Silvio Laviano, colto, disciplinato, istrionico…

Silvio Laviano è un attore, di quelli seri, che guidano l’istinto con la disciplina, autentici che non si montano la testa; uno di quelli, come diceva Mastroianni, con un occhio sempre rivolto a se stesso per ricordare con umiltà “il recitare una parte” non ” l’ essere quella parte”. Che dismetta le bretelle del narratore eclettico di “Ippolito”, riponga i tacchi di “Glam City”, diriga “Io sono verticale”, o sia il politico comunista terribilmente attratto dalla passeggiatrice stanca sotto la sede del partito in “68 punto e basta”, lui ricorda con modestia ed umiltà che chiuso il sipario e spenti i riflettori, bisogna tornare in famiglia, andare a dormire e la mattina ricominciare a lavorare. Il mestiere dell’attore, Silvio lo sa fare bene e non smette di leggere, studiare, confrontarsi. Perché lui è “un operaio”: recita, dirige, scrive, insegna: lo sa bene che per trasferire il sogno, la sospensione, per abbattere la quarta parete, “per mettere in trappola la coscienza del Re” bisogna mettersi sempre in discussione, conoscere i ruoli dietro e davanti al palcoscenico; bisogna coltivare il dubbio, come afferma Nicola Alberto Orofino, con il quale condivide una somigliante metodologia di lavoro, oltre che una solida amicizia.

Nasce a Catania e studia al Teatro Stabile di Genova; a ventidue anni, dopo aver conseguito il diploma, comincia a collaborare con numerosi  teatri italiani e stranieri, pubblici e privati :Teatro Stabile di Genova, di Catania, del Veneto, Teatro Nuovo di Napoli, Teatro di Roma; Teatro dell’ Elfo, Gloriababbi, Società per Attori, Progetto U.R.T. , Fattore K; e A.R.I.A. France Acting Internatinal Festival di Avignon 2012.  In teatro viene diretto da M.Sciaccaluga, T. Tuzzoli, F. Bruni, L. Puggelli, J. Ferrini, R. Cavosi, G. Rappa, A.L. Messeri, M. Mesciulam, P.Bontempo, N.Romeo, N.A.Orofino S.E. Macchi. Presente anche in campo cinematografico, televisivo e pubblicitario, in cui ha a chè fare con M. Bellocchio, F. Ozpetek, G. Manfredonia, A. Amadei, A. Grimaldi, R. Izzo. Si cimenta con destrezza anche nella regia teatrale, mettendo in scena “Diversi – personaggi in cerca di un altrove”,  “Bordeline in love” e “S:O:G:N:O:, ergo sum”, “Femmine, piccola tragedia sull’amore e innamorati, tragicommedia della purificazione”.

Rientrato appena dalla tournèe nazionale di “Sei personaggi in cerca d’autore” con la regia di Michele Placido, si prepara al debutto catanese di “Io sono verticale”, prodotto dall’Associazione culturale Madè e dal Progetto S.E.T.A., di cui è regista e co-autore; scritto e recitato da Alessandra Barbagallo, è un monologo ispirato alla breve, ovattata ed infelice esistenza della poetessa americana Sylvia Plath. La collaborazione con Egle Doria, con Orofino, la scelta di luoghi diversi in cui portare il teatro (Castello di Sperlinga, Teatro della Posta Vecchia di Agrigento, Stabilimento di Monaco a Misterbianco) decretano e confermano la costante ricerca di un nuovo modo di dire le stesse cose, attingendo sempre al patrimonio culturale classico e contemporaneo, affinché non si dimentichi ma si muova interesse verso un tipo di arte che piano piano, anche grazie a queste astuzie, sta riprendendo quota.

– Quando è nato Silvio Laviano come attore?

