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Sindrome di Medea: analisi obiettiva e “ragioni” per spiegare l’infanticidio ad opera di un genitore.

Spiegare o cercare motivazioni morali e sociali che, spingono un genitore ad uccidere il proprio figlio,non è semplice. La società non accetta che la vita di un bambino possa essere spezzata in modo vigliacco proprio da colui che dovrebbe amare e proteggere; perchè avviene tutto questo? Abbiamo chiesto al Professor Matteo Licari, Docente di Sociologia dei Gruppi presso l’Università di Firenze e Boston, di spiegare ciò che non potrebbe essere compreso da chi non studia fenomeni sociali.

DOMANDA: Professore Licari, qual’è la ragione (se di ragione possiamo parlare) che spinge un genitore ed in particolar modo una mamma, ad uccidere il proprio figlio?

RISPOSTA:La risposta è semplice: l’odio che prova nei confronti della vittima. Attenzione per odio non vuol dire che ha sempre odiato la vittima, significa che la odia nel frattempo che compie l’omicidio; infatti non si dovrebbe pensare al motivo per cui lo sta uccidendo, piuttosto ci si dovrebbe chiedere: perchè odia la sua creatura? E lì si apre uno scenario infinito, perchè le ragioni sono tante. Io uccido perchè odio un’altro in questo caso il compagno o la compagna moglie o marito, si odia così tanto da voler provocare nel nemico un dolore immenso e perenne:la perdita della sua stessa creatura.

D: I dati statistici cosa riportano?

R: I dati statistici sono crudi, diciamo che da 30 anni nel nostro paese, c’è una media di 10 casi all’anno di figlicidio o infanticidio ed è una media costante purtroppo, casi come quello della piccola Elena saltano su alla memoria collettiva ed hanno massima risonanza nei mass media. Tuttavia da un punto di vista scientifico 10 casi all’anno su 60 milioni di persone nel nostro paese, rappresentano una statistica “fisiologica”. I dati non si possono negare, è così purtroppo.

D:Secondo lei, quale potrebbe essere la chiave per cercare di arginare questa emergenza sociale?

R: C’è molto poco da fare, i casi come quello di Mascalucia (Elena del Pozzo) sono nascosti, perchè vi è una netta differenza tra rabbia e raptus momentaneo e la premeditazione di un delitto per causa di odio. L’odio cova e poi esplode nel più nefasto della sua espressione. l’omicidio. Bisognerebbe introdurre all’interno delle scuole una nuova materia: l’educazione emotiva. Per fare questo è fondamentale avere figure come gli psicologi che aiutino il bambino o il ragazzo ad elaborare la rabbia e l’odio cominciando ad insegnare la tolleranza e l’amore per il prossimo. Questo vale per ogni tipo di violenza dal bullismo al femminicidio all’infanticidio. Sono d’accordo con la ricostruzione effettuata dagli inquirenti per il caso Del Pozzo la motivazione è stato l’odio.

D: Perchè un genitore compie un gesto del genere, solo per attirare l’attenzione su di sé?

R: L’ attenzione su di sé, è l’ultima motivazione possibile è un epifenomeno; in realtà l’assassinio del proprio figlio è radicato nell’odio profondo verso ciò che il bambino rappresenta per se stesso o per altri. Ferire mortalmente e per riflesso il nostro nemico(marito, moglie ecc…)

D: L’Italia è un paese “civile” o arretrato da questo punto di vista?

R: Profondamente arretratissimo dal punto di vista della prevenzione, di questi 10 casi all’anno non interessa a nessuno per primi a chi ci governa se non ai media e a coloro i quali vengono interessati dall’omicidio(vittime)

D: Cosa si augura?

R: Mi auguro la salute mentale e la pace per tutti, affinchè questi casi non accadano più a dispetto della statistica. Purtroppo l’epilogo tremendo è quello che la detenzione o la messa a morte dell’assassino, non riporta in vita la povera vittima.

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