Giornata Mondiale della Fibromialgia: cinque giovani illustratrici danno un volto alla patologia

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Giornata Mondiale della Fibromialgia: cinque giovani illustratrici danno un volto alla patologia

BOLOGNA, 10 maggio 2021 – Roberta Guzzardi (rob_art_illustrazioni), Elena Tersicore Triolo (carotecannella), Cinzia Zenocchini, Ilaria Urbinati (ilaria_urbinati) e Maria Martini (mar_ameo). Sono questi i nomi (e gli account Instagram) delle 5 giovani donne che metteranno la loro arte al servizio della campagna di sensibilizzazione “Fibro..che? Diamo un volto alla fibromialgia” promossa dall’Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica (AISF Odv) con il contributo non condizionato di Alfasigma.
Una campagna che si pone l’obiettivo di far conoscere la fibromialgia, una patologia ancora troppo poco conosciuta e spesso mal interpretata, promuovendone la consapevolezza medico-scientifica e al contempo rappresentandone l’aspetto emotivo e psicologico del vissuto dei pazienti attraverso i disegni delle illustratrici.
Il 12 maggio ricorre la Giornata Mondiale della Fibromialgia e, per l’occasione, ognuna delle illustratrici pubblicherà sulla sua pagina Instagram, la propria rappresentazione della patologia. Con tratti, stili, colori e impostazioni grafiche molto differenti tra loro, queste cinque ragazze mostreranno le diverse sfaccettature di una sindrome di cui, si stima, soffrano circa 2 milioni di italiani, in particolare donne, spesso non diagnosticate. Il 12 maggio è anche la Giornata internazionale degli infermieri e delle infermiere e la data non è casuale perché in questo giorno del 1820 nacque Florence Nightingale, oggi considerata la fondatrice delle scienze infermieristiche moderne e una delle donne britanniche più influenti dell’Età vittoriana. Nightingale, – scomparsa a Londra nel 1910, dopo avere instituito una scuola per infermieri che esiste ancora oggi – soffrì molto probabilmente di fibromialgia. Nella sua vita studiò con un approccio scientifico e orientato ai dati e trasformò il lavoro infermieristico, abbattendo le percentuali di morti tra i ricoverati durante la guerra di Crimea, dove conquistò tra l’altro il celebre soprannome di “ragazza con la lampada”.

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