“L’Arte della Truffa”: l’irresistibile fascino del legittimo illecito

“L’Arte della Truffa”: l’irresistibile fascino del legittimo illecito

Scritto da Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli e Augusto Fornari. Regia di Augusto Fornari.

Con Biagio Izzo (Francesco, fratello di Stefania), Carla Ferraro (Stefania, moglie di Gianmaria e sorella di Francesco), Roberto Giordano (Gianmaria), Arduino Speranza (il cardinale amico di famiglia), Ciro Pauciullo (il carabiniere) e Adele Vitale (Cielo, vicina di casa ed amica brasiliana di Stefania).
Scene di Massimo Comune, Disegno luci di Luigi Raia, Musiche di Gruppo SMP, Costumi di Federica Calabrese, produzione esecutiva di Giacomo Monda.

Innegabile il richiamo che esercitano le notizie di furti storici; non ultimo ad ottobre scorso, quello dei gioielli al Louvre realizzato con un piano semplice e ardito per la cui riuscita (diciamolo apertamente) non pochi abbiamo nutrito ammirazione. Ciascuno di noi, coltivando la certezza che si tratta di un’azione che oltrepassa i confini del Codice Penale, comunque simpatizza, vorrebbe essere capace di pensare ad un’operazione perfetta, con un perfetto piano B per commutare un imprevisto in opportunità. La giustificazione che mette d’accordo tutti, onesti ed aspiranti dell’opposto, che deve essere presente come regola ineludibile nel codice etico di ogni Robin Hood, è che non si può nuocere ad una persona perbene, semplice e spesso vittima di un raggiro ingiusto con pesanti ricadute sulla sua vita.

Perbene ed osservante delle regolari procedure è Gianmaria, imprenditore fin troppo preciso, con un nome in odore di alta borghesia e frequentazioni nell’ ambiente ecclesiastico. Il suo studio concorre nella gara di bando del restauro del Duomo di Napoli e la circostanza gli comporta non poche ansia e preoccupazione, per di più alimentate dalla notizia che di lì a poco il cognato, amabile frequentatore di scenari alquanto diversi dal suo, sarà ospitato nella sua casa in regime di custodia cautelare. Non tutto ciò che è ovvio, perchè canonicamente stabilito dalla separazione del Bene e del Male, riesce a farci giungere ad una conclusione corretta, che salva da rovinose cadute i giusti: qualche volta occorre ricercare all’interno dell’uno e dell’altro l’opposta virtù o l’opposta colpa.

Il regista, Augusto Fornari, è un volto noto sul piccolo e grande schermo: riservato e competente è un irrinunciabile e prezioso caratterista. Insieme a Biagio Izzo ha gia lavorato curando la regia di un’altra piéce teatrale di successo, “Finché giudice non ci separi”.

«Adoro sia la commedia che la farsa,» spiega Augusto Fornari nelle note di regia «ma ciò che più mi dà gusto è trovare un equilibrio fra i due generi e far sì che convivano senza che l’uno “inquini” l’altro. Con Biagio Izzo è stato molto semplice trovare quest’armonia, perché è attore, non solo di istinto comico ma anche di grande intelligenza scenica e la sua compagnia, composta da attori straordinari, mi ha permesso di lavorare al meglio per creare i climi e le atmosfere che rendono la commedia un credibile spaccato di vita. Risate e divertimento assicurato».

Nell’Arte della Truffa si esplora il paradosso della truffa a fin di bene, decisione maturata da soggetti dotati sia di intelligenza che di acume, ma che non potendo adoperarli con onestà in questo mondo di sfruttatori e sfruttati,  esperiscono un piano per combattere il prepotente, colui che vessa, che abusa del ruolo e della mancanza di morale per mettere all’angolo chi in un ambiente così composto si trova spiazzato, avvilito dal non poter adoperare mezzi leciti per ottenere il riconoscimento del proprio diritto.  Ispirata ad una vicenda realmente accaduta, la commedia ci restituisce una morale semplice, che ci eleva, ci pone nella prospettiva più corretta per guardare il mondo che va avanti al rovescio, costringendo i semplici e gli onesti a muoversi su un piano inclinato e arrancare. Chi sono i veri truffatori, dunque? Quelli che minano le fondamenta dell’altrui buonafede! Quelli che si ammantano di carisma, scelgono il linguaggio forbito, catalizzano l’immaginazione creando l’illusione del risultato promesso! In tutti i campi, quelli della piccola società familiare, come quella del lavoro, dello svago, della politica, ciascuno subisce quotidianamente un torto. Gianmaria è la vittima onesta e perbene a cui il cognato Francesco corre incontro con un espediente acuto. Essi, pur posizionandosi su coordinate diverse, si troveranno nelle condizioni di scambiarsi i ruoli, diventando l’uno il bianco che sta al nero dell’altro e viceversa.

Ininterrotta sequenza di siparietti spassosi.

