Yari Gugliucci, Annalisa Favetti e Vera Dragone, magnifici nello spettacolo “L’ombra di Totò” al Teatro Stabile di Catania

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Yari Gugliucci, Annalisa Favetti e Vera Dragone, magnifici nello spettacolo “L’ombra di Totò” al Teatro Stabile di Catania

Di Emilia Costantini, adattamento e regia Stefano Reali. Con Yari Gugliucci, Annalisa Favetti, Vera Dragone.
Scena di Carlo De Marino, costumi Laura de Navasques; coreografie, Lorena Noce e light designer a cura di David Barittoni.
Assistente alla regia Enza Felice; produzione Nicola Canonico per la GoodMood. 

Dino Valdi è stato il nome d’arte di Osvaldo Natale, “il doppio di Totò” (come egli stesso si definiva, piuttosto che controfigura): scelto dal Principe che, quando lo incontrò nel 1947, ebbe l’impressione di guardarsi allo specchio, rimase con lui sino alla fine, concludendo la propria carriera con “Uccellacci e uccellini” di Pasolini, nel 1966, dove lo sostituì completamente in tutte le scene (fatta eccezione per un primo piano) con la voce di Carlo Croccolo, essendo  diventato Totò completamente cieco. Dopo, lavorò in qualche film (Milano…difendersi o morire, nel 1978) ed in teatro insieme a Pietro De Vico e Pupella Maggio (Cinecittà).

Emilia Costantini, giornalista e critica teatrale e cinematografica, autrice di numerosi saggi, ha riportato alla luce il valore di questo artista di cui assai poco si conosceva; e lo ha fatto acutamente, scrivendo L’Ombra di Totò e collocando Dino Valdi in un preciso momento della sua vita, la morte di Totò. E da qui, comincia appunto il bel lavoro teatrale di cui sono protagonisti Yari Gugliucci, Annalisa Favetta e Vera Dragone.

Vera Dragone
Annalisa Favetta

Yari Gugliucci appare sulla scena, elegantemente vestito, entra in un elegante appartamento guardandosi le spalle: è il 16 Aprile del 1967, ed è appena sfuggito ad un nutrito gruppo di persone che durante il funerali del principe della risata, ahimè sottratto alla fama, alla stima e all’affetto del mondo intero, lo hanno indicato con meraviglia mista alla gioia di essere in presenza di un miracolo, «Guardate là! Totò è vivo! Totò non è morto! È resuscitato!». Fa appena in tempo a chiudere la porta di casa che una elegante signora gli chiede di farla entrare: è una giornalista, ha seguito la singolare scena che si è svolta alla Chiesa Santa Maria del Carmine Maggiore, lo ha riconosciuto, lei sa chi sia davvero colui che alcuni hanno creduto Totò resuscitato: è Dino Valdi (Osvaldo Natale) che avvicinandosi alla bara per l’ultimo saluto all’attore, aveva scatenato davvero un putiferio. La giornalista (Annalisa Favetta) lo circuisce con promesse di intervista esclusiva, libro, spettacolo, solo su di lui come Dino Valdi e non controfigura di Totò. Prima reticente e oltremodo riservato, l’attore comincerà a farsi accarezzare dal sogno di essere soltanto lui al centro di un progetto lavorativo in cui compaia come se stesso e non come altro. La giornalista come il dominus delle indagini investigative si esprimerà con parole severe contro Totò, richiamando alla memoria episodi relativi alla sua vita sentimentale che si incarnano sullo sfondo dell’appartamento, attrezzato con un palcoscenico. Figure di donne come Franca Faldini e Liliana Castagnola (interpretate da Vera Dragone), protagoniste di episodi del passato di cui uno in particolare concluso senza il beneficio della riparazione. Il palcoscenico all’interno del palcoscenico si trasforma dunque in un tribunale, con deboli indizi e forti moventi:  la giornalista insinuerà che Dino in fondo è stato sfruttato da Totò, che è vissuto con la sindrome del papavero alto, fingendo di godere di benefici che in realtà appartenevano esclusivamente al grande Antonio De Curtis.

Emilia Castagnola, non nuova a questo genere di intuizione strategica, ordisce un originale modo di percorrere la vicende ragionando per assurdo, imbastendo una causa visionaria, scompone ogni prova contro, ribaltandola per affermare l’innocenza, e spiegare meglio la natura del “processato”.

Yari Gugliucci, affiancato da due splendide e talentuose attrici, porta dunque in teatro il racconto rarefatto in un sogno, fra la veglia ed il sonno, di una figura cresciuta artisticamente all’ombra di Totò.

Le attrici Annalisa Favetti e Vera Dragone sono bravissime e sul palcoscenico, contraltare del mite Yari Gugliucci/Dino Valdi, sprigionano una energia da brivido.

Annalisa Favetti, nel duplice personaggio della giornalista e della portiera, a ben ragione fortemente consapevole di non poter fare altro mestiere che quello dell’attrice, si è diplomata giovanissima alla scuola di Gigi Proietti; è anche impegnata nel progetto teatrale di Clelia Ciaramelli, per la regia di Pino Ammendola, “Lady D” in cui narra in prima persona della vita della principessa triste al di là dei falsi stereotipi della società inglese.

Vera Dragone interpreta il ricordo di Franca Faldini e Liliana Castagnola, ha una voce bellissima ed una presenza scenica elegante. Diplomata all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”; è la nipote di Vittorio della Seta, regista di origini palermitane ed autore, fra l’altro, di importanti documentari sulla Sicilia e la Sardegna. E’ attrice, cantante e ballerina di successo: è stata la protagonista del musical “School of Rock” accanto a Lillo, a Milano al Teatro della Luna ed in tour, per il cui ruolo ha vinto il premio Persefone 2019 per la sezione musical.

Un riconoscimento va alla regia di Stefano Reali, impegnativa e precisa nell’elaborazione degli spazi. Curatissimi i costumi e le scene; le luci sono studiate ad arte, dando la giusta intensità e contribuendo anch’esse ad esprimere i toni narrativi, quelli relativi all’emozione che procede sdoppiandosi continuamente.

Yari Gugliucci in teatro, in un lavoro così empatico, così efficace in termini di parabola narrativa che, per la formula adoperata ha saputo creare sviluppi in ordine ad una suspense inaspettata e poi chiarita, è stata per uno spettatore illuminato una occasione imperdibile. Conosco il talento dell’attore che personalmente ho sempre visto con piacere, considerandolo uno di quelli spontaneamente capaci qualsiasi cosa facciano: è bravissimo, e non lo scrivo sorprendendomi. Nel ruolo di Dino Valdi ha occasione di realizzare una performance che gli calza a pennello si, ma che ha il bene di esporre con tutta la tragica ironia necessaria per fare passare non la caricatura, bensì la personalità dell’attore/controfigura, e la romantica incertezza fra il sogno infranto di una carriera da solista e la consapevolezza onesta che la sua vita, all’ombra di Totò facendo il doppio di Totò, è stata una magnifica sorpresa. Grazie a Yari Gugliucci che maneggia con cura il ruolo di Dino Valdi, la controfigura di Totò viene passata per ciò che realmente dev’essere stata: “un’ombra irrinunciabile”. E Totò lo riconobbe sempre.

Ogni ombra in fondo è anche figlia della luce e solo chi ha potuto sperimentare tenebra e chiarita, guerra e pace, ascesa e decadenza, può dire di avere veramente vissuto.” (Stephen Zweig, 1881-1942)

 

 

 

 

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