Spruzzami: dalla vergogna all’orgoglio

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Spruzzami: dalla vergogna all’orgoglio

L’esigenza di affrontare una tematica così forte, e in toni che quanto più possibile si vogliono senza filtri, nasce dal bisogno di bisogno di ristabilire alcune verità inerenti il piacere femminile. Spesso disatteso o vissuto come mero riflesso della potenza sessuale maschile, il principio di piacere ha bisogno di essere rimesso al centro della vita delle donne.
Parlare quindi di squirting ed eiaculazione ricolloca la donna in una dimensione di centralità verso se stessa, in cui ella sia protagonista di una vita diversa.
La ricerca sulla eiaculazione è osteggiata dalle donne stesse nelle convinzione di essere “Nate per pulire e non per sporcare”, come direbbe Diana Torres, che da anni si occupa dello squirting.
La percezione di massa del fenomeno è attualmente relegata al solo universo di un porno a uso e consumo esclusivo del solo maschile.
“Il personale è politico”, si diceva anni fa: la nostra motivazione è ancora questa, al fine di lasciar trasparire, dando voce al racconto di una esperienza individuale e soggettiva, la cellula di una condizione femminile generale che altrimenti resterebbe nascosta e soffocata.
L’intento è dunque quello di riaprire a un confronto con la verità e a una corretta informazione sul piacere femminile al di là di ogni chiacchiericcio pseudoscientifico, perché nessuna debba mai più vergognarsi di quello che le succede tra le gambe.
Portare tutto ciò in scena è un atto di condivisione.

La piecè racconta la storia Sara, una donna di circa quarant’anni, due figli e un marito-padrone ottuso e distante. Sara è obbligata a essere solo madre e moglie. Quando il suo matrimonio si sgretola per l’insoddisfazione esistenziale, comincia, tra mille contraddizioni, ad affacciarsi ad altre esperienze sessuali, reagendo ai sistemi etico-sociali-morali che l’hanno ingabbiata. Scopre gradualmente la propria dimensione erotica, l’eiaculazione femminile, che dapprima ignora o vive come con vergogna, timore, temendo di essere incontinente. Da parte loro i partner più o meno occasionali si ritraggono o non comprendono. Poco a poco, Sara realizza che il suo non è un difetto, né un qualcosa di morboso da allontanare o negare.
In una struttura temporale sospesa continuamente tra flashback, anticipazioni e presente, che scivola costantemente da un piano all’altro, unendo al ricordo del proprio matrimonio in crisi, tra contraddizioni e costrizioni, il racconto delle proprie successive esperienze erotiche. Una serie di frammenti che vedono infine Sara ritrovare, in maniera anche tortuosa e sofferta, l’amore, il sesso. In definitiva, se stessa.

Essere scandalizzati è un piacere
(Pier Paolo Pasolini)

