Il mare della costa sud-occidentale siciliana, tra Selinunte, Mazara del Vallo, Marsala, Trapani e le Isole Egadi, è al centro di un acceso confronto pubblico legato ai progetti di elettrodotti sottomarini e parchi eolici offshore.
Secondo quanto segnalato da operatori del settore ittico e associazioni di categoria, l’area interessata dalle nuove infrastrutture energetiche sarebbe in una fase avanzata di pianificazione autorizzativa. Un percorso che, pur inserendosi nella strategia nazionale ed europea di transizione energetica, sta sollevando interrogativi su impatto ambientale, ricadute socio-economiche e compatibilità con le attività di pesca.
La provincia di Trapani ospita infatti alcune tra le più importanti marinerie del Mediterraneo, con flotte attive nella pesca a strascico, palangaro e cianciolo. Per molti armatori e pescatori, la prospettiva di limitazioni o interdizioni di ampie zone di mare rappresenta un elemento di forte preoccupazione.
A intervenire sul tema è l’APMP – Associazione Pescatori Marittimi Professionali, costituita con atto pubblico il 10 luglio 1995.
Il Vice Presidente Nazionale, Pasquale Giorgio, sottolinea:
“Non si tratta di essere contrari allo sviluppo delle energie rinnovabili, ma di garantire che ogni opera venga valutata con la massima attenzione. Servono studi approfonditi sugli impatti ambientali e socio-economici, oltre a un confronto reale con chi vive e lavora sul mare”.
Tra le principali criticità evidenziate dall’associazione:
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possibili restrizioni alle attività di pesca artigianale e a strascico;
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effetti sull’economia locale e sull’indotto;
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necessità di valutazioni scientifiche indipendenti;
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tutela delle rotte dei grandi migratori e dei cetacei.
Sul fronte ambientale, diversi operatori chiedono maggiore chiarezza sugli effetti cumulativi delle installazioni offshore, inclusi aspetti paesaggistici e interazioni con gli ecosistemi marini. Gli esperti ricordano tuttavia che tali valutazioni rientrano nei procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) previsti dalla normativa vigente.
Nel territorio circolano inoltre voci e posizioni contrastanti circa il livello di consenso istituzionale e associativo attorno ai progetti. Su questo punto, l’APMP invita a evitare speculazioni e a privilegiare trasparenza, documentazione ufficiale e dibattito pubblico informato.
Altro tema sensibile riguarda la destinazione dell’energia prodotta e le ricadute per la Sicilia. Anche su questo aspetto, l’associazione chiede informazioni puntuali:
“Le comunità locali devono conoscere benefici, compensazioni e prospettive concrete. La transizione energetica deve essere sostenibile anche dal punto di vista sociale ed economico”.
Nel frattempo, cresce l’attenzione verso iniziative civiche come la petizione promossa da Maria Guccione, che mira a stimolare un confronto più ampio sulle scelte infrastrutturali nel mare trapanese.
L’APMP conclude ribadendo la propria disponibilità al dialogo:
“Il mare è una risorsa comune. Innovazione energetica, tutela ambientale e pesca devono poter convivere attraverso pianificazione equilibrata e decisioni condivise”.
Il dibattito resta aperto, in attesa di ulteriori sviluppi istituzionali e tecnici.