Ho tre risposte: forse sono nato attore! Sono nato prematuro di sette mesi, un chilo e mezzo. Già al centro dell’attenzione, il mio primo spettacolo è durato quaranta giorni, il mio primo palco un’ incubatrice al Santo Bambino di Catania, il primo pubblico la mia famiglia, dietro un vetro, in ansia, a vedere come sarebbe andata a finire…Diciamo che l’ Happy End è coinciso con Il prologo. E questa è una risposta romantica! Oppure: da ragazzo leggevo molto, andavo a teatro e cercavo di sperimentare tutte le esperienze di palco: La Parrocchia, i corsi a Liceo, le compagnie amatoriali, i laboratori , i primi spettacoli con compagnie professioniste, fino ad accedere alla Scuola Nazionale del Teatro Stabile di Genova diplomandomi nel 2002. E questa è una risposta istituzionale. Infine: nasco ogni giorno come attore, ogni giorno mi pongo delle domande sul valore del mio mestiere, sulla sua utilità all’ interno di una discussione culturale contemporanea e in relazione al territorio che vivo. Preferisco porre l’attenzione sul crescere come attore piuttosto che sulla nascita di me attore. Cerco di trasformare, ogni giorno, il “Caso” in “Causa”. E questa è la risposta!

– Chi è Silvio lontano dalle scene? 

Se raccontassi la mia intimità o il mio privato rischierei di deludere chi mi reputa un “folle” lunatico, narcisista, aggressivo ed egoriferito! Sono anche quello, forse, e mi diverte molto che alcuni pensino solo questo di me, alimentando un personaggio divertente che assecondo, a volte. Lontano dalle scene assisto a tutto questo sotto una copertina di pile mangiando latte freddo e biscotti. Credo di essere “noioso”, introverso e comune più di quanto possa apparire.
Qualcuno sentenziò: “Tutti abbiamo tre vite…una che viviamo, l’altra che vorremmo vivere, la terza è quella che gli altri inventano per noi”.

– Com’è vero! A cosa sta lavorando adesso?

Dopo la tournée nazionale dei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello diretto da Michele Placido per il Teatro Stabile di Catania – che mi ha impegnato felicemente fuori dalla Sicilia per alcuni mesi – il 2019 è iniziato riprendendo vari progetti sia come attore, in giro per la Sicilia con il Teatro Mobile di Catania in “Sogno di una notte a bicocca” con la regia di Francesca Ferro, che come regista riproponendo “Io sono Verticale” spettacolo prodotto dal progetto S.e.t.a. in collaborazione con Madè e che vede come protagonista assoluta la mia adorata collega Alessandra Barbagallo. “Io sono Verticale” è un dono che ho cercato di fare al mondo del femminile, a tutte le creature magnifiche che sono le Donne senza le quali noi uomini non avremmo modo o motivo di esistere. In primavera sarò in tournée con Glam City di Domenico Trischitta diretto da Nicola Alberto Orofino; avere la possibilità di proporre questo spettacolo, in prestigiosi palcoscenici nazionali già da due stagioni, è per me un privilegio artistico enorme e una responsabilità altissima, vista la potenza del romanzo e della regia oltre la difficoltà del personaggio che interpreto.

Inoltre continuo a occuparmi di formazione dirigendo alcuni laboratori di teatro sia per ragazzi che per adulti; poi studio, leggo, “vivo” in vista dei prossimi impegni (che non posso, per ora, condividere).

 –  Bene: avremo modo di rivederla presto. Lei è l’ideatore del Progetto di ricerca teatrale S.E.T.A.
(Studio Emotivo Teatro Azione); ce ne vuole parlare?   

