“Una mano per Catania, raccolta-cibo per chi ha bisogno”: il gruppo FB che ci mette il cuore e fa rete

Le idee che cambiano veramente le cose e fanno la differenza sono quelle che assecondano il cuore, quelle che si spingono con l’attenzione verso il malcelato a pochi isolati da noi. Quella del Covid-19 è una guerra (come ha detto qualche giorno fa il portavoce della delegazione di medici e sanitari albanesi in partenza verso l’Italia) che non si può vincere da soli. Siamo tutti democraticamente uguali e sulla stessa barca dove non esistono posti a sedere in base alla classe sociale.

 

Se nel mondo ci sono politici delle nazioni più forti che fanno orecchie da mercante e l’aiuto ci arriva da chi non te lo aspetti, ecco che il 26 marzo scorso, un nucleo di tre persone Santina Ale, Salvatore Cinturino e Tommaso Di Bella con precedenti nel sociale e nel volontariato, già coscienti di quanto fosse grave la situazione e considerando i ritardi con i quali arriveranno gli aiuti dal Governo, hanno pensato di aprire un gruppo, determinati ad utilizzare Facebook per sensibilizzare le persone più fortunate e fare uscire allo scoperto tutti coloro che, un po’ per abbandono e solitudine e un po’ per orgoglio, non hanno l’occasione ed il coraggio di chiedere aiuto. Un social potentissimo finalmente utilizzato per scopi che possono andare al di là delle pubblicazioni “egocentriste”, per creare una vera e propria rete di aiuti: il gruppo è stato chiamato “Una mano per Catania, raccolta-cibo per chi ha bisogno”, una concatenazione umana i cui anelli sono formati da “chi può metta, chi non può prenda”.

Una iniziativa che non ha perduto tempo in chiacchiere o a stilare protocolli d’intesa, convenzioni: soltanto inviti ed il numero degli iscritti cresce in ogni momento, divisi fra i collaboratori-volontari sul territorio e chi lancia richieste di aiuto per sé o per famiglie e persone di cui si conosce la condizione di indigenza e difficoltà. E se ne leggono post che ti fanno passare l’appetito, che ti spingono solo ad aprire la dispensa e considerare di dare tutto a chi sta male…

Questa guerra fatta da necessarie riserve ci sta blindando in una trincea ovattata a cui arriva lenta l’eco di quanto in realtà stia accadendo fuori; ci dà un riflesso sbiadito della durezza della situazione, dell’immensità della tragedia che non sta risparmiando nessuno, né vecchi né giovani. Chi gode il privilegio di uno stipendio che arriva malgrado tutto, chi è stato posto in regime di cassa integrazione, lo studente che studia sulle piattaforme, che si laurea a distanza; per tutte le feste ed i festeggiamenti rimandati, per tutte le candeline spente in solitudine, niente è uguale allo sgomento di chi ha finito i pochi risparmi, che non può contare sull’aiuto dei parenti e non sa più cosa mettere a tavola per far mangiare i propri figli…

 

Gli aiuti dello Stato – quando riuscirà a ripartirli – dovranno assecondare una burocrazia magari necessaria ma nemica dei bisogni impellenti della povera gente; laddove si parla ancora di quanto stanziare, di come e dove presentare le istanze, a quando e quanto esigere e corrispondere, il gruppo di “Una mano per Catania” sta arrivando prima ed in modo capillare ad alleviare le preoccupazioni della gente che non sa come fare la spesa, che è chiusa a casa e non può procurarsi lavoro, denaro, beni di prima necessità.

Scorrere gli innumerevoli post stringe il cuore: tantissime persone, tantissime…, genitori, nonni, bambini ed anziani soli che non possono comprare il cibo neppure ai fedeli compagni a quattro zampe. Richieste di aiuto da ogni angolo di Catania, e poi dalla periferia che ad ogni momento si allarga: segnalazioni dai paesi, richieste di aiuto di persone che non possono muoversi per ragioni di salute, oltre che per l’obbligo di non uscire da casa. Allo stesso tempo, post di persone che leggendo si prestano con tutto ciò possiedono: pannolini, omogeneizzati, biscotti che sono per i loro figli ma che condividono con i figli di chi ha bisogno; abiti, giochi, colori,…uno strazio. Ma anche una conferma, magnifica che rivela ancora l’aspetto umano del siciliano, per natura accogliente ed ospitale e una sorpresa in ordine al numero e alla velocità di propagazione dell’iniziativa privata.

I responsabili dell’idea e del gruppo FB registrano tutte le richieste e le offerte di aiuto che giungono sul social, le segnalazioni di amministrazioni ed enti; consultano gli elenchi compilati e organizzano un percorso di consegna, unitamente all’individuazione dei volontari sul territorio preferibilmente “non fuori dal comune” e dalla mattina alla sera, con mezzi propri messi a disposizione della causa. Si passa dai centri di raccolta, eletti presso i supermercati, caricano le auto con quanto lasciato dentro i carrelli e ci si avvia instancabilmente per alleviare i bisogni di tutti coloro a cui il virus sta facendo un altro tipo di male.

 

All’iniziativa di privati e basta (nessuna istituzione si è fatta avanti) da giorno 26 Marzo, dunque, si stanno affiliando e concatenando supermercati che mettono a disposizione carelli vicini alle casse: durante la nostra spesa, possiamo acquistare qualcosa in più, come se alla nostra tavola magari quel giorno avessimo qualche ospite in più. Si preferiscono pasta, pane, scatolame, olio, pane confezionato, biscotti, pacchi di farina, zucchero, confezioni di latte, qualche detersivo disinfettante, cibo adatto ai più piccoli e anche agli animali; carne, formaggi, legumi; chi ha bisogno, con onestà può e deve farsi avanti. Gli esercizi alimentari che aderiscono sono sempre più numerosi: panifici che mettono a disposizione gratuitamente tutto quello che rimane, altri che organizzano delle buste lasciandole appese fuori dal negozio.

Insomma, questi “Angeli” che definirei doppiamente “social”, con le dovute precauzioni, ma senza dormirci su ed invitando tutti a non esprimersi fomentando odio ed insofferenza, anziché organizzare assalti ai supermercati ha messo su una rete umana di solidarietà allo scopo di portare aiuti alla gente che vive in condizioni economiche diverse, che rischia di diventare invisibile in un momento storico senza precedenti. Un moto di sensibilizzazione per ricordare a tutti che messi alle strette le vie di fuga diventano degli imbuti, che siamo tutti parimenti vulnerabili; e ce lo ricordiamo ad ogni telegiornale, ad ogni speciale sul Coronavirus che ci rivelano che il benessere pochissimo può se ci si ammala. Allora, una delle medicine per alzare le difese immunitarie, oltre che nella verdura e nella frutta, si può trovare da sempre nella gioia di aiutare chi ha mezzi esigui, senza farsi domande, ma guardando negli occhi chi abbiamo difronte, stringendogli le mani per garantirgli rispetto; perché al posto suo un giorno potrei trovarmi anche io.

   

 

 

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