UNA PROPOSTA AUTONOMA E APERTA PER LA SINISTRA DEL LAVORO E DELL’AMBIENTE

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UNA PROPOSTA AUTONOMA E APERTA  PER LA SINISTRA DEL LAVORO E DELL’AMBIENTE

Pubblichiamo di seguito il documento programmatico approvato ieri sera dall’Assemblea prov. di Art.1-M.D.P. redatto dall’esegutivo regionale di art.1, documento che verrà portato in sede nazionale il 6-7 Aprile a Bologna per la fase congressuale per la nascita del nuovo partito di Sinistra. 

I mesi che abbiamo alle spalle sono stati ricchi di entusiasmo e delusioni. Dopo la vittoria del NO al Referendum Costituzionale abbiamo deciso di metterci in cammino. Alle grandi manifestazioni nazionali del 1 Aprile e del 3 Dicembre 2017 a Napoli e Roma ha fatto da contraltare la gestione politico-organizzativa, debole e ondivaga, del pre e post 4 Marzo 2018.
A fronte di una corretta analisi, spesso necessariamente autocritica, della società e del quadro politico,  il nostro movimento politico non ha compiuto le scelte necessarie e conseguenti.
Abbiamo assunto come elemento di partenza il fatto che nella storia recente della sinistra riformista, in Italia e nel mondo, ci sia stata una sostanziale sottovalutazione del capitalismo neoliberista e delle conseguenze nefaste dei fenomeni legati alla globalizzazione. L’idea che fosse possibile governarla da sinistra, nella logica della cosiddetta “terza via”, ha impedito di scorgere i rischi e i pericoli che la caratterizzavano. La finanziarizzazione dell’economia ha, specie in occidente, reso precario il lavoro  ed impoverito i ceti medi e il mondo del lavoro dipendente, depredato l’ambiente e aggredito le risorse dei paesi del sud del mondo.
La necessità di porre al centro il lavoro, la questione sociale e quella ambientale sono stati gli elementi caratterizzanti la nostra riflessione. Serve più sinistra, ci siamo detti spesso, in questi due anni. Serve che la sinistra torni a svolgere pienamente il proprio ruolo a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori, dei ceti medi impoveriti, contro le povertà crescenti e reinterpretando i valori dell’ambientalismo. Una sinistra che torni ad essere percepita come “utile” dai soggetti che intende rappresentare. Una sinistra che sappia tornare a dare radicalità alle proprie proposte mantenendo l’obiettivo del governo e non della testimonianza.
Una sinistra aperta e plurale che sappia dare parole nuove ai valori di sempre.
Per questo abbiamo scelto di dare vita a  un movimento politico che provasse a rimettere in moto un intero campo, in autonomia. Per questo è nato Articolo Uno MDP, fatto da chi aveva lasciato il PD o Sinistra Italiana ma anche da tante e tanti che avevano sperato di trovare un nuovo spazio di militanza e impegno politico. Tanti errori sono stati compiuti, troppi tentennamenti, troppa incertezza nell’attuazione della prospettiva strategica. Dopo la sconfitta del 4 Marzo, aggravata dalla carenza della leadership nazionale e dalle inusitate scelte compiute nella composizione delle liste, invece che riprendere il cammino, complici certo alcuni compagni di strada, si è scelto il silenzio e l’attesa.
La consapevolezza che servisse la presenza di una soggettività tra la sinistra moderata del PD e quella antagonista alla nostra sinistra, non si è concretizzata in un’azione politico-organizzativa efficace. Avremmo dovuto caratterizzarci, definire le nostre proposte, costruire e comunicare con decisione proposte politiche in riferimento alle principali necessità del paese con la cifra di una ritrovata radicalità, uscire dal recinto in cui il termine “scissionisti” ci aveva relegato per costruire una presenza politica sui media e tra le persone. L’approssimarsi delle Elezioni Europee  invece di essere stimolante nella direzione di una nostra presenza autonoma sta avendo  l’effetto contrario.
L’esperienza di LeU che, nonostante l’esito elettorale, aveva generato l’attesa della nascita di un soggetto politico a sinistra richiamando l’attenzione di quadri e militanti ha prodotto, prima a Dicembre e poi a Febbraio, due passaggi nazionali di elaborazione e confronto sui temi caratterizzanti il nostro potenziale profilo politico in termini di approccio al mondo del lavoro e all’economia, alla questione sociale e a quella ambientale, al mezzogiorno e all’Europa ma non ha prodotto conseguenze pratiche organizzative e operative.
A questi passaggi non ha fatto seguito la necessaria proiezione esterna: invece di chiarire e qualificare ulteriormente il profilo politico e il radicamento territoriale, si è scelto, colpevolmente a nostro avviso, di sfumare sempre più la nostra presenza, sui media e nella società, con il rischio di farla definitivamente evaporare.
Ci siamo posti correttamente nella posizione di contribuire alla nascita di una “cosa nuova” a sinistra che sapesse riconsiderare le scelte e le politiche degli ultimi anni, considerando, con umiltà la nostra non autosufficienza. Non abbiamo considerato, però sino in fondo, i tempi e i modi di questo percorso di rigenerazione del campo progressista. L’attesa per i risultati delle Primarie del PD è stata riempita di aspettative che, comprensibilmente, nel breve tempo, era complicato potessero essere confermate dalla prova dei fatti.
Più volte abbiamo dichiarato che, per noi di Articolo Uno, il PD è un progetto politico superato per l’evoluzione della società e della politica in Italia e nel mondo, che avremmo dovuto consideralo un potenziale alleato, ma che non aveva senso parlare di un “rientro” poiché tutte le motivazioni che ci hanno spinto a dare vita a un movimento autonomo sono tutt’ora valide.
La prospettiva della lista unitaria delle forze socialiste e progressiste per le Europee, senza che questa appaia semplicemente una lista del PD “allargata”, obiettivo più che condivisibile, potrebbe rappresentare un passaggio di un percorso ancora lungo, ma non è certo l’esito del percorso né il raggiungimento di una ristrutturazione di un campo. Arrivare all’incontro con altri soggetti avendo chiara la nostra identità, avendo avviato senza titubanze la strutturazione e la stabilizzazione del nostro movimento, dal punto di vista dei contenuti e dell’organizzazione, sarebbe stato un passaggio ineludibile. Ma, purtroppo, non è stato così.
Restiamo convinti che, al campo progressista, serva più sinistra e che, al nostro Paese, serva una sinistra autonoma e con la capacità di un riformismo radicale.
Rispetto a questa analisi i segnali che vengono dalla società sono, nonostante la complessità del momento politico, incoraggianti. C’è un mondo che si muove. La piazza unitaria dei sindacati, la manifestazione delle associazioni di “prima le persone” a Milano, gli studenti in piazza per la difesa del clima e le centinaia di migliaia di cittadini che sono scesi in piazza in ricordo delle vittime innocenti delle mafie: sono tutti segnali che indicano uno spazio politico che chiede di essere rappresentato.

