San Giovanni Decollato tra Martoglio, Castiglia e Capodici.

Avete mai provato a leggere un testo teatrale, uno che vi piace tanto; di Shakespeare, di Pirandello, di Eduardo De Filippo, Cechov? Provateci. Di sicuro proverete piacere nella lettura, ma pagina dopo pagina vi resterà un retrogusto di delusione. Vi troverete significative differenze con lo spettacolo che avete visto a teatro, le battute non avranno quel “sapore” che tanto vi è piaciuto, le atmosfere si sono smarrite; le note sulle scene le sorvolerete quasi a piè pari e la mancanza di ritmo, vi farà apparire l’intera lettura, per tre quarti, noiosa. Succede anche alle più grandi opere: Giulio Cesare, I sei personaggi, Filumena Marturano, Il giardino dei ciliegi e così via.

Non fa eccezione il capolavoro di un maestro inarrivabile della nostra bella lingua siciliana e della drammaturgia “mondiale” come il San Giovanni Decollato di Nino Martoglio.

Ad esso è toccato la stessa sorte di tutti i capolavori; ogni interprete, ogni regista, ogni scenografo ha tolto, aggiunto, modificato, stravolto battute e sensi dell’intera trama a secondo delle proprie sensibilità e di quelle del pubblico a cui la rappresentazione era diretta: ogni volta con un risultato differente e, qualche volta, addirittura migliorativo rispetto all’ordito originale dell’autore medesimo.

Nel caso in specie, le versioni di Giovanni Grasso, Angelo Musco, Totò, Turi Ferro, Carlo Mangiù (e ci fermiamo qui per non appesantire la lettura) costituiscono vere e proprie riscritture di notevole qualità artistica, spesso care allo spettatore, il quale guarda sempre con diffidenza alle nuove versioni che altri “temerari” mettono in scena sfidando gli inevitabili, crudeli paragoni con i Maestri che l’hanno preceduto.

E’ quello che, pressappoco, è successo l’altra sera al rinnovato Teatro Angelo Musco a Catania, diretto da Francesca Ferro, con la versione del San Giovanni decollato firmata da  Antonello Capodici.

Nelle vesti di Mastr’Austinu Miciaciu un beniamino del pubblico catanese:  Giuseppe Castiglia accompagnato in scena da Carmela Buffa Calleo, Elisa Franco, Turi Giordano, Alberto Abbadessa, Maria Chiara Pappalardo, Giovanni Maugeri, Gianni Fontanarosa, Rebecca Testai e alla fisarmonica Pietro Galvagna, mentre le scene erano firmate da Salvo Manciagli.

“Mastro Agostino Miciacio – racconta Castiglia – è il classico vicino di casa che nessuno vorrebbe avere accanto, rumoroso, irascibile, litigioso, un disturbatore seriale, vittima di se stesso, che imputa i motivi delle sue frustrazioni e dei suoi fallimenti a chiunque gli stia intorno, dalla moglie alla figlia, ai vicini del cortile. Appare come un fanatico integralista cattolico ma in realtà altro non è che un “devoto a convenienza” e per di più non di un Santo, bensì dell’immagine di quest’ultimo che erge ad oracolo, a cui è disposto a offrire canti e sacrifici, al solo scopo di ottenere quello che lui definisce miracolo ma che in realtà è più vicino ad una pratica voodoo o addirittura alla magia nera”.

“Affidiamo alla catanesità di Giuseppe Castiglia, alla sua vis comica, alla sua ironia, al suo talento istrionico, alla sua “liscìa” – spiega il regista Capodici – il compito di accogliere e riabbracciare il pubblico siciliano in uno spettacolo che ha avuto anche i contorni della festa. Una festa doppia: la riapertura del teatro cittadino più importante e il ritorno alle sale dopo la pandemia. “San Giovanni Decollato” è una commedia molto comica, molto cara al pubblico teatrale, legata a nomi illustri e leggendari delle scene, primo fra tutti proprio Angelo Musco”.

Diciamo subito ai nostri lettori che l’operazione è riuscita! Il rischio è stato notevole.

Il rischio era quello di vedere Castiglia e di non scorgere Mastro Agostino: e invece si sono visti tutti e due; e senza confliggere!

La corrusca potenza di Castiglia s’è ben sposata con la sorniona, rassegnata intelligenza di un vinto per definizione (Mastr’Austinu), soggiogato dalla moglie Gna Lona (interpretata dalla eroica Elisa Franco, costretta a divorare sul serio, in diretta, pietanze su pietanze), dalla figlia Serafina (Maria Chiara Pappalarlo), da una beffarda società che non lo capisce e da un San Giovanni Battista sordo e decollato.

Esilarante e ben reso è stato il cammeo di insuperata, eterna ilarità del Rosarium Interruptus fra i consuoceri  Turi Giordano, massaru Caloriu e Carmela Buffa Calleo, massara Pruurenzia.

Il resto l’ha fatto la simpatia di tutti gli interpreti e il pubblico che, coinvolto, ha interagito, entusiasta e benevolo, con un Castiglia naturalmente insofferente della ristrettezza del palcoscenico foss’anche largo quanto un campo di calcio.

Ma il pregio più grande di questo rinnovato “San Giovanni decollato” è stata la regia di Antonello Capodici che come fa un bravo direttore d’orchestra ha tenuto insieme, in armonia, esaltandole, le varie componenti dello spettacolo davvero difficili da comporre: l’attualizzazione del testo, i cambi di scena, l’ordito drammaturgico e il pericolo di un Castiglia assorbente che, sebbene ha portato se stesso nel personaggio, è stato capace di non snaturarlo e di renderlo un manufatto davvero ben fatto; esportabile.

Dopo “San Giovanni Decollato”, dal 18 al 23 gennaio 2022 Capodici dirigerà Gino Astorina ne “L’eredità dello zio canonico” di Antonino Russo Giusti. Poi sarà il turno di Sergio Vespertino ne “Il vendicatore” di Francesco Lanza (dal 29 marzo al 3 aprile 2022). Infine, Nadia De Luca e Rosario Minardi saranno i protagonisti di “Storia di una Capinera” di Giovanni Verga, scritto e diretto da Minardi (dal 17 al 22 maggio 2022).

 

 

 

Matteo Licari Autore
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