Le risposte attese dal comparto della pesca sono arrivate oggi nel corso della riunione della Consulta regionale della pesca, svoltasi alle ore 13 presso l’Assessorato Regionale dell’Agricoltura.
L’Assessore regionale alla Pesca, Luca Sammartino, è risultato assente per impegni istituzionali, ma i lavori si sono regolarmente svolti alla presenza dei rappresentanti dell’Amministrazione.
Ufficializzata la pubblicazione del bando
Nel corso dell’incontro, molti armatori hanno appreso formalmente che:
-
in data 9 febbraio 2026 è stato pubblicato l’Avviso pubblico per la concessione di contributi;
-
la scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 10 marzo 2026.
Il provvedimento riguarda i contributi a valere sul Fondo di solidarietà regionale della pesca e dell’acquacoltura, destinati a compensare i danni materiali causati dagli eventi meteo avversi del 19, 20 e 21 gennaio 2026, riconducibili al ciclone Herry.
La dotazione finanziaria complessiva prevista ammonta a 3 milioni di euro.
I requisiti che fanno discutere
Se da un lato il comparto accoglie positivamente l’attivazione di una misura dedicata, dall’altro emergono forti perplessità operative.
Secondo diversi armatori presenti alla Consulta:
“Questo bando rischia di registrare poche adesioni.”
Tra le criticità segnalate:
-
richiesta di documentazione stringente;
-
necessità di presentare perizia asseverata;
-
obbligo di requisiti soggettivi rigorosi (assenza di condanne, regolarità amministrativa, DURC, ecc.).
La realtà del settore
Gli operatori evidenziano come il comparto della pesca viva da anni una situazione complessa:
“Molti armatori, pur operando regolarmente, si trovano spesso con pendenze o irregolarità amministrative legate proprio alla natura del lavoro.”
Viene citato un esempio emblematico:
“Oggi il superamento accidentale delle quote di cattura — come nel caso del tonno — può configurare un’ipotesi di reato penale.”
Una circostanza che, secondo gli addetti ai lavori, non sempre riflette comportamenti fraudolenti, ma talvolta dinamiche operative difficili da gestire in mare.
Il nodo della sicurezza nei porti
Il punto più delicato sollevato dagli armatori riguarda però la responsabilità legata alla sicurezza delle infrastrutture portuali.
Molte delle imbarcazioni danneggiate, affondate o semiaffondate durante il ciclone risultavano infatti:
-
ormeggiate regolarmente;
-
all’interno di porti turistici e commerciali.
Secondo gli operatori:
“Nei porti la sicurezza dovrebbe essere garantita dall’ente gestore e dalle istituzioni competenti.”
Da qui una posizione netta:
“Qualora i ristori previsti dal bando non risultassero accessibili o sufficienti, ci riserviamo di agire nelle sedi competenti per il risarcimento dei danni.”
Un esempio per chiarire il concetto
Per spiegare la propria posizione, alcuni armatori utilizzano un’analogia:
“Se un’automobile regolarmente parcheggiata viene tamponata da un veicolo in movimento, il responsabile del danno è tenuto al risarcimento.”
Anche nell’ipotesi in cui l’auto in sosta presenti irregolarità amministrative:
-
l’assenza di assicurazione può comportare una sanzione;
-
ma non elimina il diritto al risarcimento del danno subito.
Il parallelismo con le barche
Secondo questa impostazione:
-
un’imbarcazione regolarmente ormeggiata;
-
danneggiata per eventi legati a criticità strutturali o carenze di protezione del porto;
potrebbe rientrare in una valutazione di responsabilità distinta rispetto alla mera concessione di contributi pubblici.
Tra contributi e tutela dei diritti
Il bando regionale rappresenta certamente un passo istituzionale importante, ma il clima emerso oggi alla Consulta evidenzia un comparto che chiede:
-
misure realmente accessibili;
-
criteri compatibili con la realtà operativa;
-
chiarezza sulle responsabilità infrastrutturali.
Gli armatori concludono:
“I contributi sono uno strumento, ma non possono sostituire il principio della responsabilità e della tutela del danno subito.”