Biagio Izzo, Francesco: figlio di un altro padre ma con una madre comune, è fratello/fratellastro di Stefania che gli vuole un gran bene. Forse per creatività naturale o per DNA, sviluppa il proprio ingegno in contesti che lo portano sovente ad avere a che fare con la Giustizia. Ospite della sorella, riuscirà proficuamente a restituire il maltolto al cognato. L’attore, il cui volto rappresenta una maschera autentica ed unica, delinea il personaggio senza mai cadere nella tentazione di farne un martire, arriva fino in fondo al compito che gli capita di dover svolgere, mantiene di esso la coerenza delle ragioni delle sue scelte; infine attengono a Francesco le riflessioni morali di quanto in piccolo é accaduto nella sua famiglia e su ciò che accade ogni istante nella società.

Carla Ferraro, Stefania: è sorella/sorellastra affezionata e moglie propositiva e comprensiva, in grado di tenere davvero unita la famiglia in un frangente non facile. Lo fa con umorismo e pazienza, trovando il tempo di prendersi cura anche dell’amica di pianerottolo. L’attrice, dotata di una classe innata, specializza il suo ruolo di collante familiare con spontanea veridicità; è venuta fuori indenne da un contesto familiare bizzarro, scambia la carenza con l’unione e la comprensione ai fini di far funzionare tutto sotto il segno della pace.

Roberto Giordano, Gianmaria: con natali elevati socialmente e culturalmente, è un tipo mite ed onesto che vive con l’equazione semplice che la serietà con cui si procede nella vita e nel lavoro debba condurre al rispetto altrui. Ma, ahimé, in questo “mondo di ladri” l’assenza di regole ricalcola ogni cosa e il buon Gianmaria non può fare altro che cercare di coesistere con emozioni altalenanti e facendo affidamento ad una cravatta color pervinca. Roberto Giordano, come Biagio Izzo, possiede una mimica facciale che concorre a buona parte della recitazione senza mai andare verso l’imitazione, ma consolidando la realtà del personaggio.

Arduino Speranza, il Cardinale: vicino alla famiglia di Gianmaria, viene coinvolto inconsapevolmente nel raggiro per recuperare il maltolto. Ho incontrato l’attore prima della prima, durante la tribuna talk al teatro ABC di Catania: spassoso e divertente, didascalico rispetto agli interventi dei compagni, (come solo i napoletani e i siciliani sanno esserlo), ho fatto fatica a pensarlo nelle vesti di un alto prelato. Invece, non soltanto ci riesce benissimo, ma lo sembra davvero per vocazione! Credibilissimo, con un piglio atteggiato alla comprensione si, ma anche al dubbio non ritornandogli i maneggi e i movimenti di quel gruppo familiare alla cui tavola si trova ospite d’onore.

Ciro Pauciullo, il carabiniere: ironico e divertente durante la presentazione dello spettacolo, è stato assai bravo a svestire i propri panni e seriamente indossare quelli del carabiniere che si occupa di tradurre Francesco dal carcere agli arresti domiciliari. Una sagoma che si adopera con seria compenetrazione a rendere il suo carabiniere affidabile e con un grande senso di responsabilità, un volto e una presenza che si ricordano.

Adele Vitale, Cielo: attrice e ballerina professionista ed acrobata, interpreta l’amica brasiliana che occupa l’appartamento sullo stesso pianerottolo di Stefania. Con lei si confida, raccontandole tutti i suoi incontri amorosi che non hanno mai seguito perché non scocca la scintilla. Ottima cuoca e con un fisico attraente, non passa inosservata a nessuno e tantomeno al “digiuno” Francesco: succederà qualcosa fra i due? Tirata dentro le dinamiche della contro-truffa, si rivelerà un’attendibile complice. L’attrice è davvero abile, da napoletana si trasforma in una vera brasiliana non solo per la pronuncia ma anche per le movenze del corpo.

Il gruppo di attori nel suo insieme rappresenta un’unità armonica di enorme impatto sulla fluidità e sulla riuscita della commedia: il lavoro di preparazione è stato lungo, è palese; la tournée si trova ormai in giro da circa due anni per un totale di quasi duecento repliche. La narrativa è spontanea, non indugia in lungaggini e ciascun momento ha causa, svolgimento ed effetto con una tempistica ideale, propria di chi il teatro lo conosce, davanti e dietro le quinte. Ed inoltre, – una dote a mio parere di grande efficacia -, viene dato spazio all’immaginazione sul passato dei sentimenti, delle evoluzioni familiari vissute dai protagonisti che sono giunti fino a lì.

Un plauso speciale alla scenografia e alle luci: tridimensionale e profonda, compone un appartamento con più stanze che gli scenografi ci fanno davvero vedere: il magnifico soggiorno, la porta scorrevole che si spalanca verso le mattonelle della cucina, il corridoio che porta alle camere da letto che non vedi ma immagini perfettamente. Il balcone che dà sulla città con la città che si vede oltre e non incollata sui vetri. La porta d’ingresso che dà sul pianerottolo che dà  all’appartamento di fronte che quando è aperto fa intraverdere la tenda.

Ottimi i costumi.

Insomma, se si vuole godere una serata di buon teatro, “L’Arte della Truffa” all’ABC a Catania, fino al 29 Marzo. Imperdibile.

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