Sono apatico e ti ammazzo!

Qualche giorno fa ad Avellino una ragazza e il fidanzato hanno deciso di uccidere tutti i componenti della famiglia di lei e hanno messo in pratica il loro disegno. Gli è riuscito solo di ammazzare il padre.

Tutti ci siamo chiesti com’è possibile che a una figlia venga in mente di uccidere i genitori?

I tribunali fra non molto ci diranno il perché, le ragioni immediate e quelle remote di questo incredibile comportamento, gli psicologi ci diranno in anticipo le motivazioni psichiche di ciascuno degli assassini, ci informeranno sulle malattie dell’anima che li hanno indotti ad un’azione così ripugnante.

Ma la domanda iniziale resterà senza risposta, perché si trasferisce semplicemente da uno specifico soggetto agente a una pluralità di soggetti.

Cercheremo di riflettere sul perché alcuni giovani compiono questi gesti così estremi e contro natura.

La risposta potrebbe essere lapidaria e il pezzo si potrebbe chiudere qui: questi giovani soffrono di analfabetismo emotivo e per questo ammazzano i loro genitori; ma non vogliamo far torto ai nostri lettori perciò, per capire meglio, ci sembra indispensabile cominciare dalla nozione di sentimento, cioè della più eccelsa delle capacità dell’animo umano: provare sentimenti.

I sentimenti, infatti,  non sono una dote naturale e non si trasmettono geneticamente. I sentimenti si apprendono: e soltanto attraverso la costruzione di mappe emotive si possono costruire relazioni e legami.

Le mappe emotive si formano attraverso la cura che i bambini ricevono nei primi tre anni di vita e servono a sentire il mondo e a reagire agli eventi in modo proporzionato. Con il termine “mappe emotive” ci riferiamo alla dimensione emotivo, sentimentale di un individuo. Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono seguiti, accuditi, ascoltati allora ci si trova di fronte ad un misconoscimento che crea in loro la sensazione di non essere interessanti, di non valere niente.

Crescono così senza una formazione delle mappe cognitive, rimanendo a un livello d’impulso.

Gli impulsi sono fisiologici, biologici, naturali. Il passo successivo dovrebbe essere di passare dagli impulsi alle emozioni ovvero a una forma più emancipata rispetto all’impulso.

L’impulso conosce il gesto, l’emozione conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede.

Poi si arriva al sentimento che è una forma evoluta, perché non solo è una faccenda emotiva, ma anche cognitiva.

Il sentimento si apprende. Le mamme comprendono i bambini che non parlano perché li amano.

Gli amanti, proprio perché si amano, si capiscano tra loro molto più di quanto i loro discorsi non dicano e siano comprensibili agli altri.

Il sentimento è cognitivo e consente di percepire il mondo esterno e gli altri in maniera adeguata, con capacità di accoglienza e di risposta adeguate alle circostanze.

Dobbiamo convincerci che il sentimento non è una dote naturale, è una dote che si acquisisce culturalmente. Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso le storie mitologiche. Se guardiamo alla storia greca ci ritroviamo tutta la gamma dei sentimenti possibili, Zeus il potere, Afrodite l’amore, Atena l’intelligenza, Apollo la bellezza, etc. C’era tutta la fenomenologia dei sentimenti umani.

Noi invece li impariamo attraverso la letteratura, che è il luogo dove si apprende che cosa sono il dolore, la noia, l’amore, la disperazione, il suicidio, la passione, il romanticismo. Ma se la letteratura non viene “frequentata” e i libri non vengono letti, se la scuola disamora allora il sentimento non si forma. E se la cultura non interviene, i ragazzi rimangono a livello d’impulso o al massimo di emozione.

Per questo sono convinto che non tutte le società sono idonee a far figli.

La nostra non è idonea perché i genitori, per sopravvivere, devono lavorare in due e quindi il tempo per la cura dei figli non c’è. I figli sono affidati a un esercito di babysitter, o peggio alla babysitter di tutte le babysitter che è la televisione.

I genitori non hanno tempo di stare con i bambini e si difendono cercando di dare loro un tempo-“qualità”, ma i bambini hanno bisogno di tempo-quantità. Hanno bisogno di essere riconosciuti passo dopo passo, disegno dopo disegno, domanda dopo domanda.

Non basta fare quattro weekend giocosi per avere una relazione con i figli.  E se non si ha questo tempo, dobbiamo rassegnarci  ad avere dei figli  in cui  le mappe emotive e cognitive non si formano. Queste mappe però sono fondamentali perché diventano la modalità con cui si fa esperienza, se le mappe non sono formate questa esperienza avviene a caso e non viene mai del tutto elaborata.

Per quanto riguarda la scuola, bisognerebbe che i professori, oltre a sapere la loro materia, fossero anche in grado di comunicarla e di affascinare.  Perché l’apprendimento, lo dice Platone, avviene per via erotica. Noi stessi abbiamo studiato volentieri le materie dei professori di cui eravamo innamorati e abbiamo tralasciato quelli di cui non avevamo alcun interesse.

A scuola è importante saper appassionare perché gli adolescenti vivono l’età per cui l’unica cosa che conta è l’amore, e se gli adolescenti si occupano dell’amore bisogna andare là a cercarli.

Attirarli a livello emotivo significa trovare la breccia per passare poi al livello intellettuale. Se invece si scarta la dimensione emotiva, sentimentale, affettiva allora non si arriva neppure alle loro teste.

Se le mappe emotive non si formano abbiamo un rapporto squilibrato, una risonanza emotiva inadeguata  rispetto agli eventi da affrontare.

Prendiamo un esempio tra i casi patologici degli ultimi anni. Il giorno in cui Erika e Omar uccisero la madre e il fratellino, si recarono, come ogni giorno, a bere la birra al bar del quartiere. Questa reazione è la conseguenza della mancata presenza di mappe emotive e di risonanza di quanto accaduto. Mancanza che non ha consentito loro di riconoscere la differenza tra bene e male.

Il filosofo Immanuel Kant diceva che la definizione di bene e male possiamo anche non definirla perché ognuno la comprende e la sente da sé.

Usa proprio la parola sentire, e se la differenza tra bene e male non si sente e non si percepisce rischiamo che un ragazzo non capisca la differenza che c’è tra corteggiare una ragazza o stuprarla, o tra discutere con il professore e prenderlo a calci.

Non sentire più la differenza tra bene e male, tra il giusto e l’ingiusto, tra ciò che grave e ciò che non lo è, denota una mappa emotiva non costituita.

Se i figli non sono stati curati e seguiti nel modo giusto diventeranno degli handicappati psichici, soffriranno di psicopatia, la psiche non registra, non ha una risonanza emotiva rispetto alle azioni che si compiono agli eventi a cui assiste.

Quante volte di fronte ad una persona per terra si è indifferenti? Questa è una psicopatia ovvero unapatia della psiche che non registra il caso, la situazione.

Si possono picchiare i neri, i  Rom perché tanto non c’è la percezione che l’altro è simile, è una persona come te, anche questa è una forma di psicopatia. Viviamo in una società ricca e non più povera e semplice come una volta, dove il confine tra bene e male, il permesso e il proibito era ben segnalato.

Oggi tutto è permesso, la società è opulenta e abbondante, i bambini ricevono una quantità di regali, anche quelli che non desiderano. Si estingue addirittura il desiderio perché i bambini vengono gratificati prima ancora di desiderare. E questi, purtroppo, sono processi che inducono l’apatia della psiche, sicché … ti ammazzo perché sono apatico, ed è orribile.

 

Matteo Licari Autore
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