMPRESE, POI FINANZIAMO I PROGETTI»

Un’altra proposta riguarda l’utilizzo delle risorse europee destinate alla pesca.

La Federazione chiede al Governo una ricognizione immediata dei fondi FEAMPA e delle altre risorse nazionali ed europee disponibili, valutando, nel rispetto della normativa europea, la riprogrammazione delle somme destinate a interventi differibili o non ancora avviati.

Il principio sostenuto dagli armatori è semplice:

prima di finanziare nuovi progetti bisogna evitare che chi dovrebbe realizzarli sia costretto a chiudere.

La crisi potrebbe durare poche settimane oppure protrarsi per mesi. Nessuno può oggi conoscere con certezza l’evoluzione dei mercati energetici.

Per la Federazione è quindi necessario utilizzare subito le risorse disponibili, invece di attendere che l’emergenza produca danni irreversibili.

«GLI STATI GENERALI DELLA PESCA PRIMA DEL 22 OTTOBRE»

La Federazione chiede pertanto al Governo di convocare con carattere d’urgenza gli Stati Generali della Pesca, coinvolgendo tutte le istituzioni e le rappresentanze interessate.

All’interno degli Stati Generali dovrebbe essere costituito il:

“TAVOLO BLU – EMERGENZA PESCA E CARO CARBURANTE”

con il compito di definire un piano straordinario nazionale sul costo dell’energia, individuare le risorse immediatamente disponibili e stabilire misure capaci di operare per tutta la durata della crisi.

La Federazione chiede che la convocazione avvenga prima del 22 ottobre.

IL 22 OTTOBRE CIRCA 100 PESCHERECCI VERSO LO STRETTO

In assenza di risposte concrete, resta programmata la mobilitazione del 22 ottobre 2026, alla quale la Federazione prevede la partecipazione di circa 100 pescherecci.

Lo Stretto di Messina diventerebbe così il luogo simbolico della protesta della marineria siciliana.

La Federazione precisa che le modalità operative dell’iniziativa saranno coordinate con le Autorità competenti, nel rispetto delle prescrizioni sulla sicurezza della navigazione, della salvaguardia della vita umana in mare e dell’ordine pubblico.

«NON SAPPIAMO SE QUESTA CRISI DURERÀ 10, 100 O 1.000 GIORNI»

È questo il messaggio che gli armatori intendono portare a Roma.

Nessuno può sapere quanto durerà l’attuale instabilità energetica. Proprio per questo, secondo la Federazione, non è più possibile procedere esclusivamente attraverso provvedimenti temporanei adottati di volta in volta.

Serve un meccanismo capace di proteggere la pesca quando il prezzo dell’energia raggiunge livelli incompatibili con la sostenibilità economica delle imprese.

«Il Governo deve comprendere che siamo davanti a un’emergenza. Se il carburante rende economicamente impossibile andare in mare, non si ferma soltanto un peschereccio: si ferma una filiera intera».

Il conto alla rovescia verso il 22 ottobre è iniziato.

La richiesta della Federazione Armatori Siciliani è rivolta al Governo nazionale: riconoscere l’emergenza, convocare gli Stati Generali della Pesca e aprire immediatamente il Tavolo Blu prima che la protesta arrivi nello Stretto.

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