Misericordia belpassese: una giornata particolare alla ricerca di tesori di casa nostra e di testimonianze di volontariato, forza trainante dell’ amore.

Misericordia belpassese: una giornata particolare alla ricerca di tesori di casa nostra e di  testimonianze di volontariato, forza trainante dell’ amore.

8 Dicembre scorso, ore 10 e 30: mi reco presso il plesso scolastico Madre Teresa di Calcutta di Belpasso, perché è la giornata dedicata alla salute ed alla prevenzione programmata ed organizzata ad hoc dal comune di Belpasso, dal comitato festeggiamenti S. Lucia, da tantissime associazioni territoriali di volontariato come la Misericordia, attiva a Belpasso dal 1979. Tra i vari controlli gratuiti e consulenze mediche, incontro uno degli organizzatori della giornata: Giovanni Caserta, infermiere professionale molto legato alla sua Belpasso ed alla Misericordia dove ricoprì il ruolo di Presidente qualche anno fa. Parliamo del più e del meno, di cosa si potrà fare l’ anno prossimo per migliorare questa iniziativa che, si spera venga ripetuta e poi d’istinto gli chiedo: -“ci sono molti volontari nelle varie associazioni oggi a Belpasso?”- e lui mi risponde: -“Si, tuttavia ti dirò che, non sono mai abbastanza!”- visito insieme a lui i vari ambulatori curati da medici specialisti volontari e parliamo di come oggi sia cambiata la visione di volontariato tra cose positive e rovesci di varie medaglie…tutto sommato, si va avanti. Giovanni mi chiede -” vuoi sapere davvero com’era fare il volontario quando non c’era quasi nulla?”- io annuisco e mi presenta un signore attempato, seduto garbatamente in corridoio,facendo compagnia a qualche amico (sempre volontario) in sede. Si alza ci diamo la mano presentandoci a vicenda e cominciamo a parlare. Ascenzio Romeo, comincia ad andare indietro nel tempo, esattamente al 1979 quando fu socio fondatore della Frates e solo negli anni successivi fu costituita la Misericordia di Belpasso. La mia voglia di sapere, si fa più forte così chiedo: quali mezzi avevano a disposizione più di quarant’anni fa. Il signor Ascenzio ride, e mi spiega che gli unici mezzi a disposizione erano: le braccia dei volontari, il cuore, la volontà e una fiat 1100 regalata da un amico! -” Ma Signor Romeo mi scusi, come facevate per un emergenza?”- in modo dettagliato mi risponde:-” Facevamo del nostro meglio con quello che avevamo abbiamo salvato tantissime persone che avrebbero avuto poche opportunità di vita, perché dipende dalle situazioni si tratta di momenti e di minuti. Soccorrevamo chi aveva bisogno non solo per problemi di salute ma anche negli incidenti ed altre situazioni alquanto forti. A volte nell’ attesa che arrivassero soccorsi più attrezzati (se arrivavano) cercavamo di arginare i pericoli, ripeto di qualsiasi genere in modo fermo e sempre con l’ aiuto di Dio, sempre! Poi fortunatamente col tempo i mezzi sono migliorati, arrivarono le prime ambulanze per tutte le associazioni che operavano nel settore sanitario (Misericordia, Frates, Croce Rossa e tanti altri) Cominciarono i primi corsi di addestramento al volontariato sanitario specializzato così la presenza di infermieri barellieri si fecero figure stabili: finalmente! Signora cara oggi siamo nell’oro rispetto a come eravamo all’inizio della nostra scelta di percorso. Che dirle di più?”- Io resto stupefatta e mi mancano le parole, mi rendo conto che oggi in fondo in mezzo a tante difficoltà, siamo fortunati, se stiamo male l’ambulanza la chiamiamo tranquillamente senza ricorrere alle macchine col fazzoletto bianco da sventolare per segnalare un soccorso. Gli angeli esistono, ma più che altro, quel giorno a Belpasso ho conosciuto il rappresentante dei supereroi dei volontari di tutte le associazioni territoriali da nord a sud del nostro paese che, spendono con altruismo la loro vita, al servizio del prossimo; ringrazio Ascenzio Romeo, dal profondo del cuore perché: le opere senza la fede, sono opere morte, come dice S. Paolo. L’ esempio di tutti i volontari, è un monito di valori umani inestimabile ieri come per le generazioni future.
Si, l’ otto dicembre, non ho intervistato solo un uomo ma ho imparato quel qualcosa in più che si chiama, amore, aggiungendo un seme al mio cuore.


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