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Povera Sally e povero Harry!

Ho sempre riso di gusto ogni volta che ho rivisto la scena del finto orgasmo di Meg Ryan nel film del 1989 Harry ti presento Sally, scena in verità molto crudele e cinica che, tuttavia, apre uno squarcio tra le 1000 maschere che governano la relazione di coppia nella stragrande maggioranza dei casi.

A tal proposito può essere utile riflettere, senza veli, sull’importanza – per la vita di ciascuno e della società nel suo complesso – che ha un corretto approccio a questo prodigioso esercizio che Madre Natura ci ha donato.

Sembra che tutti parlino e facciano sesso liberamente, ma c’è ancora un grande muro che divide il fare sesso e il parlarne, con il fluirne.

Fluire nel sesso significa scorrere con l’altro, calarsi insieme al partner nel mondo delle immagini erotiche condivise.

Chi fa le statistiche ci dice che la maggioranza delle persone non hanno un orgasmo soddisfacente. Questo vale sia per gli uomini che per le donne. Ci sono donne che in 40 anni di vita non hanno mai provato il piacere dell’orgasmo, e ci sono molti orgasmi maschili che sono “silenti”, o che sono accompagnati da uno scarso piacere.

In questo modo il sesso rischia di essere un mero esercizio fisico, un accoppiamento senza contatto, un toccarsi nella distanza.

Etimologicamente orgasmo significa sono intimamente agitato.

Nella sua radice sanscrita significa nutrisco.

La ricerca dell’orgasmo è la ricerca dell’altro e della sua agitata intimità, per nutrirsi a vicenda.

L’orgasmo è metafora dell’amore inteso come ricerca dell’intimità dell’altro.

Scrive il Maestro Carotenuto:

“L’esperienza del contatto dei corpi è per certi aspetti più importante e necessaria dell’esperienza del nutrirsi. Le sensazioni tattili, olfattive ed epidermiche, che il corpo della persona amata  riesce a trasmetterci, rappresentano delle modalità essenziali per conoscere e amare l’altro in modo profondo. Facendoci strada nella fisicità dell’amato, noi cerchiamo di capire il suo mistero, di svelare i suoi segreti, alzando tutti i veli, l’uno dopo l’altro.” [A.Carotenuto, Il gioco delle passioni, p.175]

Le forme della relazione sono innumerevoli e le modalità di espressione altrettante. La sessualità è una di queste. Una delle più intime. La sessualità è metafora della relazione. Dimmi come fai sesso e ti dirò chi sei e in che tipo di relazione ti trovi. Fare sesso ci mette a nudo.

La sessualità per essere un’esperienza di contatto deve essere accompagnata dalla comunicazione.

La scarsa comunicazione in una coppia si riflette nella sessualità. L’orgasmo senza comunicazione non è un buon orgasmo. Paure, giudizi, sentimenti, rabbie e abitudine uccidono la comunicazione di una coppia. Di conseguenza, tutte queste caratteristiche, uccidono la ricerca del piacere.

La comunicazione è il cardine su cui fondare la ricerca dell’orgasmo. Scoprire le fantasie dell’altro, le perversioni, le paure, le fragilità e le passioni, sono le basi fondamentali per dare senso al contatto corporeo.

Non esistono due rapporti sessuali identici. Nessun orgasmo è uguale ad un altro. Le cose e gli avvenimenti sono uguali solo quando l’affettività è assente. Là dove entrano in gioco i sentimenti ogni esperienza è unica.

Ogni volta che facciamo l’amore con un’altra persona è una volta nuova. È un ricominciare da capo, sfogliare le pagine di un nuovo libro. È per questo che l’abitudine uccide la coppia.

L’’orgasmo è un “completo abbandono” all’eccitazione sessuale e all’altro.

Spesso accade che siamo “trattenuti” nel sesso. Ma, essendo il sesso metafora della relazione, significa semplicemente essere “trattenuti” nella relazione stessa.

Abbandonarsi all’altro nella vita quotidiana implica fiducia, sia nelle proprie capacità di guidare l’altro quando si abbandona a noi, sia quando vogliamo lasciarci cadere tra le braccia del partner.

Purtroppo la nostra educazione è votata alle regole, al controllo e all’individualità. Queste caratteristiche influiscono negativamente nelle relazioni che abbiamo con le persone, e in questo caso con il partner.

Nel mito greco, Zeus ed Era si recarono da Tiresia per scoprire se fosse l’uomo o la donna a provare più piacere dall’orgasmo. L’indovino rispose: Se il piacere sessuale si compone di dieci parti, nove vanno alla donna, e una sola all’uomo. A “causa” di questa risposta Tiresia diventò cieco ed indovino.

Rischiamo di fare la fine di Tiresia: ciechi alle esigenze degli altri e indovini, ovvero come se possedessimo già le risposte che in realtà non abbiamo. Questo mito mette in evidenza l’importanza dell’irriconoscibilità e del mantenimento del mistero.

L’orgasmo è una ricerca continua della persona amata, dei suoi misteri, un domandare e un rispondere: condividere la strada della continua scoperta compartecipata.

Cerchiamo, scopriamo e sfiliamo i veli dell’altro. Entriamo nel suo mistero e nel suo enigma. Solo in questo modo  possiamo costruire un percorso condiviso che può condurci all’acme dell’eccitamento erotico.

Povera Sally e povero Harry. Una prece.

Matteo Licari Autore
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