Giovanna Criscuolo: A Playwright was born!

Home Spettacoli Catania e dintorni a teatro Giovanna Criscuolo: A Playwright was born!
Giovanna Criscuolo: A Playwright was born!

“We are such staff / as dream are made on; / and our little life / is rounded with a sleep.” Sono queste le parole originali che nella prima scena del quarto atto de “La tempesta” di W. Shakespeare, Prospero pronuncia conquistandosi l’immortalità.

 

“Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita ”; e questa è la più poetica traduzione  italiana (decisamente più elegante dell’originale) di questo verso.

 

Ora, nessuno può certo competere col Maestro dei Maestri, il Bardo di Stratford upon Avon; eppure, qua e là qualche tentativo di avvicinarsi alla vetta viene tentato e non sempre con intento velleitario e scarso successo. Alle volte, casi rari s’intende, le ciambelle riescono col buco!

 

E’ successo l’altra sera in un teatro all’aperto, scarno e ancillare alla ben più remunerativa attività della ristorazione del centro cultural-gastonomico Zo, sito tra le rovine della zona industriale di fine ottocento, dismessa negli anni settanta del secolo scorso a Catania, a ridosso della scogliera detta dell’Armisi, le antiche lave che circa 6000 anni fa ricoprirono la parte nord di Catania.

 

Dicevamo, il prodigio è avvenuto sull’essenziale palcoscenico, attraverso un atto unico scritto da Giovanna Criscuolo per la regia di Federico Magnano di San Lio, dal titolo estivo, misterioso e fuorviante: “La foto del turista”; opera prima dell’artista.

 

Sulla ribalta hanno dato voce all’accaduto la stessa Giovanna Criscuolo e Vincenzo Volo, una coppia di attori molto ben conosciuta a Catania tra gli amanti del teatro cosiddetto leggero.

 

Ed invero, la piéce per un’ora ci ha fatto sorridere, d’un sorriso garbato e sottile che fin dall’inizio preconizzava qualcosa di poco chiaro nella storia che man mano si rendeva palese.

 

La storia è presto narrata: Lei si vuol suicidare perché stanca di vivere, Lui la salva perché le dimostra “quanto il mondo sia meraviglioso”, per dirla con Domenico Modugno e Riccardo Pazzaglia.

 

In mezzo, tra l’inizio e la fine, un florilegio divertente di situazioni e di battute in apparenza comuni, ordinaie, ma che all’uditore attento paiono descrizioni chirurgiche delle dinamiche relazionali tra un uomo e una donna e tra un uomo e la sua donna; e viceversa (preciso, per evitare gli strali delle mie immancabili lettrici femministe!)

 

Uno spaccato delle difficoltà “ordinarie” che un uomo e una donna trovano nel loro dialogo quotidiano, dove affiorano senza pudore, alla maniera della scimmia nuda che siamo stati, tutti i retropensieri non confessati neppure a se stessi, quelle idee che si hanno ma che non si sa di avere, che pure bussano alle porte della coscienza e che, per come sono descritte nella pièce e per la loro “normale” drammaticità, ricordano il Tennessee Williams di “Zoo di vetro” o de “La gatta sul tetto che scotta”.

 

Giovanna Criscuolo è stata finora una brava attrice, ma ha dato prova, in questa occasione, di saper scrivere e di sapere indagare l’animo umano.

Una gradevolissima sorpresa.

 

Alla fine, l’allegra foto del turista sarà la chiave di volta del dramma che è la vita quando prende una strada dolente e imprevista e disvela la disperata ricerca del significato che ognuno di noi cerca di dare alla propria esistenza,  quel significato che ci permette ogni volta di continuare a vivere perché tutti siamo chiamati a portare a compimento la nostra vita meglio che possiamo.

 

La piéce è stata ben recitata sia dalla Criscuolo che da Vincenzo Volo, al quale auguriamo di trovare una propria cifra espressiva che lasci da parte Turi Ferro che, certo, cattura la simpatia del pubblico, ma che è di sicuro ostacolo a quel volo professionale che egli merita.

 

I costumi sono di Dora Argento e le musiche di Falvio Cangialosi

Lo spettacolo che può ben aspirare a una platea più larga, verrà replicato il 3 e il 5 settembre, rispettivamente a Riposto e a Santa Caterina di Villarmosa.

 

Dimenticavo. Quando andrete a vedere lo spettacolo, tenete bene a mente dalla prima all’ultima scena il distico virgiliano: “Omnia vincit amor et nos cedamus amori”.

 

Vi aiuterà a metabolizzare l’inaspettato, esaltante, amaro finale, quando “l’amistà” tornerà a intrecciarsi al “diletto”.

 

 

Foto di Francesco Maria Attardi.

Condividilo:

Lascia un commento