Nomina del Procuratore Capo di Catania: tra polemiche e necessità di imparzialità

Nomina del Procuratore Capo di Catania: tra polemiche e necessità di imparzialità

La nomina del nuovo Procuratore Capo di Catania, una delle posizioni più rilevanti e delicate della magistratura italiana, è al centro di un acceso dibattito e di forti tensioni all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). La posizione è vacante da luglio, quando l’ex procuratore Carmelo Zuccaro è stato promosso a Procuratore Generale. Da allora, la scelta del suo successore ha suscitato l’attenzione dei vertici giudiziari e politici, rimanendo bloccata nelle stanze di Palazzo Bachelet per oltre un mese e mezzo.

Le recenti notizie di presunte ingerenze sulla nomina hanno scatenato reazioni forti. Basilio Catanoso, vice coordinatore di Fratelli d’Italia (FdI) in Sicilia, ha dichiarato con fermezza: “Una persona di destra, cresciuta nel rispetto di legge, ordine e meritocrazia, non potrebbe mai ipotizzare di esercitare pressioni su scelte affidate esclusivamente alla magistratura. Ecco perché le ricostruzioni operate da alcuni organi di stampa mi sembrano inverosimili”. Catanoso ha poi aggiunto: “Ancor più inverosimile che queste pressioni possano esercitarle uomini di destra nelle Istituzioni, se pensiamo che proprio la destra lavora con impegno, anche attraverso la riforma della Giustizia, per riparare i guasti operati dalla sinistra che per tanti anni, a discapito della meritocrazia, ha occupato ampi settori della magistratura”.

La situazione si è ulteriormente complicata quando Andrea Mirenda, membro indipendente del CSM e relatore della pratica, ha abbandonato i lavori della Commissione in segno di protesta, denunciando in un comunicato: “Devo prendere atto con estrema amarezza che, nonostante gli scandali che più e più volte lo hanno travolto, il Consiglio, immune a ogni revisione critica del proprio passato, persevera in dinamiche che, quando non opache, appaiono sicuramente estranee alle regole procedimentali e di merito che ne disciplinano l’attività”.

Tra i candidati favoriti per la nomina ci sono quattro nomi di rilievo. Il più quotato è Francesco Curcio, attuale capo dei PM di Potenza, considerato un “Papa straniero” poiché non siciliano. Curcio è sostenuto dalla corrente progressista di Area e dal prestigioso procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Gli altri tre candidati sono gli attuali aggiunti alla Procura etnea: Francesco Puleio, Ignazio Fonzo e Sebastiano Ardita. Quest’ultimo, PM antimafia di grande esperienza, è visto come un concorrente forte ma osteggiato da veti interni per la sua indipendenza politica e la storica vicinanza a Nino Di Matteo.

In questo contesto complesso, l’Associazione dei Consumatori d’Italia Consitalia, attraverso lo “Sportello Difesa del Cittadino”, ha espresso una posizione chiara: “Tutti i nomi che circolano sono di persone eccellenti e perbene, ma secondo il parere degli utenti, il nuovo Procuratore dovrà essere una figura che possa unire e non disunire, senza rappresentare correnti politiche o interne alla magistratura. Il Palazzo di giustizia catanese dovrà dare esempio di vera imparzialità e distanza dai metodi politici e gestionali, perché la città ha bisogno di far risuonare nuovamente il suono della legalità da ogni angolo. Un Procuratore eccellente, secondo Consitalia, è stato il dott. Salvi, che stava facendo davvero molto bene, tanto da meritarsi una promozione e l’allontanamento dalla città”.

Il futuro della Procura di Catania rimane incerto, con la speranza che la scelta finale possa riflettere i valori di imparzialità, legalità e merito che la città merita e di cui ha urgente bisogno per risollevarsi dalle ombre che l’hanno afflitta.

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