Il Progetto S.E.T.A. è appunto un progetto, non è un’associazione, non è una Scuola, non è un movimento politico; anzi, me ne guarderei bene! Lo definirei un contenitore che si trasforma, che si adatta alle esigenze del territorio. Il S.e.t.a. ha prodotto, ha organizzato laboratori di vario genere, ha creato residenze artistiche al Teatro Coppola – Teatro dei Cittadini, ha collaborato con varie realtà culturali cittadine. Soprattutto, però, il progetto S.e.t.a. è una palestra e, peccando di immodestia, posso affermare che molti ci sono passati, l’hanno vissuto, respirato e rafforzato dall’ interno. Credo che molti giovani attori a Catania debbano tanto al Progetto S.e.t.a. e il Progetto deve tanto a loro. Dal 2014 ad oggi si prefigge di sostenere la possibilità di “altre” verità possibili, cercando di modificare, rinnovare e discutere la visione del linguaggio teatrale e attoriale a Catania.

 – Attore indipendente che crede nella rete; cosa vuol dire?

Credo che un attore debba essere per “statuto” indipendente. Non credo nella figura dell’attore impiegato o solo scritturabile. La funzione dell’Attore è una funzione sociale, non solo ludica o ricreativa. Ecco perché mi reputo indipendente, penso, agisco e lavoro in modo autonomo, mi sono formato all’interno di un prestigioso Teatro Stabile, ho collaborato e collaboro con varie produzioni nazionali, e, ci mancherebbe, ben venga la “scrittura ufficiale”, ma non sono mai rimasto fermo ad aspettare una telefonata. Molte volte il lavoro me lo sono inventato e la precarietà di questo mestiere ha anche un risvolto positivo: sviluppa libertà, creatività e immaginazione. Quando sono disoccupato impiego il mio tempo a scrivere, leggere, studiare in una competizione artistica che vivo esclusivamente con me stesso cercando di superare i miei enormi limiti.
Per quanto riguarda la rete, credo molto nelle sinergie ma bisogna stare attenti a usare le categorie giuste. Non bisogna confondere rete con “famiglia” o “amicizia”. Le maglie della rete devono essere salde e annodate su i principi sani della professionalità e della qualità.
Io sostengo sempre che bisogna lavorare con persone che si stimano e che ti stimano e che, in seguito, fortunatamente, potrebbero anche diventare amici. Mai e poi mai, poiché si è amici si deve lavorare per forza insieme, mai! Sarebbe assecondare un compromesso che ha un nome brutto…si è infangata la Sicilia…e l’Italia con questo modo di pensare!

– Nel 2018, le è stato offerto di guidare, insieme a Nicola Alberto Orofino, il processo formativo “Qui e Ora”, promuovendo il suo rientro allo Stabile; felice di questa esperienza?

Sono onorato della fiducia che il Teatro Stabile di Catania ha riposto in noi e felice perché il progetto “Qui e Ora” avvicina i giovani al Teatro, alla Letteratura, allo Studio. Lo scopo è alimentare la curiosità culturale di giovani allievi attori, neofiti o semplici curiosi. Quando mi occupo, mi preoccupo di studiare con questi giovani colleghi e cresce in me la speranza e la fiducia in un sistema teatrale più evoluto, più curioso, essenziale per la città.
La formula è poi davvero stimolante per tutti noi: io e Orofino ci confrontiamo in modo complementare e critico anche con punti di vista diversi in un dialogo costante e crescente. Ecco, secondo me, il teatro è questo: un dialogo costante e profondo qui e ora. Il mio rientro come attore allo Stabile di Catania nel 2017, dopo dieci anni di silenzio, diciamo che è un “qui e ora” che riprende un dialogo interrotto nel 2008. Ne sono onorato e cerco di fare il massimo per rispettare, con il mio lavoro, la gloriosa storia del Teatro Stabiledi Catania.

– Le stanno stretti alcuni meccanismi legati al mondo in cui lavora?