Malgrado lotte e istanze emancipative, il piacere sessuale femminile è ancora rimosso e nascosto, e asservito a un desiderio maschile accentratore ed esclusivo, che non ammette altro da sé. E soprattutto, non ammette l’espressione di una femminilità che sia appena un po’ fuori dai suoi schemi.
Il piacere femminile è ancora una cosa scabrosa, che è al massimo appannaggio delle distorsioni della pornografia, dell’esposizione spettacolarizzata del corpo, della mercificazione che lo vuole ridotto a oggetto (e mai soggetto) di consumo morboso o vincolato a un sistema valoriale desueto, avvilente.
Spruzzami è la storia di un passaggio dalla vergogna all’orgoglio. Una donna che cerca di ascoltare se stessa, le proprie necessità e il proprio desiderio sessuale dapprima demonizzati. Dal turbamento alla curiosità, un percorso duro fino alla radicale accettazione di sé compiuto dalla protagonista. È un racconto tutto in soggettiva delle sue esperienze che, da una sfera intima tenuta nascosta come oggetto di cui vergognarsi, gradualmente passa a una sfera pubblica, a una dimensione sociale, e a suo modo politica.
Tempo fa, in vetta alla lista delle parole più cercate sui motori di ricerca: Squirting. Lo si cerca come un fenomeno straordinario, al limite del bizzarro. Un mistero. O meglio, un tabù, benché addirittura già Aristotele e fino al XVII fossero numerosi i trattati di anatomia e medicina in cui si menzionava l’eiaculazione femminile. La stessa scienza ufficiale (per lo meno in Italia) in ambito accademico, sembra titubante, come timorosa se non addirittura ottusa, frettolosa nel liquidare il fenomeno con l’etichetta “Prolasso della vescica”. Un qualcosa di cui le donne si vergognano, qualcosa di sporco e malato da nascondere.
E se a essere liquidata fosse l’ottusità, il maschilismo, e se a farlo fosse una Lei stanca di aver obbligato il proprio corpo e la propria identità entro ruoli costrittivi che le sono stati imposti?
Spruzzami è la ricerca di un femminile che si appropria, attraverso il proprio corpo e la riflessione sulle proprie esperienze, della possibilità di costituirsi in quanto soggetto. Ne viene uno scontro con il “ruolo” impostole dal maschile, e un confronto diretto e aperto con la propria identità. Un monologo interiore che attraversa la sfera del quotidiano di tante altre donne rigidamente vincolate e disciplinate, e che si fa poi condivisione, urlo del prigioniero e gioiosa affermazione di libertà.

In scena e fuori dalla scena

Antonio Capocasale ha studiato Saperi e Tecniche del linguaggio Cinematografico presso l’Università La Sapienza di Roma, e si è laureato nel 2011 con una tesi in Storia e Critica del Cinema. Nello stesso periodo collabora, come assistente alla regia, ai cortometraggi Blackout, di Mauro Cinaglia, 2007 e Crossed Glances, 2008, di Francesco Madeo, realizzati in ambito universitario, e parallelamente scrive di cinema per alcune riviste on-line e in cartaceo (Filmcritica, cine-filos.com, Cinefarm, Filmaker’s Magazine).
Alterna il lavoro teatrale con l’attività di videomaker. Da Dramaturg ha curato le messe in scena di spettacoli come Dell’acqua e dell’oblio (di Maura Gigliotti, prima: Festival Paleariza, Roghudi, Reggio Calabria 2015), e ha realizzato le videoproiezioni e videoscenografie degli spettacoli Qualsiasi cosa mai (Fiora Blasi) e Never mind the Words (Fiora Blasi, Marie Duprat). Da videasta ha realizzato cortometraggi a carattere documentaristico (Orti Urbani e La pelle di Testaccio, 2012), o di fiction (Corporale-ipotesi su una scultura, 2012; Orientamenti, 2014), e il progetto alfabeti, una serie di docufilm e lavori di videoarte, in cui coltiva il proprio interesse per una narrazione visiva fatta di pure forme. È regista di videoclip musicali in particolare per la band Orchestra dei Sassi (Amamamì, 2013), il collettivo LubuLab (Se piangi ancora, 2014), Francesco Scalabrella (Pieno controllo, 2014), in cui combina riprese dal vero e brevi animazioni in chiave ironica. È inoltre direttore artistico del Laterale Film Festival, rassegna internazionale non competitiva di cortometraggi sperimentali, innovativi, low-budget o no-budget.

