“U ‘ vaccinu” di Elio Gimbo: l’uomo e i suoi comportamenti, storia antica.

Da Giovedì 30 luglio (data del debutto) alle ore 21.15 sino al 6 Settembre, presso il Centro teatrale Fabbricateatro (via Caronda 82, Catania)  “’U Vaccinu” regia Elio Gimbo.

Allo spettatore affezionato, ritornare a teatro credo debba dare una emozione somigliante a quella provata dall’attore in attesa ormai da mesi di poter sentire l’odore della polvere del legno che si stacca dal palcoscenico. Da quello costruito intorno alla grande magnolia del giardino “Pippo Fava” – spazio dedicato agli spettacoli estivi allestiti dalla Compagnia Fabbricateatro – è risalito il respiro finalmente ampio e libero di dodici attori preparatissimi e coordinati dalla mente operativa di Elio Gimbo che ha elaborato uno svuotamento dello stato attuale del guaio universale in cui si è trovato (e si sta trovando) l’uomo abitante di questo mondo e lo ha riempito con i fatti avvenuti poco più di un secolo fa, nel 1887 e relativi all’epidemia di colera narrata nel 1918 da Nino Martoglio ne “U’contra”, dimostrando che i lembi dei due impicci coincidono quasi perfettamente, fatta eccezione per oggetti e comportamenti non esistenti a quel tempo quando con la parola “rete” s’intendeva altro.

 

La scena si apre su un “cuttigghiu” nella zona di San Cristoforo, dove la vita sociale si mantiene sui ritmi del “quartiere”, tutti si conosco ancora per “Nciùria” (soprannome), e il degrado relativo alle abitudini dettate dalla necessità è evidente e stigmatizzato da alcuni modi di operare diffusi fra i giovani quanto fra gli adulti. Lo spaccio a cielo aperto, confuso fra chiacchiere e pentole di pasta e triaca, le elucubrazioni della gente che si confronta, cercando di rendere dotto il proprio pensiero attraverso l’affermazione di un ragionamento magari vile ma assai semplice che certamente non è difforme da quello di tanti ciarlatani in doppio petto che sanno usare le parole come Don Procopio, risultando assai più “imballiccheri” di lui. Qualcuno racconta di cestini di “ficu arrubbati”, posti sotto sequestro per il fatto che c’è il morbo dentro, da la propria versione su come come è arrivato: c’è chi parla di colonne d’aria, saliva, starnuti e sudore (“culunnisti”) e i detrattori che avanzano ipotesi di sterminio favorito dagli enti previdenziali che, vista l’età media del popolo italiano, sta trovando il modo di risparmiare sulle pensioni.

  

La commedia è davvero un lavoro di interessante tessitura: Elio Gimbo ha avuto il suo bel da fare a trasformare, adattare e conservare. Il tenore dei dialoghi è brillante, la concatenazione dei fatti inscenati fluida. Nella seconda parte, a momenti si avverte lo scalino fra una vicenda e l’altra, ma chi conosce il regista sa che i suoi approcci sono sempre prudenti e rispettosi e non prendono mai la distanza dai soggetti non originali. Relativamente a Nino Martoglio, Elio Gimbo è un cultore raffinato, un esperto di quelli veri che propone non per avvilire o intestarsi uno spunto teatrale, bensì per rendere l’evidenza che tutto è destinato a ripetersi.

«Seguendo il canone stilistico del “realismo dialettico”, da noi applicato a Martoglio – scrive nelle note di regia – abbiamo traslato l’epoca lasciando immutati i riferimenti di classe. Ne viene fuori uno spettacolo sul Covid-19 ma anche uno spettacolo “antropologico” su Catania. U vaccinu è una reazione al pessimismo del nostro ambiente circa le possibilità di riprendere l’attività teatrale applicando le misure cautelative, allo scetticismo sulle capacità del teatro di raccontare la società nell’era del Covid-19, alla paura del pubblico verso gli spazi teatrali, al pregiudizio secondo il quale è impossibile affrontare una tragedia collettiva con il registro del comico».