Le risposte del campo progressista sono ad oggi insufficienti. E noi dobbiamo provare a dare il nostro contributo, meglio di come abbiamo fatto fino ad adesso.
Articolo Uno deve smettere di balbettare; deve finalmente uscire da una eterna fase fondativa e dalla fluidità di essere movimento; deve darsi un nuovo gruppo dirigente che sappia coinvolgere i territori, definire una linea politica chiara unitaria ma competitiva anche all’interno dello spazio coalizionale e avviare una seria strutturazione nella società italiana.
Occorre mettere a disposizione dei cittadini italiani proposta politica di una sinistra autonoma e aperta che sappia interpretare i bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori e metta al centro le questioni sociali e ambientali. Una forza capace di parlare alle giovani generazioni, che possono comprendere ciò che è di  sinistra solo da una identità definita e comportamenti conseguenti, di scegliere come strategica la questione meridionale, come chiave per un rilancio dell’economia del Paese nel suo complesso, attraverso il ritorno ad una presenza attiva dello stato in economia.
Serve un partito di sinistra che accompagni l’organizzazione all’identità e alla proposta politica, serve un investimento decentrato di risorse umane e finanziarie per costruire forte radicamento territoriale che ci consenta di stare nelle lotte e nelle contraddizioni che il sistema socio-economico capitalista sparge soprattutto nelle periferie urbane, sociali e culturali del nostro Paese.
Per questo siamo disposti a spenderci, con generosità e impegno, come abbiamo fatto negli ultimi due anni. Per questo crediamo valga ancora lottare, superando tatticismi e opportunismo spesso più legati alle carriere personali. Per questo chiediamo a tutti i militanti e dirigenti di Articolo Uno di compiere definitivamente scelte e di incamminarsi in un percorso che sarà lungo e faticoso, ma necessario, per ridare una sinistra al nostro Paese.

Per questo riteniamo che l’Assemblea del 6 e 7 Aprile a Bologna deve rappresentare un’occasione  reale di riflessione sulla tenuta politica del gruppo dirigente e  un momento di svolta e non un ennesimo appuntamento mancato e rinviato.

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