Intervista a Giovanni Caloggero, responsabile dei Diritti civili per il PD.

Parliamo di abusi e nello specifico su quelli perpetrati ai danni della comunità Lgbt. Stiamo assistendo ad un vero e proprio attacco omotransfobico che, purtroppo non accenna a diminuire. Cosa fare? In questo momento, in piena pandemia che ha visto ulteriormente rallentata l’entrata in vigore della legge Zan, già approvata tra l’altro, dalla Camera dei deputati. Ne parliamo con Giovanni Caloggero, ex Presidente Arcigay di Catania, Consigliere onorario di Arcigay Nazionale e responsabile dei Diritti civili in seno al Partito democratico a Catania.

D: Giovanni entriamo subito in argomento: a che punto è la legge Zan?

R: Dopo l’approvazione della Camera, è ora ferma in Senato. La crisi e conseguente caduta del governo Conte ha segnato un fermo nell’iter parlamentare, cui si aggiungono le problematiche della attuale pandemia che purtroppo non consentono per ora di dare le dovute priorità. Tanto meno Arcigay e le associazioni lgbtq non possono al momento indire manifestazioni e pride per agire e fare pressing sulla politica.

D: In seno al Partito Democratico lei è responsabile del dipartimento diritti civili, ci parli del suo ruolo svolto qui a Catania e non solo.

R: Con il PD e soprattutto con le persone che compongono l’attuale Segreteria, ho da sempre avuto uno splendido rapporto e intesa sui temi portati avanti da Arcigay. In particolare oggi che queste persone, amiche carissime, hanno assunto i rispettivi ruoli nella attuale Segreteria presieduta da Angelo Villari, il PD catanese ha ritenuto giustamente opportuno dare ascolto e voce alle esigenze in materia di diritti civili. Il Segretario Villari mi ha pertanto invitato ad assumere la responsabilità dello specifico dipartimento. Una scelta questa che si inquadra nel rinnovamento del partito, che si svilupperà in termini molto concreti ed incisivi allorquando le attuali condizioni emergenziali lo consentiranno. Significativo è stato aver scelto il sottoscritto, già consigliere nazionale onorario di Arcigay, a ricoprire detto ruolo, oltre a costituire un segnale positivo di attenzione verso la comunità lgbtq.

D: Siamo in pieno terzo millennio, era di progresso e tecnologie ed ancora assistiamo purtroppo a casi di omotransfobia, quanto è importante parlare di educazione al Gender?

R: La violenza di natura omobitransfobica, al pari di quella generante femminicidi e violenza contro le donne, è sicuramente il prodotto di una non-cultura, alla quale occorre dare due ordini di risposte:
1) Come prima cosa, la prevenzione mediante la diffusione della cultura della pratica e della valorizzazione alle differenze; il valore ed il rispetto delle persone, tutte! Il contrasto alla mentalità patriarcale ed al maschilismo, da quella generato. Il superamento del binarismo di genere, è un tassello fondamentale di questo percorso;
2) La seconda risposta, è quella di pertinenza del legislatore, appunto una buona legge che sanzioni i reati di cui parliamo.

D: Quali sono i progetti per sostenere la comunità Lgbt anche in tempo di pandemia qui a Catania?

R: La nuova dirigenza di Arcigay Catania con il nuovo Presidente Armando Caravini e la Vice Presidente Vera Navarria è composta da persone altamente qualificate e preparate, dal Segretario Emanuele Liotta, Antonio Ferrarotto responsabile salute, Giovanni Abbatelli tesoriere, Lele Russo responsabile delle politiche transgender, Ambra Monterosso responsabile famiglie orgogliose, sta lavorando molto bene e molto sia pure attraverso internet visto che non è possibile incontrarsi o sentirsi di persona attraverso piattaforme telematiche(dato il periodo pandemico). Importante menzionare anche le iniziative rivolte alla salute, alle scuole, alla solidarietà verso persone trans soprattutto a San Berillo, alle denunce di situazioni anomale,che non mancano e sono davvero tante, ma ben gestite, confermando la qualità ed incisività dell’ associazione e dei suoi dirigenti.

D: Cosa si augura per questo 2021 in termini di pari opportunità a livello istituzionale?

R: Credo che l’augurio primario debba essere l’uscita dalla pandemia e la ripresa economica. Famiglie, persone, lavoratori e lavoratrici sono in grande affanno e Arcigay, da sempre convinta del valore della intersezione nelle sue rivendicazioni è, e deve essere vicina a chi soffre, agli ultimi, agli emarginati ancor più emarginati dalla pandemia. È una mia opinione personale, ma sono certo sia condivisa ampiamente, che in questo momento dobbiamo fare tutti un passo indietro per dare spazio e priorità ai problemi gravissimi della gente, ferma restando l’attenzione e la nostra presenza sulle tematiche lgbtq.
Questo, l’insegnamento consegnatoci dal pride inglese del 1984 che si schierò con i minatori gallesi.

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