Salvo Saitta, “Malato Immaginario” all’ Angelo Musco

Con “Il Malato Immaginario“, si è  conclusa la brillante  rassegna della stagione appena trascorsa del Teatro dei Saitta che con il suo cartellone variegato ha divertito ed intrattenuto il pubblico catanese e non solo. Le sorelle Scipione, Il Berretto a sonagli, Alta Infedeltà, Oscar un marito per due, Occhio al buco della serratura che ha sancito per Eduardo il traguardo anagrafico dei quarant’anni. Pronto il nuovo cartellone che ha già nella destinazione logistica una prima novità: ovvero, il trasferimento al Teatro ABC, appena dietro le spalle del Musco.

La nuova rassegna si compone di sei spettacoli e contiene due lavori dello stesso direttore artistico (Segreti di Famiglia e Generazioni a confronto); due opere di Nino Martoglio (L’altalena – che de inaugurerà la prossima stagione – e Lu matrimoniu ‘ntra la civita); un altro testo di Moliere rielaborato in dialetto siciliano (Le furberie di Scapino) ed uno di Molise (Sposato senza figli).

Dunque la famiglia del Teatro dei Saitta si è congedata con un brillante ed interessante “restyling” de “Il  Malato Immaginario” di Moliere operato da Eduardo Saitta; due atti di cui, il primo mantiene i tempi narranti assai più lenti, esattamente come nell’originale, presentando Argante  (Salvo Saitta) in eterna veste da camera sopra la camicia da notte, nell’ esercizio dei suoi passatempi consueti, ovvero leggere ed ordinare le ricette inviategli dal farmacista con annessi messaggi intrisi di cortesia. Argante, sottomesso dalla paura di essere malato,  vive un’esistenza confinata a casa, privandosi di uscire per paura dei contagi. Egli sospira su questa sua condizione; la esprime filosofeggiando sulle ragioni che inducono un medico, un farmacista ad incoraggiare il paziente nello stabilizzarsi all’interno dei propri sintomi, acquisendo ed acquistando tutti i rimedi conosciuti ed improvvisati. Argante è sposato in seconde nozze con Billonia (Fiorella Tomaselli) ed ha una figlia nata dal primo matrimonio, Angelica (Sara Putrino) che Billonia vorrebbe si facesse monaca, nella speranza di restare l’unica a gestire il patrimonio del marito, quest’ultimo talmente concentrato sui sintomi dei suoi vari malesseri da non accorgersi che la consorte si compiace della compagnia di altri uomini.

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Il secondo atto è in qualche maniera il momento di verifica delle iniziative prese da Argante relativamente alla scelta del marito per la figlia Angelica, disorientata in verità ma rassicurata da Tanina (Katy Saitta)  che scivola con attenzione nell’ombra del padrone di casa e della di lui moglie, controllandone i movimenti. Angelica è innamorata di Cleante (Damiano De Melio), ma il padre per lei ha scelto per un matrimonio pianificato, Tommaso Diaforetico (Alberto Gandolfo), figlio di Diaforetico medico (Aldo Mangiù) e a sua volta studente in medicina, “così” – dice lui – “il medico, imparentato col farmacista, sarà sempre a mia disposizione, praticamente in casa”. Figlio viziato, tenuto in grande e sciagurata considerazione dal padre che si presta a formare un altro medico con scadente capacità di prestare attenzione alla semeiotica, piuttosto incline alle sbruffonerie tirate opportunamente in ballo per compiacere gli astanti.

A questo punto, vorrei soffermarmi sullo sviluppo della seconda parte della commedia, rimaneggiata da Eduardo Saitta, la cui impronta, che chi lo segue e lo conosce come autore, oltre che come attore,  intuisce immediatamente sia nella traccia dei personaggi che nelle trovate adoperate per rendere memorabili alcuni momenti. Diaforetico figlio e la trovata della lira, sono entrambi autentici momenti che depongono a favore del bisogno di introdurre novità all’interno di un classico, avendo cura di non disfarsi dell’impianto originale. Eduardo Saitta, notoriamente generoso con gli attori, ha riscritto per Alberto Gandolfo un ruolo buffo, lasciandolo libero di declinarlo nel modo più comodo. Risultato ampio ed esilarante. Bravissimo l’attore che assume postura e modi da bamboccione un po’ scimmia, costruito ad arte per esprimersi nel modo più falso possibile in ogni situazione. Assecondato pure nello studio di una lira, anzi due! Nella meritata luce anche Sara Putrino, Angelica, delicata ed educata figlia; e Damiano De Melio che interpreta Cleante, costretto ad inventarsi di tutto nell’estremo tentativo di sposare la giovane figlia di Argante. Aldo Mangiù è la presenza ricorrente e rassicurante che fa piacere a tutti incontrare nei lavori del Teatro dei Saitta.

Tanina, la governante (Katy Saitta) è la spalla indispensabile nella commedia brillante, il personaggio in contrasto col protagonista, personaggio “di rottura”, colei che fintamente complice del braccio forte della famiglia, creerà il movimento necessario sia per esaltare i toni discorsivi che per creare quel dinamismo indispensabile per trattenere l’attenzione dello spettatore. L’attrice, magnifica nel prendere posto accanto ad Argante (Salvo Saitta) ed insinuare sottilmente nel cuore del malato immaginario quel piccolo sospetto che genererà poi il lieto epilogo della vicenda. Palesemente ago della bilancia nella vicenda come sul palcoscenico: lei e lo zio compongono un duo di eccezionale vigore scenico e recitativo.

       

“Il Malato immaginario”, nato come una comediè-ballet in tre atti, venne rappresentato per la prima volta a Palais-Royal (Parigi) il 10 Febbraio 1673; sette giorni dopo, Moliere che rivestiva il ruolo del protagonista, a rappresentazione completata, morì. Commedia ironica e con risvolti tristi, segnala una classe medica fin troppo incline al compiacimento verso il malato e le sue insicurezze che si traducono in giri d’affari in cui certi medici e farmacisti hanno la meglio.

“Argante, io non ho alcuna intenzione di combattere la medicina, volevo solo farvi ragionare. Per divertirvi, dovreste vedere qualche commedia che Molière ha scritto sull’argomento.”

Argante risponde, infastidito: “Il vostro Molière, con tutte le sue commedie non è altro che un impertinente. Se fossi medico, mi vendicherei bene bene… potrebbe agitarsi e urlare fin che vuole, non gli prescriverei il minimo salasso, il minimo clistere, e gli direi: «Crepa, crepa! ».”

Inventore assoluto della commedia francese, attraverso le sue farse passava vere e proprie denunce avverso i grotteschi ed ipocriti atteggiamenti della borghesia; lascia un testamento triste ed ironico al tempo stesso, prendendo se stesso in giro, forse in un estremo tentativo di sottovalutare la morte che di lì a poco sarebbe sopraggiunta.

      

TEATRO ANGELO MUSCO – CATANIA
IL MALATO IMMAGINARIO
di Molière (adattamento in siciliano di Eduardo Saitta)
con Katy Saitta, Aldo Mangiù, Fiorella Tomaselli, Sara Putrino, Damiano De Melio, Alberto Gandolfo.

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