CATANIA, MARE VIETATO E CONTROLLI ASSENTI: ORDINANZA GIUSTA, MA RESTA SOLO SULLA CARTA

CATANIA, MARE VIETATO E CONTROLLI ASSENTI: ORDINANZA GIUSTA, MA RESTA SOLO SULLA CARTA

A Catania si torna a parlare di divieti di balneazione. Con l’ordinanza firmata dal sindaco Enrico Trantino per la stagione estiva 2026, vengono confermati – ancora una volta – i tratti di costa off limits “a tutela della salute pubblica”. Nulla di nuovo, almeno sulla carta. Ma il punto non è più cosa è vietato: è cosa viene davvero controllato.

DIVIETI NOTI, PROBLEMI MAI RISOLTI

L’ordinanza ribadisce i divieti nelle aree già tristemente conosciute:

  • foce del canale Arci e del canale Forcile
  • immissioni in via Villini a Mare e piazza Europa
  • zona Stazione Centrale e foce del torrente Acquicella
  • porti e porticcioli (Ognina, San Giovanni Li Cuti, porto di Catania)
  • area dell’Oasi del Simeto

A queste si aggiungono le criticità legate a scarichi e corsi d’acqua, tra cui il fiume Simeto, il canale di gronda e gli scarichi provenienti dall’area aeroportuale.

Sono gli stessi punti segnalati da anni da associazioni, cittadini e operatori del settore. Le denunce ci sono state. Gli esposti pure. Le immagini – inequivocabili – anche.

IL CASO EMBLEMATICO DEL CANALE ARCI

Tra tutte le criticità, il canale Arci resta il simbolo di una gestione opaca e mai risolta. Acque torbide, odori chimici, rifiuti trasportati fino a mare: una situazione documentata più volte e che ha portato perfino a un’ordinanza del tribunale già nel 2021, ancora oggi in attesa di piena attuazione.

Si parla da anni della cosiddetta “soglia di tracimazione” per impedire lo scarico a mare durante la stagione balneare. Ma ad oggi, tra rimpalli di responsabilità tra Comune, Sidra e Autorità di Bacino, si è ancora fermi ai progetti.

Nel frattempo, il mare continua a ricevere.

IL NODO VERO: NESSUN CONTROLLO REALE

Il punto più critico non è l’ordinanza. È la sua applicazione.

I divieti esistono, ma vengono sistematicamente ignorati.
Nessuna vigilanza costante.
Cartelli spesso assenti o poco visibili.
Bagnanti inconsapevoli o costretti a rischiare.

In molte aree vietate si continua a fare il bagno come se nulla fosse.

Questo rende l’intero sistema inefficace e mina la credibilità delle istituzioni: non basta vietare, bisogna far rispettare.

I CONTROLLI SULLA QUALITÀ DELLE ACQUE: POCA TRASPARENZA

A complicare il quadro, la scarsa accessibilità ai dati. Il Portale delle Acque del Ministero della Salute, strumento fondamentale per la trasparenza, non risulta ancora aggiornato per l’avvio della stagione 2026.

Di fatto, cittadini e operatori devono affidarsi a richieste dirette all’ASP per conoscere lo stato reale delle acque.

Un vuoto informativo che non è più accettabile.

LE ASSOCIAZIONI: “LO DICIAMO DA ANNI”

L’Associazione dei Consumatori d’Italia rivendica un ruolo chiaro:
le criticità oggi riconosciute erano state già segnalate attraverso esposti, articoli, video e denunce pubbliche.

“Finalmente qualcosa si muove – dichiarano – ma ora serve il passo decisivo: far rispettare le regole”.

NON È SOLO AMBIENTE, È SALUTE PUBBLICA

La questione non riguarda solo il decoro o l’immagine turistica.
Riguarda la salute dei cittadini.

Scarichi non controllati, rifiuti nei canali, acque potenzialmente contaminate: tutto questo finisce in mare, dove ogni giorno centinaia di persone fanno il bagno.

CONCLUSIONI: ORDINANZA INUTILE SENZA AZIONE

L’ordinanza 2026 rappresenta un atto dovuto. Ma da sola non basta.

Senza:

  • controlli sistematici
  • sanzioni effettive
  • monitoraggi trasparenti
  • interventi strutturali sugli scarichi

resta un documento formale, privo di reale efficacia.

Il mare di Catania non può essere “nostrum” solo a parole.
Serve una gestione concreta, visibile, verificabile.

E soprattutto: serve responsabilità.

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