Viale Africa, un incendio di inutili polemiche

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Viale Africa, un incendio di inutili polemiche

Molti catanesi sono ormai afflitti da una maniacale “cupio dissolvi” Un incendio è sempre un fatto tremendo, una vera e propria sciagura che potrebbe provocare danni gravissimi a cose e persone, perfino causare morti. Nessuna persona sana di mente certamente augura che ne scoppi uno e, tanto meno, ostenta soddisfazione se divampasse davvero.

Nel caso dell’ex raffineria di zolfo di viale Africa, andato a fuoco nella mattina di lunedì 3 agosto, le cose sono molto più complicate di quello che tanti credono di sapere. Chi ha memoria delle cose di questa città, in realtà veramente pochi, ricorda che nel 1999 l’allora assessore alla Cultura della Giunta Bianco, Alba Giardina, annunciò che il progetto era a buon punto e presto anche il comune avrebbe avuto le “sue” Ciminiere”. Non andò proprio così ma i motivi sono ben chiari.

Ma, in fin dei conti, questo importa poco. Quello che è importante è che tantissimi abbiano parlato senza riflettere. A volte, perfino atto comprensibile perché presi dall’emozione o dalla rabbia. Ma a Catania, spesso, molto spesso, le cose sono ben diverse da come appaiono. Forse qualche rallentamento burocratico nell’affidamento dell’immobile all’Accademia di Belle Arti c’è stato ma anche qualora questo fosse avvenuto, non ci sono stati i tempi tecnici per cui i lavori sarebbero potuti cominciare. La burocrazia italiana, leggi e codicilli in resta, non consente che una delibera approvata alla fine del 2014 possa avere esito operativo entro l’anno successivo. Bisogna controllare, verificare, vigilare. Tar, Corte dei Conti, Regione, comitati e chi più ne ha più ne metta, al netto delle immancabili polemiche. Purtroppo la fatalità, o il dolo, ha fatto il resto. Non si sono perduti 8 milioni di euro, come qualcuno ha detto, ma il danno c’è ed è grosso. E l’intera città dovrebbe dolersene. Sono passati i bei tempi di Enrico Mattei quando, nel momento in cui un sindaco gli negava la possibilità di far passare i suoi oleodotti, lui di notte faceva sfondare le piazze cittadine e procedeva. Oggi sarebbe finito in galera, come del resto e perfino giustamente, qualsiasi amministratore che non si attenesse alla regole: lunghe, complesse farugginose ma necessarie e quindi ineludibili.

L’appalto per la ristrutturazione dell’immobile di viale Africa ha infatti una storia complessa e intricata. Il primo appalto fu assegnato per la prima volta nel 2002. La risoluzione del primo contratto avvenne nel 2005. Venne riappaltato nel 2008. Due anno dopo, nel 2010, l’impresa abbandonò i lavori e conseguentemente il cantiere. Tutte le opere provvisionali per garantire la stabilità dell’immobile rimasero però in sito e quindi in questi anni non è mai stato registrato pericolo di crollo. Dal canto suo, il comune di Catania, ha messo in atto tutte le misure possibili per impedire l’accesso a chiunque.

Purtroppo, il resto lo hanno fatto i ritardi delle passate amministrazioni e gli intralci della burocrazia.

«L’amministrazione comunale – ha detto il vicesindaco Marco Consoli – non può che esprimere il proprio rammarico per l’imprevedibile incendio che ha devastato l’immobile di viale Africa proprio nel bel mezzo del guado che lo porterà in ogni caso a diventare una struttura importante per la città».

«Il grave fatto avvenuto oggi, di cui attendiamo conoscere la natura – ha continuato Consoli -, non ci scoraggia: procederemo nel percorso già iniziato per recuperare l’immobile. Ci metteremo subito al lavoro con ancora più forza e decisione, rimettendo in circolo le risorse economiche rimaste da parte e trovandone altre».

«L’incendio ha danneggiato una struttura importante – ha aggiunto Orazio Licandro – sulla quale stavamo lavorando per renderla fruibile alla città e valorizzarla al massimo per raggiungere un nuovo elemento alla già ricca offerta culturale di Catania».

«Andiamo avanti con il progetto – ha detto ancora Licandro – con ancora più forza e determinazione. Con il direttore dell’Accademia di Belle Arti, Virgilio Piccari, abbiamo pensato di utilizzare anche lo strumento dell’Art Bonus una delle misure varate dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini per il recupero e la valorizzazione dei beni culturali».

Sarà importante adesso capire, e questo lo diranno i Vigili del Fuoco, se il rogo sia stato doloso o accidentale.

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