Rivelazioni di Julius, ex capo della mafia nigeriana in Sicilia, sui cult di Catania

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Rivelazioni di Julius, ex capo della mafia nigeriana in Sicilia, sui cult di Catania

Venerdì scorso a Bologna, in un’aula di tribunale, nell’ambito del processo che vede imputati diversi cittadini nigeriani accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, un collaboratore di giustizia, noto come Julius, ex capo della mafia nigeriana in Sicilia, ha reso una testimonianza che getta luce sui germogli criminali che sbocciavano al CARA prima che il centro per immigrati di Mineo venisse chiuso.

“Sono stato assoldato dai servizi segreti italiani quando sono arrivato come rifugiato” ha detto Jiulius che, trasferitosi poi a Catania, venne subito intercettato dai connazionali che lo indussero ad entrare in un cult: sorta di confraternita, in origine di matrice assistenziale, poi degenerata in clan. Difatti i cult nigeriani da decenni risultano ormai esclusivamente di tipo criminale, presenti in tutto il territorio nazionale e anche in Sicilia, regno della mafia, con forti presenze nel quartiere palermitano di Ballarò.
La mafia nigeriana da tempo si è ramificata anche a Catania. I servizi i servizi segreti italiani chiesero appunto a Jiulius di collaborare “per fornire loro informazioni proprio sui cult: sui componenti e su ciò che organizzavano e gestivano” nel capoluogo etneo e nei centri limitrofi.

“I cult sono sparsi in tutta Italia” – ha spiegato in aula Jiulius– i membri della confraternita nigeriana sono dei delinquenti che hanno come attività principale il traffico di esseri umani, in particolare donne e bambini, da utilizzare come schiavi del sesso o per farli lavorare in condizioni inumane nei campi o in fabbriche abusive.

Le vittime sono spesso reclutate con false promesse di lavoro e successo in Europa, ma una volta giunte sul suolo italiano, vengono costrette a prostituirsi o peggio, con la minaccia di esser sottoposte ai rituali della religione tradizionale Yoruba che ha una forte componente esoterica: difatti questa forma di culto, esportato con la schiavitù dall’Africa al Nuovo mondo, è alla base dei riti del Candomblé in Brasile; della Santeria professata a Cuba e Porto Rico (detta anche “Regla de Ocha”) ; mentre ad Haiti è correlata alla pratica del Vudù.

L’attività della mafia nigeriana rappresenta una grave violazione dei diritti umani e un problema di sicurezza nazionale, anche in ambito locale, giacché è sempre più presente nelle cronaca nera cittadina. Le autorità italiane e internazionali stanno cercando di contrastare questa organizzazione criminale attraverso operazioni di polizia e collaborazioni tra diversi Paesi. Nei rapporti annuali della DIA sempre più spesso si citano le azioni di contrasto ai tristemente noti cult nigeriani. Processi alla mafia nigeriana in questi giorni, oltre che a Bologna, si stanno svolgendo a Palermo ed in altre aule di tribunali.

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