Pettegolezzi estivi su Concetto Marchesi. Il sommo latinista era originario di Misterbianco?

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Pettegolezzi estivi su Concetto Marchesi. Il sommo latinista era originario di Misterbianco?

Guardare dal buco della serratura non va bene… ma a ferragosto si può fare! In vacanza è divertente scandagliare l’intimità domestica dei vip, frugare tra le lenzuola e scoprire intrighi e retroscena della gente famosa. A questo peccato veniale non ci si può sottrarre; ma avverto: chi sta già arricciando il naso leggendo questo articolo, cambi pagina; chi, invece, con divorante curiosità si impiccia dei fatti degli altri prosegua pure, ne scoprirà di belle su Concetto Marchesi (Catania 1878 – Roma 1957), un prestigioso personaggio che ha sempre vissuto ai piani alti: sommo latinista ed accademico, rettore antifascista, deputato alla Costituente nelle file del PCI (1946) e poi eletto alla Camera sempre nello stesso partito (1948 e 1953).

Su questo personaggio (definito “Il sovversivo”, in quanto appartenente alla sinistra del PCI), sono stati pubblicati volumoni, intitolate scuole, piazze e vie.
A lui è intitolata la Biblioteca comunale di Misterbianco dove decenni fa – quando il marxismo era in auge e nelle vene degli abitanti scorreva rigoglioso sangue rosso – qualcuno bisbigliava che il comunista Concetto Marchesi avesse origini misterbianchesi e certamente contadine. Per appurare questa notizia bisogna fare una piccola indagine e si scopre che Concetto in realtà si chiamava Marchese: soltanto da adulto decise di cambiare il proprio cognome. Perché lo fece? Lo si ignora.

Si sa però che i compagni di partito “contadinizzarono” Concetto Marchesi, in quanto l’intellettuale meridionale – secondo i criteri del PCI – doveva essere preferibilmente di origine popolare. L’esaltazione delle supposte origini contadine di Concetto Marchesi toccò il vertice alla sua morte. Nei discorsi commemorativi al Senato e alla Camera fu definito “nato di popolo da famiglia contadina”, esempio paradigmatico di vita di un “capo” comunista.

In realtà Concetto Marchesi era di antica e nobile schiatta: discendeva dai marchesi Gioeni duchi d’Angiò. Il celebre naturalista-avventuriero Giuseppe Gioeni (1743-1822) era il suo prozio. Il bisnonno era invece… udite, udite… frà Benedetto Gioeni (1769-1857), un religioso che aveva fatto la professione solenne dei voti, compreso quello di castità e che, nonostante ciò, aveva ingravidato. Il frutto dei suoi concupiscenti lombi di alto lignaggio fu un pargoletto, che ovviamente non poté riconoscere. Al piccolo “bastardo” fu imposto il cognome Marchese.

Il nostro Concetto (proprio lui che era un mangiapreti!) non poteva certo rivelare al mondo di essere il virgulto di un albero che aveva per radici l’illegittimo figlio di un religioso, per di più titolato e possidente. Per tutta la vita tenne nascosta l’origine “spuria” del proprio parentado e da comunista qual era diffuse la leggenda delle sue origini contadine.

Una tale favola poteva darla a bere a chi non lo conosceva, mentre chi lo frequentava sapeva benissimo qual era il suo ambiente di origine, anche perché suo padre, Gaetano Marchese detto Tano (Catania 1852 – Firenze 1941) visse sontuosamente da gran signore e, da nobile decaduto qual era, sperperò la dote della moglie Concettina Strano (morta nel 1914, proprietaria a Catania di beni in contrada Sardo) e finì di vivere, vedovo allegro, a Firenze, in un alloggio d’élite. Gli sopravvisse il figlio Salvatore chiamato in famiglia Turicchio (1876-1965).

Tutte queste notizie, quasi pettegolezzi agli occhi di un superficiale, li rivelò al mondo un allievo di Concetto Marchesi, l’esimio studioso Ezio Franceschini, in un volume apparso nel 1976, in cui non lesinava informazioni sulle quattro donne che costituirono per il sommo latinista il puntello affettivo: in primo luogo la madre, la moglie Ada Sabbadini (anche lei di ottima famiglia, morta nel 1962), la figlia Lidia (sposò un medico statunitense e si trasferì negli USA) e una tal Livia Bertuzzi, una delle donne che più amò e venerò.

Tutte queste succose notizie, che farebbero la fortuna di un giornale scandalistico, vennero ignorate da Luciano Canfora che per il DBI – Treccani ricostruì nel 2007 la vita di Concetto Marchesi. Come mai tanta reticenza da parte di uno storico serio (e notoriamente affilato al PCI e poi a Rifondazione Comunista)? Lo stesso Canfora, nella recente biografia dedicata a Concetto Marchesi, edita nel 2019, ricostruisce puntigliosamente la vita di quest’uomo di genio con la sua grandezza, le sue debolezze e zone d’ombra.

Il grande prestigio che Concetto Marchesi conseguì nel corso della sua vita non può certamente essere cancellato dai suoi scatti d’ira. Un testimone dice che, quando a casa si toglieva i calzini sporchi, li lanciava contro il ritratto di frà Benedetto Gioeni, l’odiato bisnonno morto vecchissimo e “consunto”.

Foto: la biblioteca Concetto Marchesi di Misterbianco; scatto di Domenico Scuderi
Articolo dedicato alla memoria dello scomparso Franco Galatà, a lungo responsabile della biblioteca

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