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“SOLO L’AMORE CONTA” di Nicola Costa, con Alice Ferlito al Castello Ursino di Catania

Scelto per il “Catania Summer Fest 2022”, il toccante omaggio a Pier Paolo Pasolini nella ricorrenza del centenario della sua nascita – avvenuta a Bologna il 5 Marzo del 1922 – scritto ed interpretato da Nicola Costa. Con la splendida voce di Alice Ferlito; assente l’accompagnamento musicale di Pier Paolo Marchica, afflitto, ahimè, dal male dei nostri tempi ma in via di guarigione. Rocambolesco lavoro di mixaggio dell’adattamento musicale da parte di Connie La Cava, Tiziana D’Agosta e Marco Gravina ed esibizione a cappella dell’attrice co-protagonista. Un valido recupero in extremis di cui la compagnia ha dimostrato di essere all’altezza.

Foto di Dino Stornello.

La narrativa si svolge adoperando lo stile della lettura (reading) e attraversa a marcia indietro la vita dell’artista che parla di se consapevole di aver cambiato luogo e destinazione: Nicola Costa, come in un sussurro proprio di chi non è più, interpreta Pier Paolo Pasolini che di se stesso ricorda la vita, i patimenti, la volontà e la forza, che “percorre tutta la strada fino al punto in cui si spegne la luce”. Lavoro coraggioso e senza censure, ottima sinossi dell’argomento. Ampio plauso allo studio meticoloso di Nicola Costa che ha prodotto il testo e alla determinazione di far riemergere dalla memoria ciò di cui si deve nutrire la cultura: vite di uomini come PPP che l’hanno alimentata e foraggiata di spunti tratti da infinite competenze personali, aggrappate a capisaldi di riferimento e fra essi robustamente collegata. Uomini che hanno parlato perché sapevano, lontanissimi dalle opinioni rimbalzanti che trascinano a fondo il senso delle cose e trattengono solo qualche locuzione d’effetto, infarcita di termini di cui non si saprebbe dire l’etimologia. Pasolini era immensamente colto, profondo nelle sue valutazioni, assorbiva negli strati della sua sensibilità ogni cosa i suoi occhi cogliessero.

 

PPP è stato un mago che ha saputo leggere in una palla di vetro dalle pareti sottilissime, un profeta che davvero ha anticipato i tempi attuali in cui purtroppo geme la società moderna e si rappresenta il nostro paese e, come diceva lui “l’Italia è un paese che diventa sempre più stupido e ignorante. Vi si coltivano retoriche sempre più insopportabili. Non c’è del resto conformismo peggiore di quello di sinistra, soprattutto naturalmente quando viene fatto proprio anche dalla destra.” Quanta attualità! Egli tuonò contro la borghesia, titolare della grande menzogna sulla rinascita del secondo dopo-guerra, elencando le sciagure che l’ipocrisia vestita da risveglio intellettuale celava; tutto il pensiero socio-economico dell’Italia che è ampiamente affrontato nei suoi scritti di oltre quarant’anni fa (Scritti Corsari, ad esempio) ci ha raggiunti esattamente come egli lo aveva anticipato: l’Italia è un paese di opportunisti ed ignoranti beceri che guidano il paese spacciando per buone guide icone di carta e vangeli di morte.

Durante la sua prolifica carriera letteraria, chiamò col proprio nome ogni cosa stesse accadendo e perciò venne tacciato di scempio e vilipendio: processato per innumerevoli volte, per innumerevoli reati, censurato e sbattuto in prima pagina perché ogni suo libro, ciascuna sua sceneggiatura, regia, testo di canzone, idea come autore restavano incompresi e annunciavano il rischio della profezia, quella che resta come tarlo nella mente di chi riesce a ragionare liberamente. Pasolini, al di là degli irriverenti epiteti che lo qualificavano per le sue scelte sessuali ponendolo sotto i riflettori del ridondante interrogatorio delle coscienze borghesi, venne definito come un coraggioso, uno che non le mandava certo a dire, uno che sfidò qualsiasi conseguenza anche quelle che lo vedevano sfrattato dal suo lavoro ed abbandonato alle sue religioni, perché in fondo la fame ed i patimenti “se li era meritati“. Ed ogni volta, ne usciva più ardito, come se Susanna l’amata madre, di notte lo cospargesse di ambrosia: bellissimo e tenebroso, moderna icona di bellezza e fascino.

Ma per ogni miope e mediocre dissenso immotivato, file di intellettuali lo aiutarono, corteggiandolo per collaborazioni eccellenti: Fellini, Moravia, Rossellini, Sandro Penna…Berlinguer che omaggiò la bara dove PPP giaceva inanime ma potente…

 

Nicola Costa scrive ed interpreta un testo elegante e completo, in cui cerca di considerare ogni esaltante guizzo di questo uomo tanto incompreso durante la sua vita, svelando al pubblico ogni iniziativa culturale e proprietà sentimentale di cui lo scrittore (oggi a ben ragione meriterebbe la grammaticalmente scorretta definizione di “tuttologo”)  fu capace: sopra a tutti, il legame profondo con la madre Susanna. Dopo la morte del fratello e del padre, madre e figlio, rimasti ormai soli ed afflitti da un dolore lacerante, avevano rafforzato maggiormente il naturale sodalizio: egli non l’aveva mai abbandonata, ponendola sempre al centro di ogni premura ed attenzione, struggendosi dei sacrifici, delle umiliazioni che ella dovette sopportare, lei che da maestra elementare aveva dovuto accettare di andare a servizio. Morta ad ottantanove anni nel 1981, molto dopo la morte del suo secondo figlio… I palpiti di questa figura materna abbozzati con misura dall’autore, sono espressi con la potenza recitativa di un’ impeccabile Alice Ferlito che magnetizza il pubblico sempre.

Un lavoro che ho giudicato edificante e non soltanto perché io Pasolini lo amo e la notizia della sua morte, avvenuta facendo scempio del suo bel viso il 2 Novembre del 1975, io la ricordo come fosse oggi e ancora con una fitta di dolore; ma perché, sebbene sia trascorso del tempo, oggi non è cambiato granché rispetto alla cura che bisognerebbe avere di certi argomenti, ponendo l’individuo al centro dello sviluppo socio-economico e raccordando tutto con l’ Amore, “perché alla fine di tutto, solo quello conterà e verremo giudicati soltanto su di esso”. 

 

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