 

La vicenda ha per protagonisti Don Procopio, interpretato da Savì Manna, Cinzia Caminiti nel ruolo di Zia Saridda, Carmelo Zuccaro in quello Don Cocimo Benanti, Sabrina Tellico è Zia Ciccia, Daniele Scalia Don Pietro, Marco Cambiano il dottore, Alessandro Chiaramonte Peppino, Paola Collorafi è Donna Concetta, Francesca Coppolino Agatella, Carmelo Incardona Pippo, William Signorelli Nitto e Marilena Spartà Betta.

La scelta della compagnia è stata assai felice: ciascuno al proprio posto ed in senso anche letterale. Bravissimi e relativi l’uno all’altro nelle scene; emozionati e generosi, hanno saputo aprire il dopo pandemia, facendoci ricordare quanto sia insostituibile il Teatro. Le scene e i dialoghi iniziali fra Zia Saridda (Cinzia Caminiti) e Zia Ciccia (Sabrina Tellico) sono quanto di più esilarante lo stesso Martoglio avrà potuto incontrare fra i cortili di Catania: una perfetta intesa e una grande disinvoltura nel pronunciare termini antichi, difficili come scioglilingua e degni degli esercizi degli insegnanti di dizione più esigenti. A Carmelo Zuccaro (che interpreta Don Cocimo Benanti) è affidato il cosiddetto ruolo di rottura, di scompiglio che mettendosi di traverso nei vari momenti della storia, scatena l’effetto trascinamento anche per l’intonazione efficace di canzoni “new melodiche” che istantaneamente ci conducono sul luogo. Non desidero fare torto a nessuno, dunque estendo il plauso a ciascun attore, dai più anziani ai giovani, esprimendo stupore per come abbiano saputo recitare carichi di adrenalina, in una delle serate più calde ed umide della stagione corrente, indossando mascherine, guanti e mantenendo con metodo e precisione il distanziamento.

Come accade per i lavori più interessanti, ‘U Vaccinu lascia allo spettatore quel desiderio di tornare nel tentativo di assumere qualche interessante dettaglio sfuggito in prima battuta ed ancora da gustare.

 

‘U vaccinu

Una libera rielaborazione di U Contra di Nino Martoglio, Regia Elio Gimbo. Aiuto regia Nicoletta Nicotra. Luci e fonica, Simone Raimondo; Impianto scenico Bernardo Perrone

Con Cinzia Caminiti, Savì Manna, Carmelo Zuccaro, Sabrina Tellico, Daniele Scalia, Marco Cambiano, Alessandro Chiaramonte, Paola Collorafi, Francesca Coppolino, Carmelo Incardona, William Signorelli, Marilena Spartà

Repliche: Luglio: venerdì 31. Agosto: Sabato 1, domenica 2, mercoledì 5, venerdì 7, sabato 8, domenica 9, mercoledì 19, venerdì 21, domenica 23, mercoledì 26, giovedì 27, venerdì 28, sabato 29, domenica 30. Settembre: giovedì 3, venerdì 4, sabato 5, domenica 6

Fabbricateatro informa che lo spettacolo sarà messo in scena nel pieno rispetto della normativa anti Covid-19. Per l’ingresso (costo del biglietto € 10) è consigliata la prenotazione al nr 347 3637379 (su cui è attivo anche WhatsApp ) perché i posti sono limitati. E’ obbligatorio utilizzare la mascherina in ingresso e in uscita. E’ consigliato l’acquisto dei biglietti on line, ma sarà comunque possibile acquistarli in loco. E’ comunque necessario effettuare la registrazione dei propri dati: on line alla pagina https://forms.gle/MVbd4gDMQwpiXZAy5 , oppure consegnando l’apposito modulo già compilato in ogni sua parte all’ingresso. L’organizzazione raccomanda di mantenere una distanza di almeno un metro in fila al botteghino e ai servizi.

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