Senith è da oltre dieci anni performer queer drag, curatrice di workshop ed eventi, attivista queer. Cofondatrice di Eyes Wild Drag, gruppo pioniere della queer performance art in Italia, ha da subito iniziato a lavorare nella sperimentazione dei generi, dei ruoli e dell’immaginario erotico, rappresentando la prima costruzione performativa e critica delle Faux Queen in Italia e ridisegnando immaginario queer del femminile. Cura la direzione artistica del festival internazionale GendErotica – contaminazioni di arte queer. Tra i suoi progetti: Drag Queer Sciò, spettacolo-cabaret in drag, tutto al femminile; Sovvertango, che unisce sovversione dei codici di genere con lo scambio dei ruoli nella danza; Queerrida, un amichevole contest queer aperto a tutte le forme d’arte, che ripropone, caso unico, l’atmosfera gioia e giocosa dei club drag Usa negli anni ’90; Il lato oscuro del desiderio, performance installativa sul tema di genere, erotismo e desiderio; Victoria Party, evento che coinvolge il pubblico per “tirare fuori la Drag Queen intrappolata nella nostra vagina”; Victor/Victoria Workshop, laboratorio introduttivo alla performatività di genere. Nel 2013, in occasione di GendErotica, ha convocato la prima Fem Conference Italiana (ed Europea) che ha visto la partecipazione di numerose artiste, attiviste e docenti da svariate parti del mondo. Nel 2015 nasce Erotic-Lunch, pranzo-spettacolo dedicato all’arte e all’erotismo, che coinvolge cuochi e artisti di varia natura e di cui cura il concept artistico e la regia, oltre a esserne protagonista. Nel 2016 firma il primo spettacolo internamente in assolo, BAD ASSolo. Nello stesso anno esce il documentario Al di là dello Specchio di Cecilia Grasso, di cui è coprotagonista, che viene presentato in numerosi festival in Italia e all’estero, vincitore del Premio per la miglior regia nella sezione documentari del Newark International Film Festival (Usa). Partecipa al lavoro artistico dell’artista italo-libanese Adelita Husni-Bey, La Luna in Folle, selezionato al Premio MAXXI 2016, performando al Museo Nazionale per le Arti del XXI Secolo il 29 Settembre. Il lavoro nella sua parte di video art è rimasto esposto al MAXXI di Roma fino al 12 marzo 2017.

Maura Gigliotti è autrice di testi teatrali, come La Dolcezza del Mandorlo (prima: Giugno 2011, Libera Università di Alcatraz, Gubbio), e Dell’Acqua e dell’Oblio (Festival Paleariza, Roghudi, Reggio Calabria, 2015). Entrambi mettono in scena un universo calabro fatto di miti e credenze, racconti e tradizioni musicali del patrimonio culturale popolare, e affrontando di petto i nodi irrisolti e le contraddizioni della storia ufficiale che pesano sul presente.
Dosando toni ora fiabeschi, onirici e riflessivi con altri più violenti, espressionisti, perseguendo un impatto emotivo immediato, nella sua scrittura per flussi di coscienza fa propri i discorsi, i pensieri, il contesto sociale dei suoi personaggi, coniugando la descrizione di azioni fisiche con i suoi effetti sulle sensazioni, sul paesaggio interiore. Procedendo per analogie, libere associazioni, curando sonorità delle strutture lessicali e accostamenti fonici delle parole, alterna a una qualità letteraria e poetica del linguaggio anche una mimesi della lingua parlata del quotidiano.
Dal 2014, come animatrice e istruttrice realizza seminari e workshop di Yoga, e parallelamente prosegue l’attività letteraria, lavorando anche come redattrice per Editoria e Scrittura. Ha pubblicato poesie e racconti: Ritagli (1997, Premio Letterario Città di Carlopoli Miglior Opera poetica), Calabreanomalie (La Mongolfiera, Sibari, 1999), Aria (2004, Miglior opera poetica Premio letterario Aniene), Silenzi (2005, Premio letterario Moica miglior racconto), Cosangeles Blues (2013). Ha inoltre collaborato alle sceneggiature di cortometraggi: U nannu (2006), Non ora non qui non adesso (2005, Secondo Premio al Festival Spiga d’Oro, Carlopoli, Catanzaro.

Disegno originale di Milo Manara, gentilmente concesso dall’autore

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