Il superpoliziotto Angelo Mangano raccontato da Giuseppe Pastorello

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Il superpoliziotto Angelo Mangano raccontato da Giuseppe Pastorello

Ieri sera la soglia del L. A. (Centro studi Laboratorio d’arte) è stata varcata da un cantastorie. Il suo nome è Giuseppe Pastorello, vive a Melilli, ama comporre e da molti anni usa la forma del Teatro Canzone per raccogliere una sfida: svelare i retroscena di storie di denaro e potere, riabilitando agli occhi dell’opinione pubblica gli sconfitti, i vinti di verghiana memoria; qual sono i mille abitanti di una borgata marinara che una cinquantina di anni fa furono letteralmente “cacciati via”, mentre le loro case venivano demolite dalle ruspe di Stato in nome del progresso per far posto al polo petrolchimico nel golfo di Augusta.

Traendo spunto dai “vinti” costretti ad abbandonare Marina di Melilli, il cantastorie Giuseppe Pastorello (testimone dei drammatici fatti quando era bimbo), assieme al suo gruppo, Officina Teatro Canzone, porta in giro uno spettacolo che denuncia i problemi delle persone prive di ricchezza e di potere, e trasforma in parole e musica una vicenda recente ma già dimenticata: ma un fatto per divenire storia deve essere narrato.

Ogni società ha il suo cantastorie e Giuseppe Pastorello valorizza con la canzone d’autore anche la lotta alla mafia ingaggiata da un protagonista “vinto”: il poliziotto “scomodo” Angelo Mangano, nato a Giarre nel 1920, commissario di PS e poi questore, assurto agli onori della cronaca negli anni ‘60 e ‘70 per aver partecipato il 14 maggio 1964 a Corleone all’eclatante arresto di Luciano Liggio, latitante da anni.

Il temibile capomafia non perdonò l’affronto. I suoi agganci, presenti anche nel mondo della politica e delle istituzioni, misero in moto la macchina del fango, fatta di insinuazioni e diffamazioni contro Angelo Mangano.
Quest’ultimo aveva fatto emergere le collusioni della mafia con alcuni apparati dello Stato e, divenuto oggetto di un terribile attentato, restò miracolosamente in vita; di fatto, però, venne abbattuta moralmente la sua specchiata figura di uomo e funzionario: un superpoliziotto anche per costituzione fisica, come mostra la foto che lo ritrae con due colleghi.

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