Sotto il segno del Purim

Il 13 marzo si è conclusa in tutto il mondo la celebrazione del Purim (Pur=sorte, pl. Purim=sorti), di cui nell’immaginario comune spesso erroneamente si crede sia “il carnevale“ ebraico. In verità, il PURIM venne istituito per ordine di Ester, regina di un regno non ebraico, seconda consorte del re di Persia Ahashverosh, e da lei stabilito per essere celebrato il 14 del mese di Adar per commemorare le lotte contro la persecuzione dei Giudei e la sopravvivenza del popolo ebraico contrariamente al decreto di Haman nell’Impero di Persia circa 2500 anni fa dopo la distruzione del primo Tempio.
Secondo le usanze della ricorrenza religiosa in tutte le comunità ebraiche del mondo è stato letto il Libro di Ester (Megillàt Ester) e sono state allestite delle recite che hanno visto coinvolti i giovani nei ruoli dei personaggi storici.
Il Rotolo di Ester narra della salvezza del popolo Ebraico dallo sterminio voluto da Haman, ministro del re di Persia, che mette in scena da un lato i Giudei vaganti per le 127 provincie dell’Impero di Persia e il Sovrano di quell’Impero, il potente Assuero con i suoi cortigiani, conosciuto nella storia (probabilmente) sotto il nome di Artaxerse I°, figlio di Dario (486-465).
Secondo il Midrash, Vashti, la prima consorte del Sovrano, per aver rivendicato la propria discendenza dalla dinastia reale babilonese di Nabuccodonosor e rifiutato l’ordine del marito Ahashverosh di presentarsi ai commensali tutta nuda e con la sola corona in testa, suscitò il furore del re suo sposo tanto da decidere di condannarla a morte, nello stato di totale ubriachezza.
Il Libro di Ester prosegue con la notizia che “quelli che stavano al servizio del re” suggerirono di chiamare da tutto il vasto regno “fanciulle vergini e belle d’aspetto” da radunare nella residenza reale di Susa. A Susa c’era anche un popolo umiliato e sofferente: i Giudei della deportazione. Si trovavano lungi dalla loro patria, senza ormai né tempio, ne sacrifici, né re, né unità nazionale. Non avevano preso la risoluzione di risalire al paese dei loro padri (Esdra 1:3) tal ché sembrava che l’Eterno (HaShem) li avesse completamente dimenticati e abbandonati.
Ma alla porta del palazzo c’era Mardocheo, un israelita della tribù di Beniamino. Egli aveva preso con sé la sua giovane nipote Ester, orfana, vegliando su di lei con dedizione e facendola diventare la candidata prescelta dal re alla successione di Vashti.
Nel personaggio di Haman l’Agaghita, uomo autoritario e di influenza seducente sul re Ahashverosh, si svela un membro della famiglia regale di Amalek. Dinanzi ad un tal uomo, l’eroe ebreo Mardocheo «Grande… amato dalla moltitudine dei suoi fratelli, cercò il bene… parlò per la pace…» (vers. 3) non poteva di certo inchinarsi. Non aveva forse Dio dichiarato solennemente fin dal principio della traversata del deserto che «L’Eterno farà guerra ad Amalek di generazione in generazione» (Esodo 17:16) ammonendo più tardi: «Ricordati di ciò che ti fece Amalek… non te ne scordare» (Deuteronomio 25:17 a 19).
Il giorno 13 del mese d’Adar, che avrebbe dovuto segnare per sempre il massacro e la sparizione d’Israele, è diventato invece quello del suo trionfo e dell’annientamento dei suoi nemici.
Al di là dello sfondo storico della narrazione, che con il secondo decreto di Ahashverosh, per volere di Ester, concedeva agli Ebrei il diritto alla difesa nelle azioni di sterminio, e la loro vittoria sul nemico, vi è un significato molto più profondo della Festa del Purim.
Bisogna riconoscere che sono stati i discendenti della famiglia di re Saul (e non un discendente di re David) a guidare in quei giorni, con successo, la lotta per la salvezza del Monoteismo e del popolo Ebraico.
Quando si deve lottare per la salvezza di una comunità condannata per decreto del nemico, e con un mezzo o un altro è possibile salvarne una parte, i suoi dirigenti hanno il dovere di raccogliere tutte le loro forze spirituali al fine di salvare quella parte. Se poi, come nel caso di Ester e Mardocheo, viene salvata tutta la comunità si può solo parlare di grandi meriti. Gli Ebrei erano comunque sudditi del re pagano Ahashverosh e la loro salvezza era stata ottenuta con la morte di molti nemici.
Ester e Mardocheo, personaggi chiave della vicenda nonché archetipi dell’identità ebraica in diaspora, in lotta contro il primo antisemitismo della storia, hanno salvato tutta la comunità ebraica e il Monoteismo, evitando scrupolosamente al contempo di violare il Comandamento NON NOMINARE IL NOME DI D’O INVANO.
È questo il motivo per cui nel Libro di Ester non viene mai menzionato il NOME DI D’O, e la vera ragione alle tendenze contrarie nell’includere il Libro di Ester nel Canone Biblico.
Con la Festa del Purim di anno in anno si ricorda la grande liberazione di cui il popolo ebraico è stato l’oggetto, commemorata come festa del contrappasso delle sorti, della redenzione e del risarcimento morale e storico.
“Anokhì aster astir panai”- quel giorno Io nasconderò il mio volto: questa espressione biblica rende la FESTA Di PURIM unica nel suo genere, insegnandoci che anche nei momenti in cui non ‘vediamo’ il volto del Signore ed esso ci ‘oscura’ la sua influenza, il destino, per suo mezzo, è posto nelle mani dell’uomo, che con la sua rettitudine può altresì compiere grandi ‘miracoli’ trasformando le ombre in luce.

guestauthor Autore
Sorry! The Author has not filled his profile.

Lascia un commento

Ti potrebbe anche interessare...

Il Libro

La linea della fertilità

Annunci