Monsignor Luigi Renna sbaraglia i concorrenti e diventa arcivescovo di Catania

Tanto di cappello a Papa Francesco che per Catania ha scelto come nuovo arcivescovo un outsider, cioè un monsignore che si è imposto sugli altri presuli considerati favoriti. Alla vigilia della nomina, i seminaristi puntavano al toto-clero su Antonino Raspanti, dato per favorito: sbagliavano, non avevano fatto i conti con Bergoglio, un pontefice che scardina e scompagina. Il vescovo di Acireale resterà dunque buonino buonino nella sua sede. Salvatore Gristina, da parte sua, si fa da parte dopo aver lasciato la guida della diocesi etnea per raggiunti limiti di età (75 anni); e, come prevede il codice di diritto canonico, acquisisce il titolo di “arcivescovo emerito” continuando a mantenere «un vincolo di spirituale affetto» con i fedeli.

Il nuovo arcivescovo metropolita di Catania è monsignor Luigi Renna. Lo scorso 8 gennaio è stato dato l’annuncio ufficiale della sua nomina, ma di fatto prenderà possesso canonico della Cattedra vescovile etnea soltanto sabato 19 febbraio, passata cioè sant’Agata, compresa l’Ottava della festa.

Nel frattempo il presule ha già indirizzato alle sue pecorelle catanesi – inclusi laici, miscredenti e senza dio – una lettera in stile ecumenico, con saldi richiami ideali al Concilio vaticano II. Chi l’ha scorsa ha già compreso che il nuovo metropolita ama scrivere. In passato ha pubblicato abitualmente le sue Lettere pastorali. Siamo certi che a Pasqua stamperà la prima come arcivescovo di Catania.

Il pugliese Luigi Renna ha un carattere di roccia, come di roccia appuntita sono le sue Murge, altopiano in cui è nato quasi 56 anni fa. Le sue origini sono a Minervino, un paese arroccato noto per i funghi cardoncelli e per Emanuele De Deo, il primo martire della Rivoluzione Napoletana (e le due cose, per chi conosce la storia, pare che siano collegate!…).

Prima di ascendere alla Cattedra vescovile catanese è stato vescovo della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, nel foggiano. Precedentemente fu rettore del seminario vescovile di Andria, la località pugliese nota (oltre che per l’olio e il castello federiciano di forma ottagonale) per essere la città in cui si conserva la Sacra Spina, a cui Luigi Renna ha indirizzato studi e preghiere.

Troppo lungo ripercorrere la storia secolare della reliquia della corona di spine di Gesù, conservata nella cattedrale di Andria, prodigiosa tutte le volte che il Venerdì santo coincide con il 25 marzo, Annunciazione di N.S. Il prodigio, così come il miracolo di San Gennaro, ha dell’inesplicabile.

Con i propri occhi monsignor Renna vide il prodigio (ripreso anche dalle telecamere di Tele Dehon) il 25 marzo 2005. Nel novembre 2004 (si badi bene alla data) Renna fu tra gli organizzatori di una mostra e di un convegno internazionale di studi, dedicati alla Sacra Spina. Nel gennaio 2005 (e si badi di nuovo alla data) la Santa sede concesse un Anno giubilare della Sacra Spina del Perdono. Tre mesi dopo si ebbe il prodigio.

Era papa Giovanni Paolo II che l’anno dopo verrà a mancare. Chi seguì tutta la vicenda fu Ratzinger che divenne Benedetto XVI: emerge così eccezionalità del prodigio del 25 marzo 2005. Un prodigio legato alla biografia di Luigi Renna, perché anche a Catania si conserva una Santa Spina che un tempo veniva esposta nel monastero dei Benedettini in un reliquiario d’argento.
Per cui possiamo dire scherzando all’arcivescovo: “Eccellenza, lei passa da una spina all’altra!”

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