Facciamo parte di molti “meccanismi” nella Vita, nella Società, nel Lavoro.
Se pensi che questi tre aspetti coincidono sempre, ecco mi vanno strette molte cose in generale. Del mio mondo non amo l’approssimazione, la superficialità, l’ignoranza, il compromesso, le verità edulcorate, i sorrisi di circostanza, il “vecchiume” travestito da tradizione, le ingiustizie. Sono intollerante contro tutto questo e diciamo che c’ho anche provato ad “alleggerirmi” ma poi sto male ed è per questo che non faccio parte di molti “mondi teatrali”. Per fare un esempio pratico: alcuni colleghi, una volta, si sono offesi quando, dopo uno spettacolo non andai nei camerini a complimentarmi. Ecco se a me uno spettacolo non piace non vado a complimentarmi e lo trovo ovvio, naturale, onesto nel rispetto, sempre, della professionalità altrui. Al massimo faccio una telefonata il giorno dopo condividendo il mio pensiero. Lo trovo più di buon gusto e coerente.

 – Di quello che si è lasciato alle spalle, cosa non rifarebbe, cosa rimpiange e di cosa si pente?

Sono troppe le cose che non rifarei, che rimpiango e delle quali mi pento. Ma ho le spalle larghe e poi ci penso un attimo e rifletto che non sarei io se non avessi fatto alcune scelte o alcuni errori. Noi siamo anche ciò che abbiamo sbagliato, siamo anche le nostre sofferenze, i nostri rimpianti.
Sono molto affezionato ai miei sbagli tranne il non aver studiato bene l’inglese, sono una frana e me ne pento…Sorry!

 – Silvio Laviano, camaleontico sulla scena, di cosa ha paura? 

“Sono Codardo?” si domanda Amleto e nonostante questo agisce per l’intero dramma da “Eroe”. Ho paura di molte cose e sconfiggere i miei timori mi rafforza e mi rende vivo. Sul Palcoscenico mi sento più forte che nella Vita, riuscendo ad esorcizzare molte paure. Non credo di essere camaleontico, credo solo che ognuno di noi ha al suo interno più colori di quanti riusciamo a riconoscerne. Basta solo saperli immaginare. Sai che noia interpretare sempre Silvio Laviano sulla scena?
Ecco questa è una mia paura!

– In una recente intervista, il suo collega Bernardo Casertano, napoletano di Caserta, mi ha detto che un attore è una persona assai più trasparente di quanto lo spettatore possa credere; lei condivide questa riflessione?

Sono d’accordo con il collega e mi permetto di aggiungere che questa trasparenza rende l’attore vulnerabile, fragile, aperto e generoso nei confronti del pubblico. Ho l’orticaria quando si considera la figura dell’attore come ultraterrena, divina, detentore del sapere. L’attore è un uomo che si prende la responsabilità civica di salire su uno spazio deputato per raccontare/vivere/rivivere emozioni e dare così la possibilità di un rispecchiamento emotivo al pubblico. Allora l’esperienza di uno Spettacolo diventa un’ esperienza viva, reale, completa in quel dialogo costante e crescente che è la Vita. Poi l’Attore è anche Puttana, Santo, egocentrico, accentratore, istrione, vanitoso ecc ecc…sono i rischi del mestiere basta conoscerli e saperli gestire.

 – Sogni nel cassetto?

Ho spaccato tutti i cassetti ormai, e da anni non frequento più “mobilifici svedesi”.
Preferisco tenere i miei sogni all’ aperto, liberi di poterli sognare e farli avverare anche solo con la forza dell’ immaginazione.

– Un ruolo non ancora interpretato? Un genere di Teatro non ancora sperimentato?

Decine e decine di ruoli, e sono tutti in una lista che vola in aria, li sogno, li studio, li invento, li anelo e si modificano con gli anni e le esperienze. Ma sono solo “Parole Parole Parole…il resto è silenzio”.

Vorrei far ridere di più. E’ talmente facile far piangere.

– Cane o gatto?

In questo momento una delle mie due gatte mi sta fissando e, forse, dice:

“Se non darai la risposta giusta te ne pentirai, piccolo umano arrogante”!

 

FOTO di Fabrizio de Blasio, Gianluigi Primaverile, Antonio Parrinello.

 

 

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