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“Storia nuova tutta da scrivere”, produzione Argentum Potabile allo spazio WonderLad

“Storia nuova tutta da riscrivere“, testo e regia di Steve CableAntonella Caldarella (Laura) e Valeria Contadino (Federica). Musiche scritte ed eseguite da Andrea Cable.

Il ventiquattro ed il venticinque giugno, durante due fra le serate più calde e magiche dell’estate, si è svolto lo spettacolo inedito prodotto da “Teatro Argentum Potabile“, ambientato nell’area all’aperto del parco di WonderLad, realtà di eccellenza specializzata nella creazione di progetti e laboratori per aiutare il recupero ed alleviare i disagi fisici dei piccoli malati oncologici.

Durante un’afosa nottata, in piena chiusura o lockdown, due amiche si ritrovano sul balcone a trascinare ansie e stanchi pensieri: sono le due e l’insonnia non le abbandona entrambe. Bisogno di dire e di fare silenzio, alterne fasi di ascolto, riflessioni scandite dal non rumore di due bottiglie di birra che non si possono toccare. Un balcone che espone e limita le due distinte personalità, che diventa tentativo di evasione e rifugio nell’io, negli abiti di casa senza orpelli ed accessori, se non le pantofole infradito che dondolano e sfuggono ad un piede inquieto: Laura, mutangola e alle prese con una scadenza, Federica, ciarliera ed assennata. La chitarra elettrica di Andrea Cable a scuotere l’apatia.

  

Steve Cable ha scritto un dialogo fluido e concreto adoperando termini ormai entrati nel nuovo vocabolario dell’era Covid senza scivolare mai nel rischio di chiudere un’incertezza, una sospensione adoperando la scappatoia del luogo comune. Ha creato due personalità adattandole con precisione alle due attrici, Antonella Caldarella e Valeria Contadino, l’una concreta e tendente al pessimismo in piena crisi creativa, l’altra entuasiasta e sostenitrice del bicchiere mezzo pieno, sempre. Con un humor anglosassone assai somigliante alla ironia meridionale, lavorandoci nei mesi della chiusura dei teatri, ha considerato una circostanza tipica, una micro società  in cui ogni esistenza può essersi trovata da sola, poi magari in condivisione e quasi sprovveduta rispetto alla precedente solitudine a cui aveva fatto pericolosamente l’abitudine. Egli ha evidenziato la nascita di zone di comfort in cui non avviene nulla per mesi e da un iniziale disagio si passa ad un supino adattamento; nel rimettere insieme le amiche trovatesi costrette fra un DPCM ed un altro a dover vivere sotto il medesimo tetto ha risvelato una verità mutata, assorbita dalla noia, che è quella che due individui trovandosi a vivere insieme generano contrapposizione, dunque processi di creazione, di negazione ed affermazione e poi di ascolto. “Il pessimismo diventa un pericolosissimo scudo di protezione”, dice Federica all’amica che macina malcontento e risponde con acido e rassegnato sarcasmo ad ogni invito e proposta! E davvero entrambe riescono a rappresentare ogni frammento psicologico di questa esperienza gigantesca, tragica ed incredibile, trasformata in equivoco dai contraddittori mediatici.

  

La grande forza di questo lavoro è la semplicità con cui l’autore racconta un momento che semplice non è: Steve Cable non gioca sulle sfumature psicologiche forzando la mano, bensì cerca di rendere l’ovvio.

E per le due attrici potrebbe essere più semplice recitare su registri drammatici, caratterizzando da brave interpreti quali sono, gli aspetti spietati di questo torpore misto a paura. Il compito è assai più complesso e lo stesso spettatore lo assume con ritardo, come un’assimiliazione a lento rilascio: io stessa, prima di scriverne, ho lasciato decantare tutte quelle componenti legate innanzitutto alla grande gioia di vedere nuovamente il teatro in presenza e di applaudire, per poterne considerare a freddo solo l’impatto critico.

Antonella Caldarella e Valeria Contadino assai bene riescono a rendere questo impegno verso il “destrutturato”: Laura (Antonella Caldarella) nega trovando innumerevoli smorfie dissuasive alle spericolate ed invadenti riflessioni di Fede (Valeria Contadino) formulate spaziando con lo sguardo trasecolato verso tutto quell’immenso che ci circonda. Il lieto fine è dietro l’angolo e non soltanto perché Steve Cable scrive storie ed allestisce anche lavori per bambini ed adolescenti, ma soprattutto perchè ci dimostra come la volontà e l’ascolto possono portare ad epiloghi di successo. Gradevole ed arguto il modo di portare lo spettatore dentro una sorta di suspence generata dal dubbio che parlando di zombie si potesse scontatamente parlare del popolo della Terra chiuso in casa in ogni parte del mondo: invece, è stato così bravo a palleggiare per tutti i cinquanta minuti con questo sospetto, concludendo in modo inaspettato e facendo giungere a soluzione quella che fra le due amiche sembra la più trasecolata. Bravissimo Andrea Cable alla chitarra.

  

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